Cura Italia: vietato licenziare durante l’emergenza coronavirus

Licenziamenti congelati per i prossimi due mesi, fino alla fine della crisi economica causata dalla COVID-19. Lo dice il decreto Cura Italia per tutelare i lavoratori dipendenti.

Cura Italia: vietato licenziare durante l'emergenza coronavirus

Il coronavirus sta mettendo a dura prova l’economia e la produttività del Paese. Con il decreto Cura Italia, il Governo ha stabilito misure di aiuto e sostegno ai lavoratori, che mai come adesso hanno bisogno di conservare il posto di lavoro. Perciò è vietato licenziare i lavoratori subordinati nei mesi di marzo e aprile 2020, e non sono validi i licenziamenti pervenuti dopo il 23 febbraio, data in cui ha avuto inizio l’emergenza coronavirus.

Molte le iniziative in favore dei lavoratori: bonus di 100 euro per chi deve recarsi in ufficio/fabbrica e non può sfruttare lo smart working, equiparazione della quarantena alla malattia a fini retributivi e, a scelta, l’incremento delle ore di congedo parentale per accudire i figli o un bonus di 600 euro per la baby sitter.

Vietati i licenziamenti collettivi per giustificato motivo oggettivo, mentre restano validi quelli per giusta causa e giustificato motivo soggettivo.

Stop licenziamenti per giustificato motivo oggettivo per i prossimi due mesi

Nel testo del decreto Cura Italia tra le novità di maggior impatto per i lavoratori c’è senza dubbio il divieto per le aziende di procedere a licenziamento per “giustificato motivo oggettivo”, ovvero quello dovuto alla chiusura di reparti o rami aziendali, crolli di ordini, delle vendite o della produzione. Il divieto opera in maniera retroattiva ed è valido a partire dal 23 febbraio 2020 (quando è partita la crisi COVID-19); quindi chi è stato licenziato per giustificato motivo oggettivo dopo quella data ha diritto al reintegro nella posizione. La disposizione trova applicazione indipendentemente dal numero di lavoratori subordinati occupati dell’impresa.

Vietati i licenziamenti collettivi

Per i prossimi 60 giorni a partire dal 23 febbraio 2020, sono vietate le procedure di licenziamento collettivo ai sensi degli articoli 4 e 5 della legge 23/1991 e dell’articolo 25 della legge 223/1991. Quindi fino alla fine dell’emergenza coronavirus stop alla procedura di riduzione del personale, ex mobilità.
Ribadiamo che per licenziamento collettivo deve intendersi quello che coinvolge almeno 5 lavoratori dipendenti nelle imprese che occupano almeno 15 lavoratori.

Nessun divieto per i licenziamenti per giusta causa e giustificato motivo soggettivo

Restano fuori dal divieto del decreto Cura Italia i licenziamenti di tipo “disciplinare” dovuti, quindi, a giustificato motivo soggettivo e giusta causa. In questi casi, infatti, la ragione del licenziamento risiede nel comportamento del dipendente e non per motivi legati alla crisi della produzione aziendale. Queste tipologie di licenziamento restano invariate; quindi in caso di condotta grave e irreparabile del lavoratore (che giustifica il licenziamento per giusta causa) e comportamenti contrari al codice disciplinare (licenziamento per giustificato motivo soggettivo), il datore di lavoro potrà comunque procedere al licenziamento in tronco senza preavviso.

Cura Italia: possibili le dimissioni volontarie

Il lavoratore che desidera cessare volontariamente il rapporto di lavoro può farlo in ogni momento, a prescindere dall’emergenza coronavirus. Egli potrà anche ottenere l’indennità mensile di disoccupazione (Naspi) se vengono accertate gravi inadempienze da parte del datore di lavoro.

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