Da Lagarde nulla di fatto su tassi euro, oggi 5 febbraio 2026, per la quinta volta consecutiva? Le previsioni sulla prima riunione della BCE del 2026.
BCE Day e verdetto sui tassi alle porte, con le previsioni sull’esito riunione di oggi, giovedì 5 febbraio 2026, che vanno tutte nella stessa direzione.
La prima riunione del 2026 della Banca centrale europea guidata dalla Presidente Christine Lagarde si concluderà con l’annuncio di tassi dell’area euro ancora fermi, il che significa che i tassi sui depositi, sulle operazioni di rifinanziamento principali e sulle operazioni di rifinanziamento marginale dell’Eurozona saranno lasciati invariati rispettivamente al 2%, 2,15% e 2,40%, per la quinta volta consecutiva.
Previsioni riunione BCE. Tassi fermi per la quinta volta consecutiva? Cosa aveva detto Lagarde
Lagarde opterà dunque di nuovo per lo status quo, dopo l’ultimo atto del 2025.
In quell’occasione, la Presidente della BCE si era rifiutata come al solito di fare pronostici, limitandosi a sottolineare, interpellata dai giornalisti durante la conferenza stampa seguita all’annuncio delle decisioni di politica monetaria che, nel corso della riunione del Consiglio direttivo, non si era discusso “ né di rialzi né di tagli dei tassi ”.
Lagarde aveva sottolineato anche che, quanto sicuramente “non è cambiato affatto è l’incertezza ”, rimarcando che “ tutte le opzioni sono sul tavolo ” e che “la BCE non segue un percorso predeterminato sui tassi”, a causa dell’intensità dell’incertezza, che non rende possibile presentare alcuna forward guidance, e che costringe tuttora l’Eurotower a dipendere dalle informazioni che arrivano dal fronte macroeconomico.
Proprio il fronte macro, nella giornata di ieri, alla vigilia della prima riunione del 2026 del Consiglio direttivo, ha dato a Lagarde e agli esponenti della banca centrale una informazione chiave. Quella che Lagarde segue con maggiore attenzione, in linea con il mandato della BCE, che consiste nel garantire la stabilità dei prezzi. (contrariamente alla Fed di Jerome Powell, che ha un doppio mandato: assicurare sempre la stabilità dei prezzi ma, anche, la massima occupazione).
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Il messaggio arrivato dall’inflazione dell’area euro. CPI headline sotto target BCE
Nella giornata di ieri, mercoledì 4 febbraio 2026, l’Eurostat ha diffuso il dato preliminare relativo all’inflazione dell’Eurozona di gennaio, annunciando un rallentamento significativo dell’indice CPI dal 2% di dicembre all’1,7%, livello inferiore al target a cui tende la BCE, pari al 2%.
Il dato è stato in linea con le previsioni formulate dagli economisti intervistati da Reuters.
L’inflazione core - inflazione depurata dalle componenti dei prezzi più volatili, ovvero dei prezzi dei beni energetici, dei beni alimentari e dell’alcol - è scesa anch’essa, dal 2,3% di dicembre al 2,2% di gennaio.
Il dato non modifica secondo gli esperti l’esito della riunione della BCE di domani.
Lorenzo Codogno, possibile che la BCE smetta di dire di rimanere in una buona posizione
A cambiare potrebbe essere tuttavia, secondo Lorenzo Codogno, fondatore e capo economista di Lorenzo Codogno Macro Advisors, il mantra che Lagarde ha proferito più volte nelle ultime riunioni della BCE che si sono concluse con un nulla di fatto sui tassi.
Quello secondo il quale “la BCE rimane in una buona posizione ”.
Secondo Lorenzo Codogno, infatti, “gli esponenti della BCE potrebbero diventare più riluttanti a usare questi termini in un contesto di incertezza e di fragilità globale” confermato, ha ricordato alla CNBC l’economista ed ex dirigente generale al Dipartimento del Tesoro del Ministero dell’Economia e delle Finanze, da alcuni fattori, come l’escalation delle tensioni geopolitiche, il forte apprezzamento dell’euro, ma anche la possibilità che l’inflazione si confermi più alta delle previsioni.
Codogno ha concluso il commento, osservando di continuare a intravedere “un rischio al ribasso contenuto per i tassi di interesse, nel breve termine, e qualche rischio al rialzo nel medio termine ”.
In ogni caso, “lo scenario rimane lo stesso: nessun cambiamento (ai tassi) nel 2026 e nel 2027, con una asticella alta per intervenire” sul costo del denaro.
Tassi fermi fino al 2027 a fronte di un contesto talmente incerto? La view di Morningstar
Punta sullo status quo anche Michael Field, responsabile strategist dei mercati europei di Morningstar, che ha fatto notare che, “con i tassi di interesse già bassi al 2% e una inflazione che viaggia a o attorno al livello target della BCE pari al 2%, la banca (centrale) non ha alcuna fretta di apportare cambiamenti ai tassi”.
Si tratta, ha aggiunto Field, di “un messaggio che gli economisti comprendono bene” visto che, “in un recente sondaggio, l’85% degli interpellati ha suggerito che l’annuncio sarà di tassi fermi”, e non solo a seguito del meeting di domani.
“La maggior parte degli economisti ritiene che i tassi rimarranno a questo livello per tutto l’anno prossimo. Previsioni forti, a fronte di un contesto economico così incerto”, ha continuato Field. “Detto questo, i tassi sono bassi e, a questi livelli, la BCE ha un grande margine di manovra per adattarsi alle condizioni mutevoli dei mercati”.
Le stesse previsioni sono state formulate dai mercati, con i contratti swap che non prezzano alcun cambiamento ai tassi nella riunione di domani, 5 febbraio, mostrando anche di non puntare su tagli dei tassi nell’intero 2026. Detto questo, è stata la stessa Lagarde a lanciare ultimamente diversi avvertimenti.
Tassi euro, Lagarde non batte ciglio (per ora) di fronte a minaccia euro-disinflazione più accentuata
Gli outlook che sono arrivati finora dagli economisti parlano dunque tutti di tassi dell’Eurozona destinati a rimanere intoccabili per ancora molto tempo, a dispetto della forza dimostrata dall’euro che ha fatto sorgere in alcuni analisti dubbi non tanto sulla minaccia di una inflazione pronta a riaccendersi quanto su un processo disinflazionistico che rischia, con il Super euro, di andare oltre gli obiettivi della BCE.
Lagarde non dovrebbe tuttavia battere ciglio neanche stavolta, come ha detto anche Felix Feather, economista di Aberdeen Investments, pur ricordando che alcuni banchieri centrali, come Kocher e Villeroy, si siano mostrati preoccupati per l’ascesa dell’euro, “alimentando così le speculazioni su una possibile risposta della BCE con un allentamento della politica monetaria”, dunque attraverso un taglio dei tassi.
“La possibilità che ciò avvenga”, ha scritto Feather, “dipenderà dall’impatto della forza dell’euro sull’inflazione ”, che per ora è poco chiaro.
L’esperto ha poi ricordato che, “come regola generale, un apprezzamento dell’1% dell’euro è associato a un calo di quattro punti base del tasso di inflazione complessivo”.
E tuttavia, nonostante ciò, la BCE per ora ignorerà il trend della moneta unica, ritenendo che, “poiché gran parte del recente apprezzamento dell’euro deriva dal miglioramento delle prospettive macroeconomiche europee, gli effetti sulla disinflazione potrebbero risultare attenuati ” .
Tra l’altro, “in passato Lagarde si è dichiarata propensa a tollerare un euro più forte”. Le previsioni di Aberdeen Investments, dunque, sono che la BCE di lagarde “confermi questa linea, respingendo la recente tendenza dei mercati swap che scontano la possibilità che la BCE tagli i tassi in risposta alla forza dell’euro”.
Feather ha tra l’altro aggiunto di ritenere anche lui che la Banca centrale europea manterrà i tassi invariati per tutto l’anno 2026.
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