Coronavirus: meno tutele per neoassunti, colf e badanti nel DL Cura Italia

Coronavirus: meno tutele per neoassunti, colf e badanti nel DL Cura Italia rispetto agli altri lavoratori. Vediamo perché e cosa prevede il testo ufficiale in attesa dei decreti attuativi.

Coronavirus: meno tutele per neoassunti, colf e badanti nel DL Cura Italia

Coronavirus: meno tutele per neoassunti, colf e badanti nel DL Cura Italia o almeno ci sono ma non bastano e a volte si crea un po’ di confusione.

I neoassunti, i lavoratori che hanno iniziato a lavorare dopo il 23 febbraio 2020, seppur il tempo è breve, sembrano esclusi da qualsiasi tipologia di ammortizzatore sociale. Non solo ai datori di lavoro di colf e badanti, che in Italia sono moltissime alle dipendenze dell famiglie, è preclusa la cassa integrazione in deroga prevista dall’articolo 22 del decreto Cura Italia.

Una platea molto vasta per la quale è stato pensato il reddito di ultima istanza, ma che rischia di essere insufficiente.

Ovviamente facciamo delle ipotesi dal momento che a partire dall’entrata in vigore del decreto Cura Italia del 17 marzo dovranno essere emanati i decreti attuativi dai vari ministeri entro 30 giorni per le misure a sostegno di famiglie, lavoratori, imprese.

Vediamo perché, stando a quanto prevede allo stato attuale il decreto Cura Italia non prevede reali tutele per neoassunti, colf e badanti.

Coronavirus: per i neoassunti nessun ammortizzatore sociale

Per i neoassunti il DL Cura Italia contro il coronavirus non prevede ammortizzatori sociali. Si tratta di un’anomalia, forse ingenua, che potrebbe essere risolta di seguito. Analizziamo questo aspetto prima di vedere perché a essere penalizzati nel decreto sono anche i lavoratori domestici come colf e badanti.

I neoassunti sono penalizzati se guardiamo all’articolo 19 del decreto Cura Italia, quello sulle forme di integrazione salariale e altri ammortizzatori sociali per le imprese che hanno cessato o ridotto l’attività produttiva per l’emergenza coronavirus. Al comma 1 infatti si legge che i datori di lavoro:

“possono presentare domanda di concessione del trattamento ordinario di integrazione salariale o di accesso all’assegno ordinario con causale “emergenza COVID-19”, per periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020 per una durata massima di nove settimane e comunque entro il mese di agosto 2020.”

Fin qui nulla da eccepire, ma poi al comma 8 si legge:

“I lavoratori destinatari delle norme di cui al presente articolo devono risultare alle dipendenze dei datori di lavoro richiedenti la prestazione alla data del 23 febbraio 2020 e ai lavoratori stessi non si applica la disposizione di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148”

Di conseguenza si evince che i lavoratori neoassunti tra il 24 febbraio e il 16 marzo 2020, giorno ultimo prima dell’entrata in vigore del decreto Cura Italia, possano essere esclusi dal trattamento ordinario di integrazione salariale. In questo caso si potrebbe per questi lavoratori procedere al licenziamento per motivi economici (giustificato motivo oggettivo) seppur interdetto dall’articolo 46 del medesimo decreto.

Non solo, i neoassunti sono esclusi anche dall’articolo 22 per la cassa integrazione in deroga dove al comma 3 si legge:

“Il trattamento di cui al presente articolo è riconosciuto nel limite massimo di 3.293,2 milioni di euro per l’anno 2020, a decorrere dal 23 febbraio 2020 e limitatamente ai dipendenti già in forza alla medesima data.”

Una modifica a questa limitazione potrebbe poi essere apportata in seguito qualora lo si ritenga necessario nel momento in cui vi sarà una conversione in legge. Ci sono moltissime realtà che anche se penalizzate stanno continuando a lavorare. In merito all’ultimo articolo che abbiamo analizzato, quello sulla cassa integrazione in deroga, vediamo come anche colf e badanti abbiano meno tutele nel decreto Cura Italia.

Coronavirus: per colf e badanti meno tutele

Per colf e badanti, come anche per i neoassunti, sono minori le tutele nel decreto Cura Italia. Una platea grandissima di lavoratori domestici, almeno 2 milioni cui sono comprese anche le baby sitter, esclusi da quel famoso articolo 22 del decreto cura Italia; per loro solo il grande calderone del reddito di ultima istanza cui sono confinati anche i liberi professionisti altri penalizzati dal decreto. Inoltre potrebbero ottenere anche il bonus di 100 euro, ma andiamo per gradi.

L’articolo 22 in esame per la cassa integrazione in deroga prevede l’esclusione dei datori di lavoro domestico che lascia pertanto un qualche dubbio anche nel sindacato di categoria. Dei due milioni di lavoratori domestici regolari, tra colf, badanti e baby sitter, sono solo poco più di 860mila quelli regolari censiti dall’INPS.

Esclusi dalla cassa integrazione i datori di lavoro domestico, colf e badanti o anche baby sitter (per queste il genitore può beneficiare del bonus di 600 euro) potrebbero godere del premio di 100 euro ai lavoratori dipendenti previsto nell’articolo 63 del medesimo decreto o anche al reddito di ultima istanza (Rui), un fondo di 300 milioni di euro cui possono accedere dipendenti e autonomi nei limiti di spesa.

In merito, in un comunicato, si è espresso il vice presidente di Assindatcolf (Associazione sindacale dei datori di lavoro domestico) Andrea Zini che ha dichiarato:

“Ora che il Decreto è stato pubblicato in Gazzetta attendiamo le indicazioni operative per capire come tecnicamente queste nuove misure si applicheranno al nostro comparto. Penso, per esempio, al Rui che potrà avere un effetto concreto solo se equivalente e alternativo in termini economici alla cassa integrazione in deroga da cui il comparto è stato escluso, e penso al Premio da 100 euro, che per i domestici dovrà essere eventualmente recuperato in fase di dichiarazione dei redditi e non in busta paga, non essendo il datore di lavoro sostituto di imposta.”

Dunque è l’incertezza della norma e una tutela non immediata che richiede maggiore chiarezza. Zini continua:

“Per questo motivo chiediamo un confronto al Governo e ai ministri competenti, affinché tutte queste misure possano davvero rappresentare un sostegno anche per i lavoratori e le tante famiglie, oltre 2,5 milioni, che anche in queste settimane di emergenza stanno continuando ad affidarsi all’aiuto di colf, badanti e baby sitter”.

Colf, badanti e baby sitter regolarmente assunte che per motivi legati all’impossibilità di lasciare la propria casa per coronavirus potranno tuttavia avere la quarantena retribuita dal momento che viene equiparata alla malattia e che non sarà a carico del datore di lavoro, ma dello Stato.

Per sapere se davvero il trattamento economico riservato a colf e badanti, come anche ai neoassunti, sarà al pari di altri lavoratori dovremmo aspettare i decreti attuativi in merito come il decreto Cura Italia chiarisce.

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