Assegno unico, il sostituto del Reddito di cittadinanza?

Con l’assegno unico il governo andrebbe a rafforzare gli strumenti a sostegno delle famiglie con figli a carico, e in condizione economica di disagio, sorpassando il Reddito di cittadinanza e creando uno Stato a misura di famiglia.

Assegno unico, il sostituto del Reddito di cittadinanza?

L’assegno unico potrebbe essere il futuro sostituto del Reddito di cittadinanza come strumento di lotta alle disparità sociali. Il tema famiglia torna centrale come sostenuto da Conte nel discorso alla camera di lunedì dove ha ribadito che la priorità del nuovo esecutivo sarà un provvedimento “a favore delle famiglie con redditi bassi e medi”.

Un obiettivo pienamente condiviso sia dal Pd che dal M5S che per contrastare il problema del calo delle nascite a seguito di condizioni economiche sfavorevoli, stanno pensando a un intervento decisamente rafforzativo in questo senso.

L’esecutivo giallorosso dall’altra parte ha più volte fatto riferimento all’ipotesi di rafforzare gli strumenti a tutela delle famiglie che presentano redditi bassi o nulli.

Ma mentre i 5 Stelle avrebbero in mente di usufruire dei risparmi derivanti dal Reddito di cittadinanza e da Quota 100, il Pd è più propenso, come finalizzato in una proposta del giugno dello scorso anno, a “riordinare e potenziare le misure di sostegno economico per i figli a carico e a favorire la fruizione di servizi a sostegno della genitorialità”.

Che significa, in pratica? I dem partono dal paradosso che caratterizza l’attuale sistema a sostegno delle famiglie in condizioni economiche disagiate, dove l’assegno al nucleo familiare presenta alcune lacune.

Esso è infatti riservato a dipendenti, pensionati e in generale a poche categorie di lavoratori atipici, come si legge nel testo stesso. Si conserva durante il trattamento di disoccupazione, ma si perde alla sua scadenza.

Infine per le famiglie povere il sussidio è previsto solo a partire dal terzo figlio. La proposta sarebbe allora quella di virare verso un assegno unico che sorpassi queste problematicità.

Assegno unico, i modelli europei

L’ambizione dei dem sarebbe quella di andare oltre il Reddito di cittadinanza, snellendo l’attuale normativa in merito all’assegno per il nucleo familiare, e arrivare a un assegno più consistente, ricalcando quanto già succede in molti Paese dell’Unione Europea.

In Europa, nella generalità dei Paesi, gli assegni sono universali e non dipendono dalla condizione professione, ma soprattutto non si perdono in caso di disoccupazione.

In Germania, ad esempio, ogni genitore riceve un assegno mensile erogato dallo Stato per ogni figlio, indipendentemente dalla condizione lavorativa; l’assegno viene rilasciato anche in caso di povertà. In Gran Bretagna esiste invece il child benefit, un assegno rilasciato per ogni figlio a carico fino ai 16 anni.

Nella proposta formalizzata nel giugno 2018, i dem avevano pensato a un assegno da 240 euro al mese per ogni figlio a carico minorenne, uno da 80 euro al mese per i figli a carico tra i 18 e 26 anni.

Questo insieme a quella che hanno definito come “una dote unica per un ammontare fino a un massimo di 400 euro per dodici mensilità, per ogni figlio fino ai tre anni di età”. La spesa complessiva? Circa 9,6 miliardi di euro; decisamente un salasso data anche l’urgenza della stabilizzazione dell’Iva.

Assegno unico al posto del Reddito di cittadinanza

Viste le attuali condizioni economiche e l’incombenza della legge di bilancio 2020, l’esecutivo starebbe pensando a un’altra strada, introdurre un assegno unico per chi ha dei figli a carico eliminando contestualmente tutte le misure deboli e parziali attualmente in atto nel sostegno alle famiglie con figli.

A cominciare in primis dagli assegni familiari che, alla fine, si trasformano in una, seppur piccola, detrazione in busta paga. Costo complessivo dell’assegno unico ripensato in questo senso? Circa 3 miliardi di euro l’anno.

Un costo ancora troppo alto considerando la prossima manovra finanziaria impegnata nella salvaguardia dell’Iva e nella riduzione delle tasse sul lavoro.

Il governo giallorosso starebbe quindi pensando di procedere per gradi e iniziando da un assegno, nel 2020, da erogare solo ai genitori che non hanno un lavoro, con un reddito di 8mila euro l’anno.

Non dovrebbe affatto sorprendere dato che nel programma di governo è ben evidenziato che “occorre intervenire con più efficaci misure di sostegno in favore delle famiglie, con particolare attenzione alle famiglie numerose e prive di adeguate risorse economiche e a quelle con persone con disabilità

Non solo quindi Reddito di cittadinanza (che di suo già prevede un importo maggiorato per chi ha dei figli a carico), ma una misura che vada oltre, che forse lo rimpiazzi, per uno Stato che sia a misura di famiglia. Solo ipotesi per ora che, però, data la situazione e la scarisità di risorse non è troppo irrealistica.

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