L’analisi di Mauro Valle, Head of Fixed Income di Generali Asset Management. Fino anche punto BTP & Co. sono ostaggio dei prezzi del petrolio?
Come posizionarsi sui BTP e sugli altri Titoli di Stato dell’area euro, con la crisi del Golfo in corso, e in una situazione in cui chiaramente il timore per l’accendersi dell’inflazione e dunque di tassi più alti è tornato a infiammare i rendimenti dei bond un po’ ovunque?
BTP e bond euro, Generali Asset Management conferma la propria fiducia anche con fattore Iran
Nella nota “Crisi Golfo, impatto su inflazione e bond governativi” Mauro Valle, Head of Fixed Income di Generali Asset Management, ha ribadito la propria fiducia nei BTP, così come anche, in generale, nei confronti dei bond dell’UE e dell’area euro, menzionando anche il debito della Spagna e della Grecia.
“La strategia d’investimento continua a privilegiare una posizione lunga sui BTP, insieme a un’esposizione lunga su Spagna, titoli dell’UE e Grecia, ritenendo che la guerra in Iran non stia incidendo in misura significativa sugli spread sovrani europei oltre la normale volatilità di mercato. Manteniamo una visione costruttiva sul credito EUR Investment Grade, e la prima reazione degli spread alle notizie geopolitiche globali è risultata piuttosto contenuta. In uno scenario di conflitto regionale e di durata limitata, gli spread potrebbero subire solo un moderato allargamento”.
Di fatto, è vero che ieri lo spread BTP-Bund a 10 anni si è allargato, tornando a salire a quota 70 punti base, a fronte del balzo dei rendimenti dei BTP a 10 anni, di circa 12 punti base, che è stato superiore rispetto al rialzo riportato dai rendimenti dei Bund tedeschi.
Tuttavia, già oggi lo spread torna a scendere, bucando la soglia psicologica di 70 punti base e viaggiando attorno a quota 68.
Certo, Mauro Valle non esclude “uno scenario più negativo”, che potrebbe palesarsi nel caso in cui si presentasse “un rallentamento della crescita economica e un livello di inflazione più elevato ”.
In questo caso, la situazione potrebbe farsi più complicata per il credito, “considerando che un posizionamento lungo sul comparto è probabilmente una view ampiamente condivisa dal mercato ”.
Ma per ora le idee sono chiare: “ La nostra strategia consiste nel mantenere la posizione lunga, aumentare la selettività tra emittenti e settori e preservare una duration complessivamente lunga come potenziale copertura in caso di maggiore volatilità degli spread”.
BTP e Titoli di Stato ostaggio di petrolio e gas? La paura più inflazione-tassi BCE più alti
Il responsabile della divisione del reddito fisso di Generali Asset Management riflette nella sua nota sul rischio, per i Titoli di Stato dell’area euro, rappresentato da una inflazione in accelerazione, a causa dell’impatto della fiammata dei prezzi del gas naturale.
Tra l’altro, ha ricordato Valle, “ il Qatar ha interrotto la produzione di GNL a Ras Laffan – il più grande hub di esportazione al mondo – dopo un attacco con droni iraniani, provocando un aumento del 40% dei prezzi europei del gas, il maggiore dal 2022”.
Proprio il timore che il boom dei prezzi del petrolio e del gas finisca per far salire l’inflazione dell’Eurozona molto oltre i desiderata della BCE di Christine Lagarde ha fatto impennare ieri i rendimenti dei bond europei, che hanno prezzato la minaccia del ritorno dei rialzi dei tassi di interesse.
Tuttavia, secondo l’esperto, “se i prezzi dell’energia dovessero stabilizzarsi sugli attuali livelli, l’impatto sull’inflazione europea potrebbe rimanere contenuto, senza compromettere uno scenario complessivamente buono”.
Ovviamente, “diverso sarebbe lo scenario in caso di conflitto prolungato e ulteriore rialzo di petrolio e gas ”.
Dunque? “Per ora l’impatto principale riguarda i timori inflazionistici, con i tassi che si muovono di conseguenza in un contesto di irripidimento ribassista della curva dei rendimenti. Se dovessero emergere preoccupazioni sulla crescita, accompagnate da pressioni negative sugli asset rischiosi, i rendimenti del Bund potrebbero muoversi al ribasso ”.
“Ma i rendimenti potrebbero anche scendere sensibilmente con marcato aumento avversione al rischio”
Valle non esclude che anche i rendimenti dei Treasury USA finiscano per scendere, a fronte dunque dei buy sui bond, in un clima di avversione al rischio che potrebbe favorire l’esposizione in generale verso i Titoli di Stato.
Così, in generale:
“Il mercato sta cercando di valutare quanto dureranno le operazioni statunitensi e se il conflitto rimarrà circoscritto a livello regionale o si estenderà ulteriormente, segnalando un periodo più lungo di instabilità, con possibili ripercussioni sulle prospettive di crescita globale e sui prezzi dell’energia. Nello scenario più favorevole, caratterizzato da un conflitto breve e circoscritto a livello regionale, i tassi USA intorno al 4% rappresenterebbero un livello neutrale. Tuttavia, in presenza di un marcato aumento dell’avversione al rischio, i rendimenti potrebbero scendere sensibilmente”.
Cosa fanno oggi BTP e spread
Nel frattempo, dopo il forte balzo di ieri, i rendimenti dei BTP e di altri Titoli di Stato dell’Eurozona non riportano oggi grandi variazioni, a conferma di come la tensione sul mercato dei bond dell’area euro si sia stemperata.
Fatto sta che l’aumento dei rendimenti dei BTP superiore a quello dei Bund ha avuto inevitabilmente riflessi sullo spread BTP-Bund.
Oggi i rendimenti dei BTP a 10 anni arretrano di 1 punto base al 3,44%, mentre i rendimenti dei Bund a stessa scadenza rimangono fermi al 2,75%.
Lo spread BTP-Bund continua di conseguenza a viaggiare poco al di sotto della soglia di 70 punti base.
Il 25 febbraio scorso, poco prima che esplodesse il disastro geopolitico, il differenziale tra i rendimenti dei BTP e quelli dei Bund a 10 anni viaggiava a quota 60 punti base, a fronte di rendimenti dei BTP al 3,31%, rispetto agli attuali 3,44% e ai 3,47% di ieri.
Il trend a un anno dei rendimenti dei BTP rimane negativo, pari a -17 punti base, a fronte dei rendimenti dei BTP che viaggiano a un valore superiore di 26 punti base rispetto allo stesso periodo del 2025. Attenzione però per l’Italia di Meloni alle notizie poco promettenti che riguardano i BTP. La minaccia non è rappresentata, infatti, ’soltanto’ dall’inflazione.
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