Investire in bond indiani: un’opportunità da non perdere secondo Invesco

Nicola D’Antuono

22 Maggio 2015 - 06:31

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L’India potrebbe diventare un mercato obbligazionario sempre più attraente per gli investitori mondiali, grazie anche all’ingresso negli indici di Jp Morgan

Sui mercati emergenti sta tornando l’appeal per il reddito fisso denominato in valuta locale, dopo che nei mesi scorsi erano avvenute pericolose battute d’arresto a causa soprattutto della decisione della Federal Reserve di interrompere il programma di quantitative easing dopo anni di immissioni di liquidità a basso costo. I paesi più dipendenti dalla “droga monetaria” della FED hanno visto le proprie valute colare a picco, in certi casi sui valori più bassi di sempre. Tra questi figura anche l’India, che comunque è riuscita a ritrovarsi grazie all’avvento sulla scena politica di Modi.

Negli ultimi mesi la borsa di Mumbay ha corso tantissimo e anche la rupia indiana ha registrato un buon andamento. Secondo Sujoy Das, responsabile fixed income in India per Invesco, è giunta lora di accumulare bond indiani in portafoglio grazie a un mix di fattori economico-finanziari vincenti nel medio-lungo periodo: stabilità della valuta, rendimenti elevati e inflazione contenuta.

Se a inizio 2014 il tasso di inflazione in India era al 15%, oggi si viaggia intorno al 5,4%, con la Reserve Bank of India pronta a pilotarla verso il target del 4% entro il 2016. Il rendimento del titolo governativo indiano a 10 anni si aggira intorno all’8%, con i tassi di interesse centrali attesi al 5% dall’attuale livello del 7,5%. Secondo l’esperto di Invesco, intervistato da Plus24 de Il Sole-24 Ore, il bond indiano regalerà enormi guadagni in conto capitale in vista di un robusto restringimento dello spread con i titoli occidentali.

Il mercato obbligazionario indiano vale oggi 1,1 trilioni di dollari, ma con l’imminente ingresso nell’indice di Jp Morgan sono attesi enormi flussi di denaro in entrata. Inoltre la rupia è attesa stabile da qui a fine 2016 poco sopra 64 contro dollaro, come sottolineato dagli analisti valutari di Morgan Stanley in un recente report. Secondo Sujoy Das della Invesco, i rischi maggiori per gli investitori risiedono in un dietrofront del governo nella politica di consolidamento fiscale, che dovrebbe portare il deficit al 3% del pil dal 4%.

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