Suoi tuoi BTP paghi solo il 12,5% di tasse, ma non sono l’unico strumento su cui si applica l’aliquota agevolata. Ecco l’elenco completo.
Gli investitori conoscono fin troppo bene un numero in particolare: il 26%. È l’aliquota standard che si applica alla maggior parte delle rendite finanziarie, dai conti deposito alle azioni. In molti sanno però che esiste un regime più favorevole, con una tassazione ridotta al 12,5%, riservata a una serie di strumenti considerati più “protetti” o strategici.
Così, a parità di rendimento, paghi meno tasse, e questo ha un effetto diretto sul risultato finale e sui soldi che, effettivamente, ti metti in tasca. Ecco, quindi, una guida completa e aggiornata ai casi in cui si applica questa agevolazione e in cui paghi solo il 12,5% di tasse suoi tuoi investimenti.
1) Titoli di Stato italiani
Il primo esempio è anche il più diffuso. Tutti i rendimenti generati dai titoli del debito pubblico italiano sono tassati al 12,5% e ciò vale sia per le cedole sia per eventuali guadagni in conto capitale.
Rientrano in questa categoria strumenti molto conosciuti come i BOT, i BTP (inclusi BTP Italia, BTP Futura, BTP Valore) e altri titoli come CCT e CTZ.
Perché si paga una tassazione agevolata? Acquistando questi strumenti, il risparmiatore finanzia direttamente lo Stato, che ha tutto l’interesse nell’incentivare questa forma di investimento.
2) Titoli di Stato esteri
L’aliquota al 12,5% non si limita al debito italiano, ma si estende anche ai titoli di Stato emessi da Paesi considerati fiscalmente “trasparenti”. Rientrano nell’agevolazione i titoli di Stati appartenenti all’Unione Europea, quelli dello Spazio Economico Europeo come Norvegia e Islanda e, più in generale, i Paesi inclusi nella cosiddetta “white list” alla luce del fatto che garantiscono un adeguato scambio di informazioni fiscali con l’Italia, come gli Stati Uniti o il Canada.
Ma attenzione. Oltre alle tasse sui rendimenti, dovrai pagare l’IVAFE (l’imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero), l’equivalente dell’imposta di bollo italiana, pari allo 0,20% annuo sul valore del titolo.
3) Obbligazioni di enti pubblici e organismi internazionali
Esiste poi una terza categoria meno conosciuta ma altrettanto interessante. Alcune obbligazioni emesse da enti pubblici territoriali, come Regioni o Comuni, possono beneficiare della stessa aliquota ridotta, ma ancor più rilevante è il caso dei titoli emessi da organismi sovranazionali a cui l’Italia partecipa, tra cui la Banca Europea per gli Investimenti (BEI), la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS).
Anche in questo caso la logica dietro la tassazione agevolata è simile alle precedenti, poiché si tratta di emittenti pubblici o comunque istituzionali, considerati affidabili e meritevoli di un trattamento fiscale più leggero.
4) Buoni fruttiferi postali
Tra gli strumenti più popolari in Italia ci sono senza dubbio i buoni fruttiferi postali, emessi da Cassa Depositi e Prestiti e collocati da Poste Italiane. Anche qui la tassazione è ferma al 12,5%, uno dei motivi per cui questi prodotti continuano a essere scelti da molti risparmiatori, soprattutto da chi cerca sicurezza e semplicità. Il vantaggio fiscale, unito alla garanzia dello Stato, li rende una delle soluzioni più “tranquille” nel panorama degli investimenti.
5) Project bond
Meno diffusi (e conosciuti) tra il pubblico retail, i cosiddetti project bond sono obbligazioni emesse per finanziare progetti specifici, spesso legati a infrastrutture o servizi di pubblica utilità. Se quotati su mercati regolamentati o destinati a investitori qualificati, anche questi strumenti possono beneficiare della tassazione al 12,5% poiché indirizzano i capitali raccolti verso progetti considerati strategici per l’economia.
6) Fondi ed ETF
La questione si complica quando si parla di fondi comuni ed ETF perché non esiste un’unica aliquota, tutto dipende da cosa c’è dentro al fondo.
Se il portafoglio contiene sia titoli di Stato sia altri strumenti (come azioni o obbligazioni societarie), la tassazione viene calcolata in modo proporzionale. La parte di rendimento derivante da titoli di Stato beneficia del 12,5%, mentre il resto viene tassato al 26%. Si ottiene così un’aliquota media che, nei fondi bilanciati, spesso si colloca tra il 18% e il 22%.
7) PIR
C’è un’eccezione interessante per i Piani Individuali di Risparmio Se rispettano tutte le condizioni previste (in particolare il mantenimento dell’investimento per almeno cinque anni) permettono di ottenere un’esenzione totale dalle imposte sulle rendite.
In pratica, si può arrivare a pagare zero tasse. Se però si esce prima del tempo, si perde il beneficio e si torna alle aliquote standard, cioè 26% o 12,5% a seconda degli strumenti sottostanti.
8) Fondi pensione
Nel caso della previdenza complementare, il meccanismo è ancora diverso. I rendimenti dei fondi pensione sono tassati al 20%, ma la quota di rendimento derivante da titoli di Stato continua a beneficiare della tassazione ridotta al 12,5%. Questo abbassa l’aliquota effettiva complessiva, rendendo il sistema più favorevole nel lungo periodo.
Cosa resta fuori dal 12,5%?
Per evitare equivoci, chiariamo cosa non rientra mai in questo regime agevolato: conti correnti e conti deposito restano tassati al 26%, così come le azioni (sia per i dividendi sia per le plusvalenze) e le obbligazioni societarie. Lo stesso vale per strumenti più complessi come derivati e certificates (salvo casi particolari) e per le criptovalute, una volta superate le soglie di esenzione previste.
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