Italia VS Germania anche dentro la BCE? Nel toto nomine post Lagarde pesa Le Pen

Laura Naka Antonelli

19/02/2026

Il toto nomine per la Presidenza della BCE è già partito. Sarà Italia contro Germania? Intanto esplode la polemica sul motivo per cui Lagarde potrebbe lasciare prima Francoforte.

Italia VS Germania anche dentro la BCE? Nel toto nomine post Lagarde pesa Le Pen

Era inevitabile che, dopo i rumor sull’addio anticipato di Christine Lagarde alla Presidenza della BCE, partisse il toto nomine.

D’altronde, con Lagarde che non è ancora uscita ufficialmente allo scoperto per smentirli, rifilando la patata bollente a un portavoce della BCE - che ha rimarcato che la numero uno dell’istituzione “è totalmente concentrata sulla propria missione e non ha preso alcuna decisione riguardo alla fine del suo mandato ” - le indiscrezioni riportate dal Financial Times hanno fatto scattare sull’attenti tutti, politici, economisti e opinionisti.

Rumor addio anticipato di Lagarde alla BCE, la Germania si prende subito la scena

Tra l’altro, la Germania di Friedrich Merz non ha avuto remore a manifestare subito il proprio interesse ad accaparrarsi la poltrona tra le più ambìte in Europa, come è emerso dalle dichiarazioni del portavoce del governo Stefan Kornelius che, interpellato sulla possibilità che Berlino si faccia avanti per candidare un banchiere o economista tedesco alla presidenza della BCE, ha risposto in modo affermativo.

Kornelius ha detto di fatto che è “perfettamente concepibile che la Germania proponga un candidato idoneo per questa posizione, e che questo candidato sostenga anche la nostra visione di stabilità della BCE ”.

Si tratta, ha aggiunto il portavoce di Merz, di “considerazioni generali che il governo tedesco condivide sempre con i suoi partner ”.

La guerra dei nomi è così già partita, con i possibili candidati alla guida della BCE del post Lagarde che sono anche noti da un po’ di tempo.

Già agli inizi di ottobre 2025 scrivevamo: sarà Klaas Knot, ormai ex governatore della Banca centrale dell’Olanda De Nederlandsche Bank ed ex esponente del Consiglio direttivo della BCE, a prendere il posto di Christine Lagarde, attuale presidente della Banca centrale europea, a partire dalla fine del 2027?

Dopo qualche mese, arrivavano voci di come un candidato ancora più papabile fosse Pablo Hernández de Cos.

Il suo nome, insieme a quello di altri banchieri, era stato fatto dal Financial Times, lo stesso quotidiano che ha riportato il rumor bomba di ieri, relativo alla possibilità che Lagarde si faccia da parte prima della scadenza del suo mandato a ottobre 2027, per fare tra l’altro un favore al Presidente francese Emmanuel Macron.

Qualche settimana fa l’FT aveva presentato de Cos alla stregua del candidato più papabile a diventare presidente della BCE, sulla base dei risultati di un sondaggio a cui avevano partecipato diversi economisti. Cos aveva conquistato il numero più alto delle preferenze degli esperti.

Subito dopo, era apparso di nuovo il nome del “super falco”, l’olandese Klaas Knot.

Falchi tedeschi in agguato per l’Italia dovish, mentre si fa anche il nome di Panetta alla BCE

Altri papabili erano stati considerati l’attuale presidente della Bundesbank Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo della BCE, e Isabel Schnabel, componente del Comitato esecutivo della banca centrale europea.

Questi ultimi due, Nagel e Schnabel, nomi che sicuramente non piaceranno a quella parte dell’Italia dovish, che ha sempre chiesto alla BCE di avere un ruolo più proattivo nel blindare le economie dell’area euro, auspicandone un ruolo di prestatore di ultima istanza. Ruolo di prestatore di ultima istanza a cui la BCE stessa ha dato una definizione, ricordando i paletti del suo raggio di azione.

Nello stesso glossario finanziario della Banca centrale euroopea, all’interrogativo “Un momento! E se invece è un governo anziché una banca in difficoltà finanziarie? Le banche centrali forniscono credito di emergenza anche ai governi?”, l’Eurotower ha così risposto:

No. Nell’area dell’euro questo sarebbe illegale. Se i governi potessero richiedere finanziamenti alle banche centrali, ciò comprometterebbe la capacità di queste ultime di mantenere stabili i prezzi e lederebbe la loro indipendenza. È per questa ragione che il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea vieta il finanziamento dei governi da parte della BCE e delle banche centrali nazionali”.

Chiarito questo punto, l’Italia storcerebbe sicuramente il naso se a salire sullo scranno su cui ora siede Christine Lagarde fosse un super falco come l’olandese Klaas Knot o uno dei due tedeschi Joachim Nagel e Isabel Schnabel, che più volte hanno rilasciato dichiarazioni hawkish sui tassi, criticando più o meno apertamente anche i piani di Quantitative easing, alle prese con l’eterno terrore del peccato del debito (il solito e ormai famoso Schuld).

Allo stesso tempo, non è detto che l’Italia - che ha già avuto l’onore di veder salire un italiano a quello scranno, l’ex Presidente del Consiglio Mario Draghi, considerato il salvatore dell’euro con le sue frasi “ L’euro è irreversibile ” e “ Whatever It Takes ” - non abbia almeno una chance di partecipare alla partita per la Presidenza della BCE.

Lo ha scritto oggi il quotidiano Domani, facendo il nome dell’attuale governatore di Bankitalia, Fabio Panetta, “molto rispettato a Francoforte”.

In tutto questo, mentre la girandola delle indiscrezioni sta prendendo sempre più forza, c’è chi non ha mancato di mostrare un certo disagio, nel ricordare come i rumor piombati in Europa, ovvero quelli del Financial Times, abbiano indicato che Lagarde sarebbe disposta a lasciare in anticipo non tanto per motivi personali, quanto per motivi spudoratamente politici, ovvero per fare un favore a Macron, a causa del timore di quest’ultimo di una Francia che finisca nelle mani di Marine Le Pen, e che diventi ufficialmente sovranista, entrando in rotta di collisione con le principali istituzioni europee.

Robin Brooks, l’economista critico della BCE salva BTP. Francoforte dovrebbe essere apolitica

L’aspra critica ha visto come mittente, nello specifico, Robin Brooks, ex responsabile strategist del forex di Goldman Sachs, ora Senior Fellow presso il think tank Brooking Institution, noto per aver criticato più volte la Banca centrale europea, soprattutto per i continui aiuti che avrebbe dato all’Italia, prima con Mario Draghi, poi con Christine Lagarde, attraverso i suoi bazooka monetari che hanno fatto la storia della politica monetaria dell’area euro: i piani QE-Quantitative easing e PEPP, quest’ultimo noto anche QE pandemico.

Piani che ormai non sono più attivi, in quanto sostituiti dal Quantitative Tightening, strumento definito da qualcuno alla stregua di un piano anti-BTP.

La BCE dovrebbe essere apolitica ”, ha ricordato Robin Le Brooks. “Ma ora la Presidente Lagarde dice che lascerà (la presidenza della BCE) in anticipo. Secondo fonti vicine, per far sì che Macron scelga il suo successore prima delle elezioni presidenziali dell’aprile 2027. Qualcosa che non è affatto apolitico ”.

A tal proposito, occhio a quell’affondo che Robin Brooks aveva lanciato contro la BCE accusandola di aver salvato l’Italia, ma di non essersi attivata per aiutare l’Ucraina.

Ma è stata la stessa BCE e già dai tempi di Mario Draghi, a diventare politica? Parla Carnevale-Maffè

Contattato da Money.it, l’economista e professore alla Bocconi Carlo Alberto Carnevale-Maffè ha ricordato che è già da un po’ che la BCE è caduta nelle reti della politica, così come altre banche centrali, in un momento in cui il tema dell’indipendenza delle istituzioni è sotto osservazione, a causa dei continui attacchi, ingiurie e insulti che il Presidente americano Donald Trump ha lanciato e lancia ripetutamente contro Jerome Powell, presidente della Fed. Powell che ora sarà sostituito alla scadenza del suo mandato, alla metà di maggio, da Kevin Warsh, nominato agli inizi di quest’anno da Trump,

Fino a che punto le banche centrali sono davvero indipendenti? È la domanda che martella un po’ tutti, a causa del caso della Fed.

Nel ricordare che “dopo gli ultimi 10 anni i bilanci delle banche centrali sono esplosi”, a causa della “corsa ai vari QE che le stesse banche centrali hanno lanciato, Carnevale-Maffè ha osservato che sono state, in realtà, le stesse istituzioni a essersi messe a disposizione della politica. “ Un po’ se la sono un po’ cercata ”, ha sottolineato l’economista, tanto che il bilancio dell’Eurotower “ è arrivato a 8.800 miliardi, rispetto ai 2 miliardi di euro circa” precedenti alla decisione di Francoforte di lanciare i suoi vari bazooka monetari.

La loro indipendenza sacra è stata sicuramente erosa, si sono sicuramente messe a disposizione della politica. D’altra parte quando hai l’inflazione, di chi è la colpa? Delle banche centrali, che hanno stampato moneta”.

Questo non vuol dire che abbiano senso “gli attacchi che hanno lanciato, Meloni compresa, Salvini compreso, sinistra compresa, dicendo che ’la BCE deve abbassare i tassi’, quando i tassi sono funzione dell’analisi finanziaria, non della volontà politica, ed è importante dirlo ”.

Detto questo”, ha ricordato Carnevale-Maffè, “ la BCE risulta essere tra le banche centrali la più autonoma o la meno esposta, in quanto essendo un organismo intergovernativo, non dico internazionale perché non lo è, un certo grado di indipendenza lo ha ottenuto, non ultimo grazie a Mario Draghi ”.

Allo stesso tempo, l’economista ha ricordato che “ Mario Draghi è stato un banchiere centrale particolarmente colomba - visto che il Whatever It Takes è qualcosa che non ha precedenti - e alla fine ha presidiato all’espansione del bilancio della Banca centrale europea”.

Dunque, “in un certo senso Draghi ha contribuito a questo nuovo ruolo di una BCE soggetto politico e non semplicemente custode dell’inflazione ”.

Carnevale-Maffè ha tuttavia sottolineato che, in ogni caso, “la frase che venne proferita anni fa da Christine Lagarde - quando disse che ’non siamo qui per chiudere gli spread’ fu decontestualizzata, tecnicamente corretta ma politicamente completamente sbagliata ” in quanto, “in realtà, uno degli obiettivi di una politica monetaria corretta è far sì che i tassi di interesse dei Paesi dell’Eurozona convergano”: quindi, “in termini politici, l’obiettivo dovrebbe essere proprio quello: siamo qui affinché gli spread convergano”.

Il motivo principale? Per avere “ un safe asset ”, per concretizzare finalmente l’idea degli eurobond, del debito comune.

È necessario, in quanto la costruzione dell’euro è insufficiente. Non si può avere una moneta senza fare un debiito comune, è una gamba che non sta in piedi. E questo attenti, non vuol dire più debito. Vuol dire debito comune per public goods comuni europei, non per finanziare i debiti degli Stati”, ha concluso l’economista Carlo Alberto Carnevale-Maffè.

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