Tiscali e Lehman Brothers. Due crolli, una stessa illusione

Guido Giaume

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La domanda chiave per investire oggi: stai seguendo i numeri o la narrativa? Un precedente storico che devi conoscere.

Tiscali e Lehman Brothers. Due crolli, una stessa illusione

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Dicembre 1999. Avevo comprato Tiscali a 150 per alcuni clienti. L’avevo venduta a 300.
Una decisione corretta secondo qualsiasi criterio: raddoppiato il capitale, usciti con un guadagno reale. Il lavoro era fatto.
A metà gennaio la signora mi chiamò. Ottantotto anni, voce ferma, molto seccata. Voleva più Tiscali nel portafoglio. Ne avevamo tenute pochissime — quasi niente. Le spiegai perché. Non era soddisfatta.

Nello stesso periodo una giornalista economica de La Stampa aveva conferito il suo portafoglio. Era fatto interamente di Seat e Pagine Gialle — che allora valevano 5 euro e gliele avevamo vendute tutte. E poi sono andate a 6. Lei mi chiamava «sveglione»...nel senso opposto.
Nel frattempo Tiscali continuava a salire. A marzo 2000 aveva superato i mille euro per azione.
Per due mesi mi ero chiesto se fossi cretino.

Avevo venduto a 300 qualcosa che valeva mille. La signora strillava. La giornalista ironica. Il mercato sembrava confermare che chi vende troppo presto sbaglia.
Questa è l’assunzione che regge tutto in una bolla: il prezzo che sale è la prova che avevi torto a uscire.
Per giustificare quei prezzi qualcuno aveva elaborato una teoria elegante. Si chiamava «teoria delle opzioni reali». Le startup tecnologiche non andavano valutate come aziende normali — erano opzioni su un futuro possibile. O andavano a zero, oppure moltiplicavano il loro valore senza limite. Il ragionamento aveva una sua coerenza interna. Il problema è che era una teoria nata per essere coerente applicata a dati sbagliati produce conclusioni sbagliate con grande precisione. Tiscali aveva una capitalizzazione di borsa paragonabile a Fiat. Ma Fiat produceva utili. Tiscali no. La teoria serviva a rendere razionale qualcosa che razionale non era.

Poi Tiscali è andata a zero. Non in un weekend come Lehman Brothers — quello è stato un crollo visibile, databile, con un’ora di inizio. Tiscali si è dissolta lentamente, mentre il mercato intorno collassava. Quando è arrivata a zero il danno era già ovunque.
La signora non mi ha più chiamato per le Tiscali.
Oggi quella stessa sensazione fisica — la pancia, non la testa — è tornata.

I mercati continuano a prezzare valutazioni che presuppongono una continuità che non è garantita. La catena di approvvigionamento energetico globale è sotto pressione seria. Non sappiamo se e quando tornerà a funzionare come prima. Forse non tornerà. Le conseguenze su costi, margini e utili reali delle aziende quotate non sono ancora nei prezzi — o almeno non completamente.
Nel 1999 la teoria delle opzioni reali serviva a spiegare perché i prezzi erano giusti nonostante i fondamentali non reggessero. Oggi circolano ragionamenti simili — diversi nella forma, identici nella funzione. Servono a rendere accettabile ciò che i numeri da soli non giustificherebbero.

La domanda che mi è rimasta dal 1999 non è se avevo venduto troppo presto.
È questa: in base a cosa stava decidendo la signora — e in base a cosa stavo decidendo io?
Lei guardava il prezzo che saliva e vedeva una conferma. Io guardavo lo stesso prezzo e vedevo un’uscita. Stesso numero, due ragionamenti diversi.
Il mercato per due mesi aveva detto che lei aveva ragione. Poi ha detto altro.
Quando guardi i mercati oggi — con tutto quello che si muove — in base a cosa stai decidendo?

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