Italia davanti alla Germania nella classifica degli eserciti più forti nonostante una spesa militare tre volte inferiore. Ma gli equilibri possono cambiare con il riarmo tedesco.
C’è una differenza di circa 90 miliardi di dollari tra il bilancio della Difesa dell’Italia e quello della Germania; tuttavia, se analizziamo la forza dei due eserciti, notiamo come la potenza della nostra Forza Armata risulti maggiore.
L’analisi dei dati pubblicati nell’ultimo rapporto di Global Firepower, che ogni anno stila la classifica degli eserciti più potenti al mondo prendendo in considerazione una serie di fattori, ci mette di fronte a una realtà molto diversa da quella che si potrebbe pensare: il nostro esercito è più forte, per mezzi e risorse, rispetto a quello della Germania, nonostante una spesa molto più elevata da parte dei tedeschi, che ogni anno destinano oltre 127 miliardi alla Difesa, mentre l’Italia si ferma a circa 37 miliardi.
Nonostante questa differenza, oggi l’Italia ricopre la decima posizione in classifica, in Europa dietro solo a Francia e Regno Unito, mentre la Germania è dodicesima (con il Brasile a separarci).
Va detto, però, che la Germania ha guadagnato posizioni rispetto allo scorso anno e, grazie a un ingente piano di investimenti annunciato dal cancelliere tedesco Friedrich Merz, possiamo aspettarci un ulteriore passo avanti nei prossimi anni. Berlino, quindi, ha intenzione di potenziare il proprio esercito; per questo dovremo tenere d’occhio le classifiche future (anche se va ricordato che pure il nostro Paese ha in programma un aumento delle spese per la Difesa).
Per ora l’analisi ci dice che, per molti dei parametri presi in considerazione nel report, l’Italia è avanti alla Germania. Ecco un confronto tra i due eserciti.
Il confronto tra Italia e Germania. Ecco perché abbiamo l’esercito più forte
Analizzando nel dettaglio i dati del rapporto Global Firepower, emerge un quadro complesso e per certi versi sorprendente.
La Germania mantiene un vantaggio netto sul piano economico e demografico, con una popolazione di circa 84,1 milioni di abitanti contro i 60,9 milioni dell’Italia e una manodopera disponibile di 38,6 milioni rispetto ai 27,4 milioni italiani.
Sul piano terrestre, la Germania mantiene un vantaggio nei mezzi pesanti, con 296 carri armati contro i 203 italiani e 134 sistemi di artiglieria semovente contro i 64 dell’Italia. Tuttavia, i veicoli blindati sono praticamente identici, con 87.364 unità italiane e 87.338 tedesche, mentre l’Italia dispone di 108 pezzi di artiglieria trainata, completamente assenti nell’inventario tedesco. Nei lanciarazzi multipli, invece, Berlino è leggermente avanti con 33 sistemi contro i 21 italiani.
Il confronto diventa più favorevole all’Italia nel settore aeronautico. La flotta complessiva italiana conta 714 velivoli, contro i 569 della Germania. Berlino ha però più aerei da combattimento, 127 contro 88, e più velivoli da trasporto, 55 contro 31, ma l’Italia è avanti in diversi segmenti chiave: 65 aerei da attacco dedicato contro i 63 tedeschi, 152 velivoli da addestramento contro appena 16, 8 aerei cisterna contro 3 e 352 elicotteri complessivi contro 292. La Germania mantiene invece un vantaggio negli elicotteri d’attacco, con 49 unità contro le 37 italiane.
Il divario più netto emerge però sul piano navale. L’Italia dispone di una flotta di 285 unità, contro le 96 della Germania. La Marina italiana può contare su 2 portaerei, mentre la Germania non ne ha, oltre a 3 cacciatorpediniere contro nessuno tedesco, 14 fregate contro 11 e 8 sottomarini contro 6. Berlino è avanti solo nelle corvette, con 6 unità contro nessuna italiana, e nelle navi da pattugliamento, 54 contro 15. Nel settore della guerra alle mine, i numeri sono simili: 12 unità tedesche contro 10 italiane.
A riconoscere però un ulteriore vantaggio all’Italia, determinante ai fini della classifica, è la strategicità della posizione. Dal punto di vista logistico, infatti, il nostro Paese può vantare una costa di 7.600 chilometri contro i 2.389 tedeschi, 123 porti e terminali contro i 35 della Germania e una marina mercantile di 1.276 unità, più del doppio delle 595 tedesche. Questi fattori rafforzano la capacità di proiezione marittima e il ruolo strategico italiano nel Mediterraneo.
Per quanto tempo ancora resteremo davanti alla Germania?
Basta uno sguardo alle cronache internazionali per capire che anche il 2026 sarà dominato dai temi della sicurezza e della difesa. Dall’Ucraina alle tensioni globali, passando per il ridimensionamento del ruolo statunitense come garante dell’ordine occidentale, l’Europa è chiamata a ripensare il proprio posizionamento, un contesto in cui Germania e Italia si muovono su traiettorie diverse, ma entrambe destinate ad aumentare gli investimenti militari.
Berlino ha già avviato la cosiddetta Zeitenwende, programma di investimenti che punta a trasformare la Bundeswehr nella più forte forza armata d’Europa. Il piano prevede oltre 108 miliardi di euro di spesa nel 2026, in crescita fino a 152 miliardi nel 2029, con più di 650 miliardi complessivi destinati alla difesa nei prossimi anni. Parallelamente, la Germania punta ad aumentare gli effettivi da 182.000 a 260.000 militari entro il 2035 e a rafforzare l’industria militare nazionale, con investimenti in difesa aerea, aviazione e sistemi missilistici.
In Italia il percorso è più graduale e condizionato dai vincoli di bilancio. Il governo ha avviato un piano di incremento della spesa militare che dovrebbe portare a 12 miliardi annui in più entro il 2028, con una prima tappa da 3,5 miliardi già nel 2026. A queste risorse si aggiungono i possibili fondi europei del programma Safe, che potrebbe assegnare all’Italia fino a 14,9 miliardi per progetti di difesa comune.
La differenza principale sta quindi nelle dimensioni e nella velocità degli interventi. La Germania punta a una trasformazione rapida e strutturale, con una spesa destinata a raggiungere il 3,5% del PIL, mentre l’Italia procede per tappe, con aumenti più contenuti e distribuiti nel tempo per evitare impatti eccessivi sui conti pubblici.
Questo significa che, se oggi l’Italia risulta davanti alla Germania nella classifica Global Firepower, nel medio periodo il massiccio riarmo tedesco potrebbe modificare questi equilibri.
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