BTp: cosa sono, come investire, rischi e tassazione

Cosa sono i Btp, come investire e quali sono i rischi e vantaggi dei buoni poliennali emessi dal Tesoro italiano? Tassazione, come comprare e guida completa.

BTp: cosa sono, come investire, rischi e tassazione

Cosa sono i BTp e come investire nei titolo di Stato? I buoni del tesoro poliennali offrono vantaggi, ma anche rischi.
All’intero della guida completa di Money.it, analizziamo cosa sono i BTp, come investire in questo strumento finanziario, quale regime di tassazione applicato.

Molti risparmiatori scelgono l’acquisto dei BTp poiché sono obbligazioni garantite dallo Stato italiano ed offrono una cedola continua e fissa fino alla scadenza, momento in cui viene restituita la somma di denaro investito pari al suo valore nominale.
All’interno della guida che segue chiariamo tutti i dubbi dei risparmiatori che vogliono puntare sui titoli di Stato e decidono di investire in BTp.

Cosa sono i BTp

I BTp sono titoli obbligazionari a tasso fisso a medio-lungo termine. Vengono emessi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze che, con appositi decreti, ne determina gli importi, i tagli (di almeno 1.000 euro), la durata (3, 5, 7, 10, 30 anni), il livello delle cedole e le modalità di assegnazione. I BTp pagano una cedola semestrale fissa posticipata, determinata prima dell’emissione.

Poiché la ritenuta fiscale sullo scarto di emissione, ossia la differenza tra il prezzo di emissione e valore nominale di rimborso, si paga al momento del rimborso, un BTp non viene rimborsato esattamente a 100 ma a 100 meno l’imposta.

I BTp sono collocati circa ogni mese mediante asta marginale; dal 1° gennaio 1994 il mercato primario dei titoli di Stato è precluso alle banche centrali dei Paesi membri dell’Unione Europea, nel senso che le banche centrali non possono sottoscrivere titoli di Stato in fase di emissione, ma solo acquistarli successivamente sul mercato secondario. Questo divieto è volto a garantire l’autonomia delle banche centrali nella propria politica di finanziamento dello Stato.

Nel giorno successivo al collocamento, i BTp vengono ammessi nella borsa valori con una quotazione a corso secco: questo significa che, per calcolare l’effettivo prezzo di acquisto, è necessario sommare alla quotazione il rateo della cedola, ossia la quota parte delle cedole future già maturate ma non ancora pagate, e la commissione dovuta all’intermediario.

Analogamente agli altri titoli di Stato e agli altri strumenti negoziati in mercati regolamentati, i BTp sono stati oggetti della dematerializzazione e non sono dunque più emessi fisicamente ma solo contabilmente.

Un decreto del 1998 del ministero del Tesoro ha ufficialmente introdotto anche in Italia la possibilità di realizzare operazioni di coupon-stripping aventi per oggetto titoli di Stato come i BTp. Tali operazioni prevedono che le due componenti di un BTp - le cedole e il mantello - vengano staccate o strippate e negoziate separatamente.
In pratica, ad esempio, un BTp decennale sottoposto a stripping verrebbe scomposto in ventuno separati titoli zero coupon (20 cedole e 1 valore di rimborso). Le finalità di un simile procedimento sono principalmente due:

  • ampliare la gamma delle scadenze disponibili per gli investitori e in particolare per le istituzioni finanziarie che si trovano a dover gestire il rischio di interesse derivante dallo squilibrio delle scadenze delle relative attività e passività;
  • offrire la disponibilità di titoli zero coupon a lunga scadenza che, in assenza di simili operazioni, sarebbero limitati ai BoT e ai CTz, e dunque alle sole scadenze fino ai due anni.

Come investire in BTp

Per investire in BTp è possibile rivolgersi alla propria banca o al proprio conto di investimento online con accesso al mercato dei titoli di Stato.
È possibile investire in BTp anche dopo la loro emissione, grazie alla loro presenza sul MOT che permette al compratore di vendere i buoni del tesoro in portafoglio prima della loro scadenza. Allo stesso modo, l’investitore può comprare BTp sul mercato senza attenderne una nuova emissione.

Data la quotazione del prezzo del BTp sul mercato, la sua quotazione può risultare superiore o inferiore al suo valore nominale.
Il prezzo del BTp varia costantemente nel tempo e segue le regole base dell’incontro tra domanda e offerta, permettendo l’attività di speculazione.

I vantaggi dei BTp


La scelta di investire in BTp si basa sulla sua capacità di offrire delle cedole costanti, certe e garantite dallo Stato ogni sei mesi. È possibile garantirsi un flusso cedolare costante durante tutto l’anno grazie alle varie scadenze disponibili sul mercato. Un altro vantaggio dei BTp è dato dalla loro alta liquidità.

I rischi dei BTp

Il rischio principale del BTp è quello legato al mercato e alla relativa volatilità del prezzo del titolo di Stato acquistato durante il periodo che intercorre tra l’acquisto e la sua scadenza.

Il rischio di discesa del valore dei BTp in portafoglio aumenta all’aumentare della sua durata. Quando i tassi di interesse sui BTp aumentano, il suo prezzo scende. Al contrario, una riduzione dei tassi permette un aumento del prezzo del BTp. Il risparmiatore spera in un calo della quotazione così da generare una differenza positiva tra i rendimento derivante dalle cedola e il valore di mercato.

I BTp più rischiosi presenti sul mercato sono i titoli con scadenza a lungo termine, pari a 15 e a 30 anni. Con un raggio di investimento simile, è preferibile optare per i titoli di Stato a tasso variabile, per i quali la cedola varia seguendo i movimenti dei rendimenti del mercato.
A compensare parte del rischio legato all’investimento in BTp è la garanzia del rimborso del valore nominale dei titoli in portafoglio al momento della loro scadenza.

La tassazione sui BTp

Lo Stato ha previsto una tassazione agevolata per il BTp rispetto alle aliquote previste per altri strumenti finanziari. La tassazione sui BTp è del 20%, a differenza del 26% applicato attualmente su capital gain, rendite, ecc.

Esaminiamo ora le differenze tra i BTp e gli altri titoli emessi dal Tesoro.

Differenza tra BTp e BoT


I due titoli variano in dipendenza della durata e del rendimento. I BoT sono dei buoni ordinati del tesoro ed hanno una durata molto più breve rispetto alle scadenze proposte sul BTp, dai 3 a 12 mesi. I BoT non prevedono un rendimento cedolare poiché il prezzo di vendita è inferiore al loro valore nominale.
Nel caso del BoT, il risparmiatore compra a 99 ciò che vale 100, ad esempio. Al momento della scadenza, lo Stato paga 100, permettendo al risparmiatore di guadagnare sulla differenza.

Differenza tra Btp e Cct

I Cci sono Certificati di Credito del tesoro con durata fissa a 7 anni. Garantiscono una cedola semestrale calcolata in base all’andamento di mercato dei BoT con scadenza a sei mesi con una sopravvalutazione dello 0.15%. A differenza del BTp, il Cct deve il suo valore all’andamento corrente del mercato.

Differenza tra BTp e CTZ

I CTZ sono Certificati del Tesoro Zero Coupon seguono lo stesso funzionamento del BoT ma differiscono per durata. Il CTZ ha una durata di 2 anni, non prevede cedole ma fornisce un’opportunità di guadagno sulla differenza tra il valore nominale a scadenza e il prezzo di acquisto.
Non hanno una cedola di interesse in quanto, come nei BoT, il guadagno si stabilisce sulla differenza tra valore nominale e valore di acquisto e si percepisce interamente alla scadenza dello stesso.

Differenza tra BTp e BTp Italia

I Btp Italia sono dei titoli di stato indicizzati all’inflazione, il cui rendimento è dato dalle cedole semestrali al netto dell’incidenza del tassi di inflazione.

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