Terza Guerra Mondiale: Israele bombarda Assad e Trump minaccia Russia e Iran

Spirano venti da Terza Guerra Mondiale in Siria: missili israeliani uccidono 14 soldati di Assad mentre Trump annuncia che i suoi missili starebbero arrivando.

Terza Guerra Mondiale: Israele bombarda Assad e Trump minaccia Russia e Iran

Torna l’incubo di una Terza Guerra Mondiale in Medio Oriente. Il terreno di battaglia è sempre la Siria dove, dopo che già erano state mosse accuse simili nei precedenti bombardamenti nel Ghouta, l’Occidente ora torna a parlare di utilizzo di armi chimiche dopo che circa 100 persone sono morte a Douma a seguito di un attacco aereo dell’esercito regolare di Assad.

Donald Trump dal canto suo minaccia una risposta militare alla Siria, che ha respinto ogni accusa di utilizzo di armi chimiche, spostando verso la zona un cacciatorpediniere e twittando contro la Russia avvertendo che i missili americani starebbero arrivando.

Una escalation militare da Terza Guerra Mondiale

Per capire al meglio cosa sta succedendo in questo momento in Siria e perché si parla di una possibile Terza Guerra Mondiale, occorre ripercorrere gli eventi che si sono susseguiti negli ultimi tempi nel paese mediorientale.

Nel 2011 le rivolte della cosiddetta “Primavera Araba” scoppiarono anche in Siria ma, a differenza di molti altri paesi, il presidente Assad riuscì a rimanere in sella grazie soprattutto al sostegno di Russia e Iran.

Iniziò quindi nel paese una sorta di guerra civile, con i ribelli che si opponevano al regime di Assad fiancheggiati e finanziati da Stati Uniti e Arabia Saudita. In questa situazione di caos trovarono terreno fertile anche i fondamentalisti dell’Isis, che riuscirono a conquistare diverse città instaurando il loro Stato Islamico.

A seguito anche degli attentati realizzati dai terroristi dell’Isis specie in Europa, tutte le varie forze in campo hanno deciso di indire una sorta di tregua per coalizzarsi contro il califfato per sconfiggere quello che veniva visto come un nemico comune.

Nella lunga battaglia contro lo Stato Islamico un ruolo molto importante lo hanno giocato le truppe curde, in sinergia con i ribelli anti-Assad, che gestivano di fatto alcuni territori nel Nord del paese tra il confine turco e quello siriano.

Dopo che a fine 2017 sono state riconquistate le due principali città in mano ai jihadisti, Mosul e Raqqa, lo Stato Islamico è stato considerato sconfitto. Per la Siria però i problemi non sono per nulla finiti.

Tolto di mezzo l’Isis, sia il governo di Damasco che quello di Ankara hanno subito deciso di agire militarmente per annientare i loro due nemici: i ribelli per i Assad e i curdi per Erdogan, il tutto con la benedizione della Russia.

Vediamo allora una mappa realizzata dalla BBC su come era la situazione in Siria nel febbraio 2018.

Da qui si arriva ai recenti tragici avvenimenti. La Turchia dopo aver preso il controllo della città di Afrin non ha fermato la sua azione militare contro i curdi. Al tempo stesso la Siria ha attaccato in maniera massiccia la zona del Ghouta, da sempre considerata come il centro di comando dei ribelli.

Nelle ultime ore aerei di Damasco hanno bombardato la città di Douma provocando 100 morti. Come già avvenuto in passato, fonti del luogo hanno parlato dell’utilizzo di armi chimiche mandando così su tutte le furie Donald Trump, che ha minacciato conseguenze mentre Assad respingeva ogni accusa a riguardo.

Nel frattempo Israele, storico alleato degli Stati Uniti, ha lanciato dei missili contro una base militare siriana nella zona di Homs, uccidendo 14 soldati tra cui alcuni di questi erano iraniani. I feriti sarebbero circa una trentina.

Un attacco questo condannato dalla Russia, che ha annunciato anche di essere pronta a rispondere a qualsiasi attacco americano visto che gli Usa stanno spostando verso la Siria il cacciatorpediniere Donald Cook della marina militare.

Alta tensione

Il 4 aprile il leader russo Vladimir Putin e quello iraniano Hassan Rouhani si sono recati ad Ankara dove hanno incontrato il loro collega turco Tayyip Erdogan. Un summit che ha sancito una sorta di patto tra i tre paesi.

Anche se gli Stati Uniti avevano di recente dichiarato di voler abbandonare al più presto la Siria, Donald Trump fin da quando è stato eletto alla Casa Bianca si è speso molto per rafforzare il suo asse con Israele e Arabia Saudita.

Considerando il fatto che Assad è ancora al potere soltanto perché è protetto da Mosca e Teheran e quindi di fatto nelle mani di Putin, si può dire che questi siano i due blocchi che si stanno giocando la delicata partita in Medio Oriente.

In mezzo poi ci sono i curdi, i ribelli siriani e quelli nello Yemen, tutte pedine queste mosse dalle grandi potenze che li sostengono economicamente e militarmente a secondo della vicinanza a uno o l’altro schieramento.

Dopo l’attacco siriano alla città di Douma nei confronti dei ribelli, Donald Trump ha usato parole di fuoco con il consueto post su Twitter, minacciando conseguenze a Damasco e accusando la Russia e l’Iran di essere responsabili del sostegno “all’animale Assad”.

Ma a gettare il mondo nell’inquietudine è un nuovo cinguettio di Trump, dove manda una sorta di avvertimento che i missili americani stanno arrivando rinfacciando di essere partner di chi usa il gas contro il proprio popolo.

La tensione è alta e i pericoli per una sorta di Terza Guerra Mondiale sempre più concreti. Con la Corea del Nord ormai su posizioni più morbide rispetto al passato, ormai è certo che è in Siria che si giocherà la partita più importante a livello internazionale.

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