Tassi BCE, quanti tagli nel 2025? Risponde il mercato

Laura Naka Antonelli

13/02/2025

Occhio non solo a quanto stanno prezzando i BTP e i bond dell’area euro. Attenzione al trend di questi rendimenti, che hanno risposto con un numero ben preciso.

Tassi BCE, quanti tagli nel 2025? Risponde il mercato

Ci mancava soltanto l’ultimo dato relativo all’inflazione USA a rompere le uova nel paniere della BCE.

Per quanto la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde abbia rivendicato più volte l’indipendenza dell’istituzione dalla politica monetaria della Federal Reserve, i mercati sanno benissimo che il trend dei tassi degli Stati Uniti condiziona inevitabilmente quello dei tassi dell’Eurozona. La ragione principale risiede nel rapporto di cambio euro-dollaro: eventuali scossoni violenti che andassero a premiare troppo il dollaro nei confronti dell’euro, sulla scia di una restrizione monetaria decisa dalla Fed significativamente più importante rispetto a quella della BCE, rischierebbero infatti di rendere reale lo spettro dell’inflazione importata, che da un po’ aleggia in Europa, disturbando il sonno di Lagarde.

Naturale dunque che la paura che la Fed di Jerome Powell - sulla scia dei dazi di Donald Trump - non solo non tagli più i tassi sui fed funds USA, ma torni perfino ad alzarli, contagi la Banca centrale europea, mettendo ansia a chi fino a pochi mesi fa si sfregava già le mani puntando su diversi tagli dei tassi firmati da Christine Lagarde, nel corso del 2025. Nel pieno dell’incertezza e in attesa di capire meglio i danni che saranno inflitti dai dazi di Trump all’economia di tutto il mondo, una risposta arriva dal mercato: non solo dal trend dei BTP e di altri bond dell’area euro, ma anche da quello di altri rendimenti ad hoc.

Il messaggio che arriva dai tassi privi di rischio. Parola della BCE

Sebbene nessuno abbia la sfera di cristallo, i rendimenti dei BTP e di altri titoli di Stato da un po’ stanno scontando il dubbio di uno scenario meno dovish per i tassi della BCE.

A provarlo è la stessa Banca centrale europea che, pubblicando oggi il Bollettino economico, il primo del 2025, si è soffermata sul trend dei bond dell’Eurozona, in particolare su quello dei loro rendimenti, rapportandolo a quello dei tassi privi di rischio.

La BCE ha citato anche il movimento dei rendimenti dei Treasury USA, titoli di Stato americani che, a dispetto dei tagli dei tassi di interesse che la Fed di Jerome Powell ha annunciato nel periodo compreso tra i mesi di settembre e di dicembre 2024, (nella prima riunione di quest’anno è stato confermato invece lo status quo), sono balzati in modo significativo.

Nell’analizzare la performance dei tassi privi di rischio, così come il trend dei rendimenti dei BTP & Co, la BCE ha preso in considerazione il periodo al quale si è riferito il suo Bollettino economico N° 1 del 2025, ovvero quello compreso tra il 12 dicembre 2024 e il 29 gennaio 2025.

Evidenti i cambiamenti, confermati dalla dinamica in primis della curva a termine del tasso privo di rischio a breve termine in euro (euro short-term rate, €STR), che “ha registrato un complessivo spostamento verso l’alto, con alcune oscillazioni intermittenti”.

Di fatto, dopo la flessione che ha caratterizzato l’inizio del periodo preso in esame, “la tendenza si è invertita al volgere dell’anno e all’inizio di gennaio, a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia e della pubblicazione dei nuovi dati relativi all’economia statunitense, che hanno determinato delle correzioni al rialzo delle aspettative di inflazione e contribuito all’inversione della curva ”.

Per la precisione, ha fatto notare la BCE, “ la curva a termine del tasso OIS (overnight index swap), basata sull’€STR, è salita di circa 7 punti base per le scadenze a un anno e di 24 punti base per quelle a due anni, riflettendo le aspettative di un allentamento meno rapido della politica monetaria nell’area”.

Tagli di 90 punti base entro la fine del 2025, 33 pb in meno rispetto a inizi dicembre

Il messaggio è, dunque, alquanto chiaro, accompagnato tra l’altro da un numero ben preciso. Finora diversi analisti avevano messo in evidenza come i mercati stessero scommettendo su almeno altri tre tagli dei tassi di interesse da parte della BCE nel corso del 2025, dopo quello della fine di gennaio.

Ma il Bollettino economico dell’Eurotower appena pubblicato fa notare come, al termine del periodo preso come riferimento che si è concluso il 29 gennaio, esattamente alla vigilia del primo BCE Day del 2025 del 30 gennaio scorso, i mercati stessero mettendo in conto un totale di 90 punti base di tagli entro la fine di quest’anno, in calo di 33 punti base rispetto alle settimane precedenti.

“Al termine del periodo in esame i mercati stavano incorporando nei prezzi riduzioni cumulative dei tassi di interesse di 90 punti base entro la fine del 2025, 33 punti base in meno rispetto all’inizio del periodo”.

Tra l’altro, anche i tassi a più lungo termine privi di rischio dell’area dell’euro sono aumentati nel periodo di riferimento. Il tasso di interesse decennale nominale OIS ha raggiunto il 2,4 per cento, con un aumento complessivo di 32 punti base.

Escludendo il primo taglio dei tassi che la BCE ha annunciato lo scorso 30 gennaio, le scommesse sarebbero dunque di altre sforbiciate di 65 punti base nel corso del 2025: un outlook che alimenta qualche dubbio su quel quarto taglio dei tassi che era stato dato quasi per certo in precedenza.

Si allarga lo spread tra rendimenti titoli di Stato euro e tassi privi di rischio

La BCE ha poi reso noto che, a salire, sono stati anche i rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine del blocco, BTP dunque inclusi, tra l’altro in misura lievemente superiore ai tassi privi di rischio, tanto che i differenziali, ovvero i cosiddetti spread, tra i rendimenti a lungo termine dei titoli di Stato dell’area dell’euro e i tassi privi di rischio sono aumentati lievemente.

A dimostrarlo il trend del rendimento dei titoli di Stato decennali dell’area dell’euro ponderato in base al PIL che, alla fine del periodo, si è collocato al 3 per cento, con un aumento di 35 punti base rispetto all’inizio.

Il rialzo di questi tassi si è tradotto nell’allargamento dello spread tra i rendimenti dei titoli di Stato dell’area euro e il tasso OIS di 4 punti base.

Il trend dei rendimenti dei titoli di Stato decennali e del tasso OIS a dieci anni basato sull'€STR Il trend dei rendimenti dei titoli di Stato decennali e del tasso OIS a dieci anni basato sull’€STR Così si legge nel Bollettino economico della BCE: I differenziali tra i rendimenti a lungo termine dei titoli di Stato dell'area dell'euro e i tassi privi di rischio sono aumentati lievemente (Fonte BCE).

Attenti ai Treasury e ai Gilt UK

Tutto ciò, ha fatto notare la Banca centrale europea, è avvenuto sulla scia del balzo dei rendimenti di due titoli di Stato che ha fatto schizzare all’inizio del 2025 il termometro dell’ansia di chi punta sui bond sovrani.

Si tratta dei Treasury USA e dei Gilt che hanno visto i loro rendimenti salire in modo significativo, come ha confermato la BCE, con “il rendimento dei titoli del Tesoro statunitensi a dieci anni cresciuto di 20 punti base, raggiungendo il 4,5 per cento (ora al 4,6%), e quello dei titoli di Stato decennali del Regno Unito ha registrato un incremento di 25 punti base, collocandosi al 4,6 per cento (ora invece giù al 4,5% dopo la flessione dell’ultimo mese”.

Le previsioni sul trend dei tassi decisi dalla Fed e dalla Bce, per il 2025, sembrano farsi ancora più complicate, in un contesto in cui continuano ad affollarsi diverse incognite.