Spread BTP-Bund sotto i riflettori, insieme al trend del debito pubblico di Italia, Germania e altri Paesi dell’area euro. L’intervista di Money.it.
Lo spread BTP-Bund a 10 anni potrà scendere ancora, dopo aver bucato anche la soglia di 60 punti base? Il rating dell’Italia merita davvero altre promozioni? E cosa dire invece del debito pubblico della Germania, con Berlino che, nel lanciare il suo bazooka fiscale, inevitabilmente assisterà a un peggioramento delle proprie finanze pubbliche?
Money.it ha contattato Scope Ratings, tra le agenzie di rating più importanti al mondo.
A queste e ad altre domande relative allo spread Italia-Germania ma anche e soprattutto alle condizioni di salute dei conti pubblici dell’Italia e di altri Paesi europei hanno risposto Carlo Capuano, Deputy Head, Sovereign & Public Sector e Julian Zimmermann, Director, Sovereign & Public Sector/Financial Institutions di Scope Ratings.
Il paragone tra i Paesi un tempo bollati come PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia, Spagna) e Paesi considerati virtuosi durante la terribile crisi dei debiti sovrani dell’Eurozona rimane un tema di forte attualità.
L’impressione, confermata dagli esperti di Scope Ratings Capuano e Zimmermann, è che quei confini un tempo tracciati tra un’Europa del Nord che riusciva a presentare livelli di debito e deficit contenuti anche nei momenti più violenti di crisi e un’Europa del Sud con le casse dei rispettivi Stati perennemente in rosso si siano fatti progressivamente più labili.
Ormai tra i vocaboli del dizionario dei conti pubblici spunta sempre più spesso la parola convergenza. Convergenza dei debiti pubblici - bene o male tutti in rialzo -e, dunque, convergenza anche dei rating e degli spread.
Spread, debito, deficit. Le risposte di Scope Ratings a Money.it
Domanda (D): Quali fattori potrebbero restringere o allargare lo spread BTP-Bund a 10 anni nel medio termine?
Risposta (R): Un ulteriore calo dello spread è possibile se l’Italia (BBB+/Positivo) manterrà una politica fiscale prudente, darà prova di stabilità politica e porterà avanti riforme fondamentali, anche se ciò dipenderà anche dall’andamento del Bund tedesco. Al contrario, lo spread potrebbe ampliarsi se la crescita risultasse inferiore alle attese a causa di sviluppi demografici sfavorevoli, una crescita debole della produttività o uno shock specifico del Paese. Infine, è importante che un esito negativo del prossimo referendum sul sistema giudiziario non minacci la stabilità del governo.
D: Fino a che punto e in che modo le dinamiche relative al debito pubblico dell’Italia frenano il merito creditizio del Paese, considerando tra l’altro il contesto attuale di tassi di interesse più alti per un periodo di tempo più lungo?
R: Il debito pubblico molto elevato dell’Italia e le ingenti esigenze di finanziamento pesano sul rating, e ciò è amplificato proprio dalla situazione attuale di tassi più elevati per un periodo più lungo (da parte della BCE), nonostante una certa mitigazione dovuta alla lunga scadenza del debito e agli afflussi di fondi NGEU e SAFE.
D: Quali fattori specifici di natura fiscale, economica o strutturale sono necessari affinché l’Italia incassi un upgrade da parte di Scope Ratings?
R: Un miglioramento dei conti pubblici che vada avanti e la continuità delle politiche e delle riforme, così come una maggiore resilienza economica in un contesto di stabilizzazione del debito, sono fattori chiave alla base del nostro Outlook Positivo.
D: Voi di Scope Ratings ritenete che l’Italia si trovi su un percorso credibile per stabilizzare o anche ridurre il rapporto debito-PIL nel medio termine? In caso positivo, sulla base di quali elementi?
R: Ci aspettiamo che il debito dell’Italia si stabilizzi dopo aver raggiunto quest’anno un picco pari a circa il 138% del PIL, grazie al miglioramento dell’avanzo primario, a un aumento limitato dei costi di finanziamento e alla graduale eliminazione dell’impatto del Superbonus. Tuttavia, affinché questa traiettoria si realizzi è necessario che l’Italia porti avanti lo sforzo di risanamento ben oltre la fine del piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) .
D: Il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti ha detto di ritenere che l’Italia potrebbe uscire quest’anno dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo avviata dall’UE. Voi credete che questo sia uno scenario credibile, sulla base delle vostre valutazioni macroeconomiche e della traiettoria dei conti pubblici italiani?
R: Si, prevediamo che l’Italia uscirà dalla procedura per deficit eccessivo quest’anno, visti i progressi compiuti nella riduzione del disavanzo di bilancio, anche se le debolezze strutturali e il livello molto elevato del debito pubblico continuano a rappresentare delle sfide nel medio termine.
6) D: Visto il recente indebolimento dell’economia italiana, quanto è alto il rischio che le previsioni stilate dal governo Meloni sulla traiettoria del debito e del deficit rispetto al PIL non si concretizzino?
R: Le prospettive del debito sovrano italiano sono sensibili alla crescita debole o allo slittamento fiscale a causa dei rischi molto elevati legati al debito e al rifinanziamento, con eventuali ritardi nelle riforme che potrebbero ostacolare le proiezioni economiche a medio termine. Tuttavia, la crescita debole non ha impedito finora al governo di attuare una fase di consolidamento fiscale migliore delle attese negli ultimi anni. Allo stesso tempo, anche le revisioni al rialzo della crescita hanno sostenuto il consolidamento.
7) D: Passiamo alla Germania. A vostro avviso il bazooka fiscale tedesco riuscirà a rafforzare in modo significativo la crescita del PIL tedesco?
R Nel breve termine, ci aspettiamo che l’allentamento fiscale in Germania, principalmente attraverso il fondo speciale per gli investimenti, fornisca uno stimolo significativo all’economia tedesca, pari a circa 0,3-0,4 punti percentuali nel periodo 2026-2030. Attualmente, prevediamo una crescita del PIL tedesco dell’1% circa nel 2026 e dell’1,2% nel 2027. Si tratterebbe quindi di valori ben al di sopra della crescita potenziale, che stimiamo intorno allo 0,8%. Permangono i rischi di ritardi e colli di bottiglia, dovuti ai limiti di capacità della pubblica amministrazione e del settore privato.
D: Esiste il rischio che la politica fiscale espansiva della Germania finisca per far salire in modo importante, più del PIL, soprattutto il livello del debito pubblico, come alcuni analisti temono?
R: L’aumento dell’indebitamento ovviamente ci sarà, portando il rapporto debito-PIL della Germania al 70% nel 2030, rispetto al 62% del 2024, ma va ricordato che la Germania mantiene un ampio margine di manovra fiscale. Inoltre, i livelli di debito pubblico previsti sono inferiori rispetto al precedente picco storico dell’81% registrato nel 2010. Allo stesso tempo, queste proiezioni dipendono in parte da una crescita del PIL superiore al potenziale nei prossimi anni e rimangono quindi sensibili alla minaccia di una sottoperformance dell’attività economica.
D: Siete d’accordo con quanto è stato scritto di recente dal Financial Times, ovvero sul fatto che sia l’Italia che la Spagna si siano liberate dal marchio di Paesi periferici? Allo stesso tempo, intravedete rischi nelle economie europee core, quelle dei Paesi un tempo virtuosi, alle prese ora con livelli di debito e di deficit in crescita, come dimostrano i casi di Francia e Germania?
R Il rafforzamento della struttura finanziaria dell’UE, che include anche gli interventi della BCE, ha influito sulle aspettative del mercato riguardo alla portata dell’ampliamento degli spread. Il miglioramento istituzionale europeo, insieme alle riforme economiche interne, alla stabilità politica, al consolidamento fiscale e al miglioramento delle strutture del debito, ha ridotto i rischi per i Paesi precedentemente in crisi, tra cui la Spagna (A/Positivo) e l’Italia.
Ci aspettiamo una continua convergenza tra gli Stati membri, come dimostra la compressione degli spread, con i Paesi precedentemente valutati con rating inferiori che mostrano una forte riduzione del debito, in particolare Grecia (BBB/Positivo), Cipro (A-/Positivo) e Portogallo (A/Positivo): economie che, secondo le nostre stime, ridurranno il loro debito pubblico di circa 50-70 punti percentuali del PIL nel corso di questo decennio.
Questa situazione contrasta con le continue pressioni fiscali su Paesi sovrani caratterizzati ancora da rating elevati, tra cui la Francia (AA-/Negativo) e l’Austria (AA+/Negativo), ma anche su Paesi recentemente declassati, come la Finlandia (AA/Stabile) e il Belgio (A+/Stabile).
La Francia deve affrontare continue pressioni dovute all’elevato debito pubblico e ai deficit di bilancio, in un contesto politico altamente frammentato che impedisce la rapida adozione delle riforme e delle misure di consolidamento fiscale necessarie.
La Germania, d’altra parte, rimane l’àncora politica, economica e fiscale dell’UE e quindi il suo emittente di riferimento. Tuttavia, il Paese deve affrontare le vulnerabilità derivanti dal suo modello di crescita basato sulle esportazioni e dipendente dall’energia, dai ritardi negli investimenti pubblici e dalla crescente frammentazione politica interna.
Nel complesso, la nostra previsione di base per l’area euro indica una continua convergenza dei rating, con i Paesi sovrani precedentemente valutati con rating più elevati che subiscono pressioni, mentre quelli precedentemente valutati con rating più bassi stanno dimostrando non solo una notevole resilienza, ma anche importanti miglioramenti strutturali, che riflettono la relativa stabilità dei governi e gli sforzi del passato tesi a varare le riforme.
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