Nel mondo degli investimenti del 2026 due colossi rappresentano visioni diametralmente opposte del capitalismo moderno.
Da una parte Berkshire Hathaway incarna l’approccio paziente e conservatore costruito nel tempo da Warren Buffett e ora guidato da Greg Abel. Dall’altra SoftBank incarna l’azzardo visionario di Masayoshi Son che punta tutto sulle tecnologie del futuro.
Ma solo uno di questi modelli potrà sopravvivere nel lungo termine.
Per il risparmiatore italiano che gestisce il proprio portafoglio tra BTP, azioni europee e fondi indicizzati questo confronto non è solo una curiosità da Wall Street ma una lezione concreta su come bilanciare rischio e opportunità in un mercato dominato dall’intelligenza artificiale.
Le due società condividono in apparenza alcune caratteristiche ma divergono profondamente nelle scelte strategiche. Entrambe operano come un mix ibrido tra conglomerato industriale e veicolo di investimento eppure le loro strade si sono separate in modo radicale di fronte al boom dell’AI. Berkshire Hathaway ha accumulato una montagna di liquidità record mentre SoftBank ha caricato debiti per inseguire le scommesse più ambiziose sul futuro tecnologico. Questo contrasto estremo offre spunti preziosi per chi investe in Italia e deve decidere se seguire la via della cautela o abbracciare l’innovazione ad alto rischio.
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La montagna di cash di Berkshire Hathaway e la sua sottoperformance
Berkshire Hathaway ha chiuso il primo trimestre del 2026 con una liquidità di 397 miliardi di dollari un livello mai visto prima e pari a quasi il quaranta per cento della sua capitalizzazione di mercato. Questa cifra rappresenta il doppio della media degli ultimi vent’anni e testimonia una strategia di accumulo estremo. Warren Buffett e il suo successore hanno praticamente azzerato i buyback perché ritengono le azioni sopravvalutate e hanno ridotto al minimo le nuove acquisizioni. L’unica grande partecipazione tech rimane Apple proprio perché il colosso di Cupertino non sta bruciando miliardi in data center per l’AI come invece fanno i competitor.
Negli ultimi dodici mesi le azioni di Berkshire Hathaway hanno sottoperformato il mercato di circa quaranta punti percentuali un divario simile a quello visto nel 1999 prima dello scoppio della bolla dot-com. Non paga dividendi dal 1967 e continua a mantenere un approccio ultra-conservatore in attesa di un grande crash di mercato come quelli del 1929 del 1987 o del 2008 per poter comprare a prezzi stracciati. Per l’investitore italiano questo significa che la via del value investing puro sta pagando un prezzo alto nel breve termine ma potrebbe rivelarsi vincente quando l’entusiasmo per l’AI si sgonfierà.
[SoftBank e la scommessa sull’intelligenza artificiale
Mentre Berkshire Hathaway accumula contante SoftBank si è indebitata pesantemente per finanziare la sua visione futuristica. Entro ottobre 2026 il gruppo giapponese avrà investito complessivamente 65 miliardi di dollari in OpenAI diventando il secondo azionista esterno dopo Microsoft con una quota intorno al tredici per cento. L’impegno annuo supera i tre miliardi di dollari pari a circa il dieci per cento dei ricavi previsti dal modello di business di OpenAI. Per finanziare queste mosse Masayoshi Son ha attivato un bridge loan da quaranta miliardi di dollari in scadenza a marzo 2027 e sta cercando ulteriori dieci miliardi contro la partecipazione in OpenAI.Il gruppo ha anche rafforzato altre scommesse tecnologiche.
Ha acquistato Arm per 31 miliardi di dollari nel 2016 e oggi quella partecipazione vale 250 miliardi con SoftBank che ne detiene l’ottantasette per cento. Nel 2026 ha stanziato cinque miliardi per il braccio robotics di ABB e quattro miliardi per DigitalBridge specializzata in data center. Ha ceduto le ultime azioni Nvidia a ottobre e ridotto posizioni in T-Mobile Grab e DiDi per concentrare risorse sull’AI. Questo approccio ad alto leverage contrasta nettamente con la prudenza di Berkshire Hathaway e rende SoftBank vulnerabile a qualsiasi correzione del settore tecnologico.
Le implicazioni che devi conoscere
Il confronto tra queste due visioni del capitalismo offre una lezione chiara per chi investe in Italia. Da un lato la strategia di Berkshire Hathaway ricorda l’importanza di mantenere una riserva di liquidità e di aspettare i momenti di irrazionalità del mercato per entrare a prezzi convenienti. Dall’altro l’azzardo di SoftBank dimostra come le scommesse concentrate sull’innovazione possano generare rendimenti straordinari ma anche esporre a rischi sistemici se l’hype dell’AI non si traduce in profitti reali.
Un portafoglio equilibrato potrebbe quindi prevedere una quota di azioni value tradizionali accanto a un’esposizione selettiva alle tecnologie più promettenti senza però replicare l’indebitamento estremo di Masayoshi Son.Molti risparmiatori italiani si trovano oggi di fronte a una scelta simile a quella tra Berkshire Hathaway e SoftBank. Con i tassi di interesse ancora elevati e l’incertezza geopolitica alta mantenere una porzione di cash o di obbligazioni a breve termine può sembrare saggio quanto la posizione di Warren Buffett.
Allo stesso tempo ignorare del tutto il progresso dell’AI significherebbe rinunciare a una delle forze trainanti dell’economia globale nei prossimi decenni. La chiave sta nel trovare un equilibrio personale tra prudenza e crescita senza spingersi verso gli estremi rappresentati dai due giganti.
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Chi vincerà la sfida del futuro?
Se l’AI si rivelerà la rivoluzione annunciata SoftBank e Masayoshi Son emergeranno come vincitori indiscussi mentre Berkshire Hathaway rischierà di restare indietro con la sua montagna di cash inutilizzata. Al contrario se la bolla tecnologica scoppierà o se i rendimenti dell’AI deluderanno le aspettative Berkshire Hathaway sarà pronta a cogliere le occasioni di acquisto del secolo mentre SoftBank potrebbe trovarsi schiacciata dal peso del debito accumulato.
Per l’investitore italiano questa incertezza rappresenta un invito a riflettere sulla propria tolleranza al rischio e sulla diversificazione del portafoglio. Non è necessario scegliere un solo approccio ma è essenziale capire i meccanismi che guidano questi due colossi.