Che cosa accadrebbe ai mercati se davvero scoppiasse la terza Guerra Mondiale? È una domanda che sembra uscita da un film distopico, ma che in molti iniziano a porsi guardando all’instabilità geopolitica globale. Perché la storia ci insegna che ogni grande conflitto ha riscritto le regole dell’economia e della finanza. La Prima guerra mondiale ha fatto crollare il gold standard, la Seconda ha inaugurato Bretton Woods e il dominio del dollaro. Una terza, in un mondo globalizzato e iper-digitalizzato, avrebbe inevitabilmente ripercussioni anche su Bitcoin e sull’intero mercato delle criptovalute.
C’è chi già definisce la guerra commerciale scatenata dagli Stati Uniti di Donald Trump una sorta di “terza guerra mondiale senza bombe”, fatta di dazi e sanzioni. Ma se mai dovessero arrivare le armi, le conseguenze sarebbero ben più drammatiche.
E il prezzo di Bitcoin? Potrebbe crollare insieme alle Borse o trasformarsi nel nuovo oro digitale? Vediamo tutte le ipotesi e gli scenari possibili.
Shock immediato e rifugio di lungo periodo
Nel caso di un conflitto mondiale, la prima reazione dei mercati sarebbe il panico. Gli investitori venderebbero tutto ciò che è liquido per correre verso il dollaro e i Treasury americani. Bitcoin, almeno all’inizio, non farebbe eccezione. Verrebbe scaricato insieme ad azioni e obbligazioni per generare liquidità immediata. Lo abbiamo già visto con la pandemia nel 2020 e in ogni fase di forte stress. Nel breve termine, anche le criptovalute subiscono il contagio del “sell everything”.
Ma il punto non è il primo impatto, bensì cosa accadrebbe dopo. Perché se la guerra mondiale portasse inflazione da scarsità di materie prime, controlli sui capitali e politiche monetarie ultra-espansive, Bitcoin potrebbe diventare un bene rifugio. In un contesto simile, gli investitori prediligono asset percepiti come “scarsi” e non manipolabili. L’oro, da sempre rifugio fisico, potrebbe trovare nel Bitcoin il suo equivalente digitale. La narrativa di BTC come “bene rifugio” avrebbe finalmente una prova storica: chi non si fida più delle monete fiat, gonfiate dalle guerre, potrebbe guardare proprio al re delle criptovalute.
Da qui emergono due scenari possibili. Nello scenario più ottimistico, se le valute tradizionali reggessero e le infrastrutture digitali non venissero intaccate, Bitcoin potrebbe trasformarsi davvero nel nuovo oro digitale, spingendosi oltre i massimi già toccati e guadagnando anche più del 30% in poche settimane. Ma c’è anche il rovescio della medaglia. Se la guerra minacciasse energia e telecomunicazioni, la rete ne uscirebbe compromessa e il prezzo di BTC rischierebbe di precipitare, travolto da blackout e panico, con perdite del 30-50%. A metà strada resta lo scenario più probabile nel breve termine: una volatilità feroce, fatta di oscillazioni improvvise che superano facilmente il 10-20% in poche ore, tra acquisti d’istinto e vendite dettate dalla paura. In ogni caso, la Terza Guerra Mondiale farebbe di Bitcoin non più soltanto un asset speculativo, ma il termometro del caos globale.
Il destino delle altre criptovalute (Altcoin)
Se Bitcoin potrebbe uscirne rafforzato, lo stesso non si può dire per l’universo delle altcoin. Ethereum, Solana, XRP e centinaia di altri token vivono di liquidità, speculazione e innovazione tecnologica. Una guerra mondiale metterebbe a rischio le reti energetiche e internet, mettendo in fuga i capitali. In questo scenario molti progetti potrebbero crollare sotto il proprio peso. Sarebbe una selezione naturale brutale, dove a sopravvivere sarebbero solo i protocolli con reale utilità e basi solide.
Grafico della capitalizzazione delle Altcoin
Fonte Tradingview
L’indice Total3ES, che fotografa la capitalizzazione delle altcoin pure escludendo Bitcoin, Ethereum e stablecoin, è un termometro prezioso per capire la vulnerabilità del settore. A dicembre 2024 aveva sfiorato i 980 miliardi di dollari, salvo poi crollare del 53% fino ai minimi di aprile 2025. Oggi è tornato a quota 819 miliardi, un recupero importante ma ancora lontano dai massimi. Questo significa che le altcoin sono più esposte agli shock esterni. Se un conflitto mondiale dovesse davvero esplodere, lo schema sarebbe simile a quello accaduto tra marzo e aprile, ma in forma più violenta. In quel contesto il Total3ES potrebbe precipitare, segnalando un’ulteriore concentrazione di capitale su Bitcoin, con un mercato sempre più polarizzato.
La stessa sorte potrebbe toccare alle stablecoin: da un lato diventerebbero strumenti cruciali per trasferire ricchezza oltre confine in un mondo frammentato da sanzioni, dall’altro rischierebbero attacchi politici e regolatori, con governi pronti a congelare riserve o limitarne l’uso. È in questa frattura che Bitcoin potrebbe emergere come unico asset veramente neutrale, accessibile ovunque e da chiunque, purché la rete resti in piedi.