Brexit: chi ci rimette di più? Gli effetti su Italia e Germania

Antonio Atte

24/06/2016

24/06/2016 - 11:11

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Brexit: chi è che rischia di più? Ecco la classifica dei paesi più esposti secondo S&P e quali sono le conseguenze nelle economie di Germania e Italia.

Brexit: la Gran Bretagna ha detto addio all’Unione europea. Dopo l’analisi del voto e dei motivi che hanno condotto a questa drastica decisione, è ora però di fare i conti e calcolare le possibili conseguenze sulle varie economie del continente.

Dunque, con il divorzio tra Regno Unito e Comunità europea, chi ci rimette di più? Quali saranno le ripercussioni della Brexit sull’Italia? E la Germania può considerarsi più al sicuro di noi? Proviamo ad analizzare lo scenario.

Brexit: chi ci rimette di più tra Italia e Germania?

Con la Brexit chi ci rimette di più tra Italia e Germania? A quanto pare i tedeschi. A sostenerlo è uno studio condotto dagli analisti dell’agenzia di rating Standard & Poor’s, il quale offre un quadro tutto sommato rassicurante per l’economia del Belpaese in merito alle conseguenze della Brexit.

Nell’indice di vulnerabilità alla Brexit (Bsi) elaborato da S&P, l’Italia risulta infatti diciannovesima su 20 Paesi (viene considerata più esposta di noi solo l’Austria), dopo le altre principali economia del Continente, ovvero Germania, Francia e Spagna.

Quattro i fattori presi in considerazione: l’export verso la Gran Bretagna, gli investimenti diretti, migrazione e finanza.

Brexit: gli effetti sulla Germania secondo S&P

Il Paese guidato da Angela Merkel si piazza al decimo posto di questa classifica (elaborata su dati del 2015), in virtù delle esportazioni delle aziende tedesche verso il Regno Unito e degli investimenti diretti Oltremanica pari rispettivamente al 2,8% e all’1,5% del Pil nazionale.

Più consistente l’esposizione per quanto riguarda il settore finanziario: il totale di valore degli asset a rischio in caso di Brexit è pari al 22,7% del prodotto interno lordo tedesco.

Brexit: gli effetti sugli altri Paesi secondo S&P

Sono molti gli analisti a scommettere su un effetto negativo della Brexit soprattutto sui Paesi dell’Europa meridionale, alla luce dei forti investimenti che da Londra confluiscono verso questi ulimi. Lo studio di S&P mostra invece uno scenario diverso, che non contempla esattamente una frattura tra il nord e il sud del Vecchio Continente.

Ecco spiegata la presenza dell’Irlanda in cima alla classifica dei Paesi più esposti. Condividendo con il Regno Unito una frontiera di 499 chilometri, l’Irlanda è l’unico Paese a confinare materialmente con la terra di Sua Maestà la Regina, con conseguenze prevedibili (e inevitabili) sul fronte export, investimenti e migrazione (la percentuale degli irlandesi che risiedono in Gran Bretagna e viceversa è del 17,2%).

Seconda nella lista Bsi è Malta, Paese del Commonwealth storicamente legato alla Gran Bretagna. Gradino più basso del podio per il Lussemburgo, terzo paese più penalizzato in assoluto con la Brexit.

Brexit: gli effetti sul Pil di Italia e Germania

Stando poi ad uno studio a cura della Fondazione Bertelsmann ha l’impatto sul Pil italiano della Brexit potrebbe essere valutato in una perdita dallo 0,06% allo 0,23%. Quindi nel caso peggiore si avrebbe un costo di circa 4 miliardi di Pil.

Senza contare poi l’aumento dei costi derivante dai maggiori versamenti al bilancio comunitario per supplire all’assenza di Londra. L’Italia dovrebbe accollarsi una spesa di 1,4 miliardi in più: comunque meno di quanto sarebbero costrette a sborsare la Germania (2,5 miliardi) e la Francia (1,87 miliardi).

Sempre la Germania la Germania al 2030 vedrebbe il suo Pil pro capite in calo di un ammontare compreso tra i 30 e 115 euro, a seconda di un’uscita più o meno morbida da parte di Londra.

Brexit: la preoccupazione del governo tedesco

A dare voce alle preoccupazioni tedesche in merito ad un’uscita del Regno Unito dalla Ue erano stati qualche giorno fa sia la cancelliera Angela Merkel che il super ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble.

Quest’ultimo - in un’intervista rilasciata al settimanale Der Spiegel - aveva affermato che in caso di vittoria del leave al referendum del 23 giugno, il Regno Unito sarebbe stato definitivamente estromesso dal mercato unico, escludendo la possibilità di creare accordi sul modello di Norvegia e Svizzera.

Particolarmente accorato l’appello di Angela Merkel per il remain, lo schieramento di coloro che hanno votato per la permanenza del Regno Unito nella Ue. “Dal mio punto di vista - ha spiegato la cancelliera - la Gran Bretagna che rimane nell’Unione europea è la cosa migliore e più desiderabile per noi tutti”.

Purtroppo (o per fortuna, secondo molti), le cose non sono andate così.

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