Germania verso la pensione a 70 anni: la riforma allo studio potrebbe portare l’età legale oltre i limiti attuali. E in Italia la soglia dei 71 anni esiste già per alcuni lavoratori.
La Germania sta valutando la possibilità di introdurre regole più severe per andare in pensione.
Secondo le ultime notizie, infatti, la Commissione per le pensioni tedesca starebbe valutando la possibilità di innalzare l’età pensionabile portandola a 70 anni, il che spingerebbe i lavoratori tedeschi a raggiungere il diritto alla pensione molto più tardi rispetto al resto d’Europa.
Va però detto che la pensione a 70 anni - anzi 71 - esiste anche in Italia e che nei prossimi anni questo limite è persino destinato ad aumentare per effetto dell’adeguamento alle speranze di vita. La Germania potrebbe comunque essere il primo Paese a superare la soglia dei 70 anni come limite legale di accesso alla pensione, mentre quella prevista in Italia è solo una soluzione alternativa per coloro che non riescono ad accedere alla pensione di vecchiaia a 67 anni (anche questa destinata ad alzarsi). Ad esempio perché non riescono a raggiungere il requisito contributivo oppure quello economico, previsto per i soli contributivi puri.
Quanto sta succedendo in Germania è comunque la dimostrazione di come il dibattito sulle pensioni guardi ormai a un innalzamento dell’età pensionabile con lo scopo di assicurare stabilità ai sistemi previdenziali. Perché, come spiegato da Jens Spahn, leader del gruppo parlamentare Cdu/Csu, in un mondo in cui “si arriva a compiere 100 anni”, non si può “smettere di lavorare a 60 anni”.
A che età si va oggi in pensione in Germania e come può cambiare
Oggi in Germania l’età pensionabile legale non è ancora di 67 anni per tutti, ma è in fase di aumento graduale. Il sistema tedesco, infatti, prevede un passaggio progressivo dai 65 ai 67 anni: il processo è iniziato nel 2012 e si concluderà nel 2029, quando l’età di pensionamento standard sarà fissata stabilmente a 67 anni per tutte le nuove generazioni.
In pratica, ogni anno l’età richiesta cresce di alcuni mesi. Chi è nato prima del 1947 ha potuto andare in pensione a 65 anni, mentre per le coorti più giovani il limite si avvicina sempre di più ai 67 anni pieni. Questo meccanismo è già stato pensato per adeguare il sistema alla maggiore longevità e al calo della popolazione in età lavorativa.
Nonostante l’innalzamento graduale dell’età legale, molti lavoratori tedeschi continuano a lasciare il lavoro prima. Nel 2024 l’età media effettiva di pensionamento per le pensioni di vecchiaia è stata pari a circa 64,7 anni, merito delle varie forme di pensionamento anticipato previste soprattutto per chi può vantare lunghe carriere contributive.
Tuttavia, il quadro demografico sta cambiando rapidamente. La Germania è il Paese con la forza lavoro più anziana dell’Unione europea: circa il 24% degli occupati ha tra i 55 e i 64 anni, contro una media Ue del 20%. Allo stesso tempo, la generazione dei baby boomer sta uscendo dal mercato del lavoro, mentre le nuove coorti sono molto meno numerose. Questo squilibrio rende sempre più difficile finanziare il sistema pensionistico basato sui contributi dei lavoratori attivi.
È proprio per questo motivo che la Commissione pensioni tedesca starebbe valutando un ulteriore innalzamento dell’età pensionabile, con l’ipotesi di arrivare fino a 70 anni. Non si tratta ancora di una decisione definitiva: la commissione dovrebbe presentare le sue proposte entro la metà del 2026, dopodiché spetterà al governo decidere se e come tradurle in una riforma legislativa.
Se questa linea dovesse essere confermata, la Germania diventerebbe uno dei Paesi con l’età pensionabile più elevata d’Europa, anticipando un trend che riguarda ormai molti sistemi previdenziali, sempre più condizionati dall’aumento dell’aspettativa di vita e dal calo della popolazione attiva. In questo scenario, il pensionamento sempre più tardivo rischia di diventare la nuova normalità, non solo in Germania ma in gran parte del continente.
Perché oggi all’Italia va peggio
Va detto comunque che, allo stato attuale, all’Italia va persino peggio. Da noi, infatti, l’età pensionabile a 67 anni è già pienamente operativa e riguarda una platea molto più ampia rispetto a quella tedesca, dove il passaggio a questo limite sarà completato solo nel 2029. Un limite che, tra l’altro, nel nostro Paese rischia di aumentare di ulteriori 6 mesi entro il 2030: 3 mesi sono già previsti tra il 2027 e il 2028, mentre altri 3 sono stimati dalla Ragioneria generale dello Stato per il biennio 2029-2030.
Il risultato è che, al netto delle decisioni che verranno prese a Berlino, potrebbe essere proprio l’Italia a ritrovarsi con l’età pensionabile più alta d’Europa.
Come anticipato, inoltre, una pensione a 71 anni in Italia esiste già, e anche questa è destinata ad aumentare con gli adeguamenti alla speranza di vita. Si tratta della pensione di vecchiaia contributiva, prevista per chi non riesce a maturare i 20 anni di contributi necessari per accedere alla pensione a 67 anni oppure non raggiunge l’importo minimo richiesto, pari almeno al valore dell’Assegno sociale (oggi circa 546 euro mensili).
Questa possibilità riguarda soprattutto lavoratori con carriere discontinue o retribuzioni troppo basse per garantire una contribuzione piena. Per queste categorie, lo scenario di una pensione a 71 anni sta diventando una prospettiva sempre più concreta.
Pensare a un miglioramento, però, appare difficile. Le riforme pensionistiche di cui si discute in Europa vanno tutte nella stessa direzione: quella dell’innalzamento dell’età di uscita dal lavoro. Il caso tedesco ne è un esempio, ma non va dimenticata la riforma voluta dal governo Macron in Francia che ha già portato a un aumento dei requisiti.
La sfida previdenziale accomuna ormai tutti i Paesi europei: il timore è che, con tassi di natalità sempre più bassi e una popolazione che invecchia rapidamente, i sistemi a ripartizione non riescano più a garantire la sostenibilità nel lungo periodo. In questo contesto, l’innalzamento dell’età pensionabile sembra destinato a diventare una costante, più che un’eccezione.
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