Dopo aver analizzato le opportunità che si stanno aprendo sul mercato azionario per chi, come me, non crede che la guerra USA-Iran sia duratura, oggi parliamo di mercati obbligazionari, in generale, e di BTP, in particolare. Alle 10 di stamane 3 marzo vedo sul terminale il 10y italiano al 3,45%, il 10y USA al 4,10% e il Bund 10y al 2,77%, quasi +15 cents di rialzo in pochi giorni, dal 26 febbraio ad oggi. Bene così.
Fra poco si potrà iniziare a comprare sulla curva italiana, e di seguito vedremo tramite quali BTP.
Lo scenario attuale, nelle noiose e lugubri previsioni lugubri di molti analisti, è sempre lo stesso in queste situazioni. Nel bel mezzo di una tempesta geopolitica, la narrazione dominante è infatti questa: la guerra spinge il petrolio, il petrolio spinge l’inflazione e l’inflazione costringe le banche centrali a tenere i tassi «più alti per più tempo», soffocando la crescita.
È uno schema logico, lineare, facile da digerire, ma che spesso ignora le dinamiche profonde del mercato del credito. Se guardiamo oltre il fumo delle dichiarazioni ufficiali dei gestori di fondi, emerge una realtà diversa: lo «spauracchio» del rialzo dei tassi potrebbe essere vicino al suo capolinea, offrendo una delle basi più solide per la prossima gamba rialzista dei prezzi dei bond nei mercati del reddito fisso.
L’impatto della geopolitica sul mercato obbligazionario
La geopolitica attuale può ,nel peggiore dei casi, indurre una deflazione «nascosta»? Forse sì.
Mentre molti temono che il conflitto USA-Iran sia inflattivo, gli investitori più smaliziati sanno che le crisi geopolitiche hanno spesso un effetto secondario: la distruzione della fiducia dei consumatori e il rallentamento della spesa discrezionale.
È di oggi la notizia di Reuters secondo cui in USA la benzina ha superato i 3 dollari a gallone alla pompa e si avvia verso i 3 dollari e 25 cents. Questo potrebbe avere un impatto negativo sui consumi perché si traduce in una pressione deflattiva naturale. Se le famiglie iniziano a risparmiare per timore del futuro, la domanda aggregata scende.
In questo contesto, le banche centrali – Fed in testa – si trovano in una posizione delicata. Non possono permettersi di alzare i tassi in modo aggressivo mentre l’economia reale mostra segnali di irrigidimento dovuti all’incertezza bellica. Come suggerito indirettamente nelle analisi di Reuters, il mercato è «stanco» proprio perché ha già scontato lo scenario peggiore. Ma cosa succede quando lo scenario peggiore non si avvera? Succede che i tassi d’interesse, invece di salire, iniziano a stabilizzarsi o addirittura a scendere, nella percezione che il peggio sia passato.
Il fattore petrolio e la realtà dei dati sulle scorte
Il legame tra petrolio e tassi d’interesse è il perno su cui ruota il pessimismo attuale. L’idea è: greggio caro uguale inflazione fuori controllo. Tuttavia, torniamo al dato fondamentale del report IEA di febbraio 2026: le scorte globali sono in aumento. La capacità di stoccaggio è ai massimi e la produzione non-OPEC sta inondando il mercato.
Questo surplus strutturale agirà come un calmiere, dopo che i venti della speculazione si saranno calmati.. Se il prezzo del petrolio non riesce a mantenere i picchi speculativi attuali a causa dell’abbondanza di offerta, l’inflazione energetica evaporerà molto più velocemente di quanto i «falchi» delle banche centrali prevedano.
Senza la spinta dei costi energetici, le ipotesi di tassi al rialzo delle banche centrali crolla miseramente. Steve Eisman, in una intervista alla CNBC, aveva ragione a restare ottimista: se l’inflazione non «morde» a causa di un mercato petrolifero ben rifornito, le autorità monetarie avranno le mani libere per tagliare i tassi durante questo inverno prossimo, quando il polverone della guerra si sarà posata, innescando un rally dei prezzi del Treasury, del Bund o del nostro BTP, una sorta di rally “di sollievo” che potrebbe essere rapidissimo.
Tenete anche conto del fatto che Trump non ha nessun interesse a far durare la guerra più di quattro settimane, come lui ha già detto, perché i prezzi della benzina al rialzo in USA, verso quota 3.5 dollari a gallone, sarebbero molto “fastidiosi” per il consumatore medio americano e, in vista delle elezioni mid-term, punirebbero ancora di più il partito repubblicano e la popolarità del Presidente.
Un narcisista come Trump questo non lo potrebbe mai permettere. La guerra quindi durerà poco, forse un mese o un mese e mezzo, ma non di più. Oltre i due mesi il pericolo di una sconfitta politica a novembre per Trump diverrebbe grande come un macigno.
Cosa fare con i BTP?
Parliamo quindi di strategie concrete per il risparmiatore italiano che ha una visione di lungo termine e non ha impegni o esigenze immediate da finanziare. Aspettate un altro piccolo scossone al rialzo dei rendimenti e ci sono occasioni da monitorare sul nostro mercato governativo.
Oggi 3 marzo, alle 10 di mattina, vedo 5 BTP che mi interessano particolarmente e che hanno già subito quasi 15 cents di rialzo di rendimento in soli 7 giorni:
| TITOLO | PREZZO | RENDIMENTO LORDO A SCADENZA |
|---|---|---|
| BTP 4.30% 2054 | 100.50 | 4.30% |
| BTP 4.50% 2053 | 104 | 4.30% |
| BTP 4.65% 2055 | 105.80 | 4.32% |
| BTP 4.45% 2043 | 106.20 | 4.00% |
| BTP 3.45% 2036 | 100.30 | 3.45% |
Dopo che il decennale italiano dal 26 febbraio a oggi ha fatto questo rialzo dei rendimenti, ipotizziamo che il punto di ingresso sia un ulteriore rialzo di 10 cents dei rendimenti sul tratto di curva lunga ed extralunga. E osserviamo a quali prezzi i nostri BTP diventano appetibili all’acquisto. Ad esempio per costruirsi una rendita o semplicemente per posizionarsi in anticipo su un probabile futuro rally dei bond, quando Trump dichiarerà gli attacchi conclusi.
Se aumento di 10 cents i rendimenti dei BTP di cui sopra ottengo i nuovi prezzi di acquisto:
| TITOLO | PREZZO | RENDIMENTO LORDO A SCADENZA |
| BTP 4.30% 2054 | 99.20 | 4.40% |
| BTP 4.50% 2053 | 102.30 | 4.40% |
| BTP 4.65% 2055 | 104.80 | 4.40% |
| BTP 4.45% 2043 | 104.80 | 4.10% |
| BTP 3.45% 2036 | 99.40 | 3.55% |
Questi prezzi di ingresso sono dei punti interessanti per iniziare a comprare. Potrebbe anche accadere che, dopo aver comprato, la volatilità continui e i prezzi possano ancora scendere (e i rendimenti salire ancora di più). Consiglio quindi di non comprare tutto l’importo che vi siete prefissati subito, al raggiungimento dei livelli di cui sopra, ma di dosare lentamente gli acquisti se i prezzi dovessero scendere ancora.
Attenzione: comprare un 30 anni o un 10 anni, come detto precedentemente, non si addice a chi deve far fronte a necessità impellenti a breve termine (per esempio l’acquisto di una casa). A costoro è dedicata al massimo una strategia basata su BOT o titoli comunque non oltre i 2 anni di durata. La strategia contenuta in queste pagine si addice ad un investitore con portafogli obbligazionario ampio e ben diversificato che ama cogliere le opportunità quando queste si presentano e che può disporre di liquidità da investire senza preoccuparsi del breve termine..
Non lasciatevi spaventare dai titoli sui «tassi d’interesse alle stelle». Il mercato sta preparando il terreno per una svolta. Mentre la massa vende per paura del costo del denaro, l’investitore intelligente accumula, sapendo che il vero rischio non è il tasso d’interesse, ma l’essere fuori dal mercato quando la musica cambierà ritmo.
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