I dividendi rappresentano una componente importante dei rendimenti per molti investitori italiani. Quando però questi proventi provengono da società quotate all’estero, entra in gioco un tema complesso e spesso costoso: la doppia tassazione.
Nella maggior parte dei casi, infatti, il Paese estero applica una ritenuta alla fonte sui dividendi distribuiti, mentre in Italia scatta l’imposta sostitutiva del 26% sul reddito percepito. Senza interventi correttivi, questo meccanismo può portare a un prelievo complessivo molto elevato, riducendo sensibilmente il rendimento netto.
Ad esempio, gli investitori italiani che nel 2025 hanno percepito dividendi da società quotate alla Borsa di Francoforte si sono spesso trovati di fronte a un prelievo fiscale doppio: da un lato la ritenuta tedesca del 26,375 per cento applicata alla fonte, dall’altro l’imposta sostitutiva italiana del 26 per cento.
Questo meccanismo, apparentemente inevitabile, può però essere attenuato in modo significativo grazie alla Convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e Germania, che fissa un tetto massimo del 15 per cento alla ritenuta tedesca sui dividendi percepiti da persone fisiche residenti in Italia.
Il risultato concreto è la possibilità di recuperare l’eccedenza pagata in Germania e di ottenere in Italia il riconoscimento di un credito d’imposta sul prelievo estero residuo, riducendo così il carico fiscale effettivo a circa l’11 per cento netto sul dividendo lordo.
Come richiedere il rimborso alla Germania
Il primo passo per chi ha subito la doppia tassazione nel 2025 consiste nel richiedere il rimborso dell’eccedenza alle autorità fiscali tedesche. La Germania applica infatti la propria aliquota interna piena del 26,375 per cento (25 per cento di imposta sui redditi da capitale più il 5,5 per cento di contributo di solidarietà), ma il trattato bilaterale impone di limitare il prelievo al 15 per cento. La differenza dell’11,375 per cento può essere restituita presentando una domanda formale al Bundeszentralamt für Steuern (BZSt), l’ufficio centrale federale delle imposte, utilizzando l’apposito modello R-AAb.
La richiesta deve essere corredata dal certificato di residenza fiscale rilasciato dall’Agenzia delle Entrate italiana e dalla documentazione comprovante il pagamento della ritenuta (tax voucher o certificazione rilasciata dall’intermediario). Il termine per agire è di quattro anni dalla fine dell’anno in cui è avvenuto il prelievo, quindi per i dividendi del 2025 la finestra resta aperta fino alla fine del 2029. Molti intermediari finanziari offrono un servizio di assistenza a pagamento proprio per gestire questa pratica, semplificando la compilazione e l’invio dei documenti.
Il recupero della tassazione italiana
Una volta ottenuto il rimborso tedesco, che riporta la ritenuta effettiva al livello convenzionale del 15 per cento, l’investitore italiano può rivolgersi all’Agenzia delle Entrate per il secondo livello di recupero. In linea di principio l’Italia applica l’imposta sostitutiva del 26 per cento sui redditi di capitale, e quando l’intermediario residente opera la ritenuta sul cosiddetto “netto frontiera” il credito non viene riconosciuto automaticamente.
Tuttavia, la giurisprudenza della Corte di Cassazione (sentenze n. 25698/2022 e successive conformi del 2024) ha chiarito che la norma convenzionale prevale su quella interna: il credito d’imposta per le imposte pagate all’estero spetta anche sui dividendi assoggettati a ritenuta a titolo d’imposta o a imposta sostitutiva. Chi ha già visto applicare il 26 per cento pieno senza sconto deve quindi presentare un’istanza di rimborso ex articolo 38 del DPR 602/1973 all’Agenzia delle Entrate, allegando la prova della ritenuta tedesca (o del rimborso ottenuto dal BZSt) e richiamando esplicitamente il trattato e l’orientamento della Suprema Corte. Il termine per questa istanza è di 48 mesi dal versamento dell’imposta italiana.
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Strategie per evitare la doppia tassazione in futuro
Per chi invece sta pianificando gli investimenti futuri o vuole evitare di incorrere nuovamente nella doppia tassazione, la chiave sta nella prevenzione. Innanzitutto è opportuno scegliere intermediari che applichino già il “netto frontiera” corretto, tenendo conto del tetto convenzionale, o che offrano assistenza nella gestione delle richieste di rimborso. In secondo luogo, conservare con cura tutta la documentazione relativa a ogni cedola (dal tax voucher alla certificazione di residenza) rende più agevole e rapida qualsiasi pratica. È inoltre consigliabile verificare periodicamente lo stato delle richieste inviate al BZSt attraverso il portale online dell’amministrazione tedesca, evitando così ritardi amministrativi che potrebbero complicare il recupero.
Infine, per importi rilevanti conviene rivolgersi a un professionista fiscale o a un commercialista specializzato in fiscalità internazionale: i costi di assistenza sono spesso ampiamente compensati dal recupero ottenuto, mentre per piccoli dividendi potrebbe non essere conveniente avviare pratiche complesse a causa delle spese accessorie.In prospettiva, la direttiva europea Faster, che entrerà in vigore dal 2030, promette di semplificare notevolmente questi rimborsi grazie a procedure digitali standardizzate a livello UE, ma fino ad allora la doppia tassazione sui dividendi tedeschi resta un fenomeno che richiede attenzione e azione tempestiva da parte dell’investitore. Recuperare quanto pagato in eccesso non è solo un diritto sancito dal trattato, ma anche un modo concreto per tutelare la redditività del proprio portafoglio azionario estero.