Il 5 febbraio 2026 segna l’inizio di un’era nucleare senza freni. Ecco cosa cambierà per tutti noi

Roberto Vivaldelli

09/02/2026

Un nuovo trattato sul controllo degli armamenti strategici dovrebbe abbandonare il vecchio modello «bipolare» e tenere conto del nuovo assetto «multipolare»

Il 5 febbraio 2026 segna l’inizio di un’era nucleare senza freni. Ecco cosa cambierà per tutti noi

Il 5 febbraio 2026 segna una svolta storica e preoccupante nella storia del controllo degli armamenti nucleari: per la prima volta in oltre mezzo secolo, le due principali potenze nucleari mondiali – Stati Uniti e Russia – operano senza alcun limite reciproco vincolante sui loro arsenali strategici a lungo raggio.

Il New START (Strategic Arms Reduction Treaty), firmato a Praga nel 2010 da Barack Obama e Dmitry Medvedev, è scaduto ufficialmente alla mezzanotte di quel giorno, senza proroghe formali né successori immediati.Il trattato limitava a 1.550 le testate nucleari strategiche dispiegate per ciascuna parte, includeva meccanismi di verifica (ispezioni in loco, scambi di dati semestrali) e rappresentava l’ultimo pilastro del regime bilaterale di controllo nucleare avviato negli anni ’70 con i trattati SALT.

La sua fine non è frutto di una rottura drammatica o di una denuncia unilaterale, ma di una paralisi diplomatica protratta: i negoziati per un seguito non sono mai decollati seriamente, complicati dalla guerra in Ucraina, dalle divergenze sulla verifica (sospesa già nel 2023) e dalle richieste americane di includere la Cina.

Il silenzio assordante della diplomazia

Nel settembre 2025, il leader russo Vladimir Putin aveva proposto un’intesa informale per continuare a rispettare i limiti quantitativi del trattato per un anno aggiuntivo (fino al febbraio 2027), in attesa di un accordo più strutturato. Donald Trump aveva inizialmente definito l’idea «buona», ma non è arrivata alcuna risposta formale da Washington. Alla fine, il trattato è semplicemente spirato, come previsto dalle sue clausole (prorogabile una sola volta per cinque anni, opzione già utilizzata nel 2021 sotto Biden).

Esperti come Matt Korda della Federation of American Scientists sottolineano che, senza vincoli, ciascuna parte potrebbe teoricamente «caricare» centinaia di testate aggiuntive su missili e bombardieri, potenzialmente raddoppiando gli arsenali dispiegati in scenari massimalisti. Tuttavia, i costi elevati e le tempistiche tecniche (almeno un anno per espansioni significative) rendono improbabile un’immediata corsa sfrenata. Il vero rischio è più sottile: la scomparsa di trasparenza e meccanismi di fiducia.

Senza New START, infatti: spariscono le ispezioni e la condivisione obbligatoria di dati, lasciando spazio solo alle stime di intelligence (spesso imprecise o politicizzate); si interrompe il messaggio politico implicito: «la competizione nucleare incontrollata danneggia tutti»; si rafforza la logica del «dilemma di sicurezza»: ciascuna parte deve pianificare per il peggio, assumendo che l’altra stia accumulando armi, alimentando così una spirale di paura degna del Dr.Stranamore.

La nuova realtà multipolare

Un nuovo - e improbabile - trattato dovrebbe dunque tenere conto che l’ordine internazionale non è più bipolare (Usa/Urss) come nella Guerra Fredda: allora il confronto era essenzialmente bipolare, con due superpotenze simmetriche che potevano negoziare riduzioni reciproche e verifiche intrusive in un contesto di deterrenza mutua assicurata; oggi, invece, il panorama è multipolare e asimmetrico, con la rapida espansione dell’arsenale cinese (ormai oltre 600 testate e in rotta verso il migliaio entro il 2030), lo sviluppo russo di sistemi come il missile Burevestnik a propulsione nucleare, i siluri Poseidon e le armi ipersoniche che sfuggono alle vecchie categorie del trattato, nonché la presenza di potenze nucleari regionali come India, Pakistan, Corea del Nord e l’arsenale indipendente di Regno Unito e Francia.

Un nuovo trattato sul controllo degli armamenti strategici, per essere efficace, dovrebbe quindi abbandonare il modello bilaterale obsoleto e abbracciare un quadro multilaterale o almeno trilaterale (USA-Russia-Cina), includere tecnologie emergenti (ipersonica, intelligenza artificiale, cyber-capacità nucleari), prevedere meccanismi di verifica adattati alla diffidenza attuale e tenere conto non solo dei numeri di testate, ma della stabilità strategica globale in un’era in cui la proliferazione, le asimmetrie e i rischi di errore di calcolo sono molto più complessi e diffusi rispetto al passato bipolare.