3,5 milioni di assunzioni in Italia entro il 2029. I settori e le Regioni con più lavoro, secondo i dati

Alberto De Pasquale

18/12/2025

Tra pensionamenti e boom dei servizi serviranno circa 3,5 milioni di nuovi occupati: il Nord assume di più, il Sud cresce più veloce.

3,5 milioni di assunzioni in Italia entro il 2029. I settori e le Regioni con più lavoro, secondo i dati

Serviranno soprattutto lavoratori nei settori del commercio, del turismo e della salute, ma anche della formazione e della cultura, della finanza e della consulenza. Il grosso delle assunzioni si concentrerà in Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna e Veneto, anche se le opportunità cresceranno a un ritmo più alto nelle regioni del Sud. Sarà il privato a trainare l’occupazione, ma il maggior movimento ci sarà nel pubblico (a causa del turnover dovuto ai pensionamenti).

Entro il 2029 l’Italia avrà bisogno di circa 3,5 milioni di nuovi lavoratori, ipotesi intermedia di fabbisogno occupazionale tra uno scenario positivo (3,7 milioni di lavoratori aggiuntivi) e uno negativo (3,3 milioni). Da un lato ci sarà il cosiddetto expansion demand, ossia la creazione di nuovi posti di lavoro, legata naturalmente alla crescita dell’economia; dall’altro il replacement demand, cioè la necessità di sostituire i lavoratori in uscita, soprattutto a causa del pensionamento.

Cosa dicono i dati

Le stime arrivano dal Sistema Informativo Excelsior, elaborato da Unioncamere in collaborazione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che offre un quadro sui bisogni occupazionali italiani del prossimo quinquennio (tra il 2025 e il 2029). Indica per quali professioni e quali settori ci sarà maggior domanda nel medio termine, fornendo anche una previsione, su base regionale, su dove crescerà l’occupazione. I numeri assoluti cambiano se si considera uno scenario più o meno ottimistico, ma le tendenze generali risultano abbastanza chiare.

Una prima distinzione fondamentale è tra pubblico e privato. Entrambi gli scenari sottolineano la forza trainante del secondo: circa il 58% del fabbisogno occupazionale dei prossimi cinque anni è rappresentato da lavoratori dipendenti privati, mentre i dipendenti pubblici peseranno per il 22% e i lavoratori autonomi copriranno il restante 20%. Il settore pubblico contribuirà meno in termini di posti di lavoro disponibili, anche se esprimerà un fabbisogno più elevato: ogni anno necessiterà di nuovi lavoratori pari a circa il 4,7% dello stock di partenza, ossia dei lavoratori già assunti, mentre il privato non più del 3%.

La seconda suddivisione importante è tra i macrosettori Agricoltura, silvicoltura e pesca, Industria e Servizi. Sia lo scenario positivo, sia il negativo, concordano sul fatto che la gran parte del fabbisogno di lavoro si concentrerà nei servizi, che da qui al 2029 assorbiranno il 74% dei nuovi ingressi nel mondo del lavoro, con una richiesta di lavoratori compresa tra i 2,4 e i 2,7 milioni di unità, staccando nettamente l’industria al 23% e l’agricoltura, silvicoltura e pesca al 3%.

In quali settori aumenterà la domanda?

Scendendo nel dettaglio, considerando sia il pubblico che il privato, emerge che un fabbisogno particolarmente rilevante ci sarà nella filiera del commercio e del turismo: serviranno tra i 574 mila e i 702 mila lavoratori, equivalenti a circa il 18% del fabbisogno totale da qui al 2029.

Ma ci sono altre filiere con alte richieste: «altri servizi pubblici e privati», con un fabbisogno previsto di 512-544 mila occupati; salute, altre 417-443 mila unità, formazione e cultura con 373-421 mila unità e finanza e consulenza, altre 362-420 mila. L’ambito sanitario risulta quello con la più alta domanda: in media ci sarà bisogno ogni anno di nuovi ingressi di lavoratori pari al 3,9%-4,1% dello stock di occupati. Inoltre, ci sarà una forte richiesta anche per figure professionali altamente specializzate, come ingegneri, specialisti in ICT e professionisti della salute.

Come anticipato, a livello regionale sarà il Nord a offrire il maggior numero di posizioni lavorative, ma sarà il Sud a mostrare prospettive di crescita più interessanti. Si stima che la Lombardia rappresenterà da sola oltre il 18% del fabbisogno occupazionale fino al 2029, seguita da Lazio (10%), Veneto ed Emilia-Romagna (entrambe oltre l’8%). Le regioni del Nord offriranno più posti di lavoro, ma per quelle meridionali la domanda sarà più alta: il tasso medio annuo di assunzioni sarà più elevato al Sud e nelle Isole (3,2–3,5%) rispetto al Nord (2,6–3,0%). Pur partendo da una base occupazionale più bassa e un tessuto produttivo meno sviluppato, secondo le stime nei prossimi anni il Mezzogiorno avrà una forte crescita del fabbisogno occupazionale.