Liberi professionisti penalizzati dal DL Cura Italia. Ecco come

I liberi professionisti sono penalizzati dal DL Cura Italia in cui non vi sono misure pensate anche per gli iscritti ad albi professionali e alla gestione separata che non sia quella INPS. Vediamo come.

Liberi professionisti penalizzati dal DL Cura Italia. Ecco come

Iliberi professionisti sono i penalizzati dal DL Cura Italia contro il coronavirus. Ma come?

Per loro non sono previste delle tutele seppur titolari di partita Iva alle quali, come sappiamo, è riconosciuto il bonus di 600 euro.

In questo articolo parliamo dei liberi professionisti iscritti a ordini e casse previdenziali diverse dall’INPS che sembrano dimenticati o quasi dal DL Cura Italia il cui testo è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 17 marzo entrando ufficialmente in vigore.

Quasi perché il decreto ha anche previsto, in via residuale per alcune categorie di lavoratori, un reddito di ultima istanza, ma che tra la bozza del decreto e il testo ufficiale ha subito delle modifiche penalizzando dunque i liberi professionisti. Vediamo in che modo e quali sono le prestazioni da cui i liberi professionisti iscritti agli ordini sono esclusi.

Liberi professionisti penalizzati dal DL Cura Italia. Ecco come

Sono penalizzati i liberi professionisti dal DL Cura Italia in piena emergenza coronavirus. Come è presto detto perché i lavoratori ordinistici, vale a dire iscritti ad albi o elenchi professionali sono esclusi dai bonus per le partite Iva e tutta un’altra serie di agevolazioni previste dal testo del 17 marzo.

Il bonus infatti, se si legge l’articolo del decreto corrispondente, è riservato ai liberi professionisti, ma iscritti alla gestione separata INPS e i professionisti dai commercialisti, agli avvocati, architetti, giornalisti, sono iscritti alla gestione separata della propria cassa previdenziale di riferimento.

E anche gli architetti, come i commercialisti e gli avvocati e coloro che siano liberi professionisti iscritti a un ordine sono colpiti dall’emergenza coronavirus con l’attività ferma alla stregua, chi più chi meno, di tutti gli altri lavoratori.

Ai liberi professionisti, per esempio, è riservato l’articolo 54 del decreto circa l’attuazione del Fondo solidarietà mutui “prima casa” il cosiddetto “Fondo Gasparrini” che prevede per i prossimi 9 mesi di bloccare il mutuo sulla prima casa. Nell’articolo si legge che per essere ammessi al beneficio i lavoratori autonomi e professionisti devono autocertificare:

“di aver registrato, in un trimestre successivo al 21 febbraio 2020 ovvero nel minor lasso di tempo intercorrente tra la data della domanda e la predetta data, un calo del proprio fatturato, superiore al 33% del fatturato dell’ultimo trimestre 2019 in conseguenza della chiusura o della restrizione della propria attività operata in attuazione delle disposizioni adottate dall’autorità competente per l’emergenza coronavirus.”

Dimostrarlo, così come la norma è posta, è molto più difficile per un libero professionista iscritto a un ordine rispetto all’autonomo titolare di un negozio o attività commerciale fatta di orari di apertura, chiusura e di una determinata clientela.

Penalizzati dunque, gli aiuti per i professionisti non sono contemplati se non in un articolo del decreto, che riguarda un Fondo per il reddito di ultima istanza. Qui fanno capolino anche i liberi professionisti, ma sempre in una posizione marginale. Vediamo perché.

Ai liberi professionisti il reddito di ultima istanza o quasi

Ai liberi professionisti va il reddito di ultima istanza, o quasi. Perché davvero anche nell’articolo del DL Cura Italia in cui i liberi professionisti appaiono e ai quali viene garantita una qualche forma di tutela, questi sono messi sempre in una posizione marginale.

L’articolo in questione del decreto Cura Italia è il 44 che istituisce un Fondo di ultima istanza cui possono accedere lavoratori dipendenti e autonomi che abbiano cessato o ridotto l’attività a causa dell’emergenza epidemiologica da COVID-19.

A questi soggetti, con modalità definite in un secondo momento, è garantita un’indennità nel limite di spesa di 300 milioni di euro.

Insieme ad autonomi e dipendenti apparivano nella bozza del decreto anche i liberi professionisti iscritti a ordini ed elenchi, anche se con un limite reddituale (per tutte e tre le categorie) di 10.000 euro nel 2019. Nel decreto Cura Italia ufficiale i liberi professionisti appaiono solo alla fine nel secondo comma del suddetto articolo in cui si legge:

“con uno o più decreti del Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare entro trenta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto, sono definiti i criteri di priorità e le modalità di attribuzione dell’indennità di cui al comma 1, nonché la eventuale quota del limite di spesa di cui al comma 1 da destinare, in via eccezionale, in considerazione della situazione di emergenza epidemiologica, al sostegno del reddito dei professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria di cui ai decreti legislativi 30 giugno 1994, n. 509 e 10 febbraio 1996, n. 103”

I professionisti in questione sono proprio i “soggetti che svolgono attività autonoma di libera professione senza vincolo di subordinazione, il cui esercizio è condizionato all’iscrizione in appositi albi o elenchi. ” o che "esercitano attività libero-professionale, ancorché contemporaneamente svolgano attività di lavoro dipendente.”

Per i liberi professionisti, come si evince dal testo dell’articolo, la quota è eventuale e in via eccezionale sempre nel limite di spesa stabilito per il reddito di ultima istanza.

Molti di questi professionisti, al contrario di quanto si possa pensare, saranno penalizzati dalla situazione di blocco delle attività dovute al coronavirus. Per saperne di più dovremmo comunque aspettare i decreti attuativi in merito con la speranza che un occhio di riguardo vi sia., poi, anche per i liberi professionisti.

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