E se la Fed alzasse i tassi nel 2025? Le conseguenze sui mercati

Redazione Finance

13 Gennaio 2025 - 18:08

L’impatto di un possibile rialzo dei tassi nel 2025 sui mercati finanziari, tra obbligazioni e azioni, potrebbe essere significativo.

E se la Fed alzasse i tassi nel 2025? Le conseguenze sui mercati

Il 2025 potrebbe essere un anno cruciale per i mercati finanziari. Dopo un periodo di tagli dei tassi e nuovi tentativi di normalizzazione, la Federal Reserve e altre banche centrali potrebbero trovarsi nella condizione di dover nuovamente alzare i tassi di interesse.

Ma quali sarebbero le conseguenze per le borse? L’aumento dei tassi di interesse ha effetti diretti e indiretti sui mercati finanziari, influenzando i rendimenti obbligazionari, i prezzi delle azioni e la liquidità complessiva del sistema.

Quali potrebbero essere le ripercussioni di un rialzo dei tassi nel 2025 e come potrebbero prepararsi gli investitori a questo scenario?

Il contesto macroeconomico del 2025

Negli ultimi anni, l’economia globale ha affrontato sfide significative, tra cui inflazione elevata, tensioni geopolitiche e una ripresa post-pandemia incerta. Dopo aver alzato i tassi per contenere la crescita dell’inflazione, la Federal Reserve aveva iniziato a ridurli nel 2024. Tuttavia, un forte mercato del lavoro e un’inflazione persistente potrebbero spingere la banca centrale americana a rivedere le proprie strategie.

L’inflazione e il mercato del lavoro giocano infatti un ruolo chiave nelle scelte di politica monetaria. Se i dati sull’occupazione dovessero continuare a mostrare una crescita robusta, la Fed potrebbe decidere di mantenere i tassi più alti per evitare un surriscaldamento dell’economia. Allo stesso modo, l’inflazione, sebbene in calo rispetto ai picchi del 2022-2023, rimane un elemento di preoccupazione. Un tasso di inflazione vicino al 3% potrebbe spingere la banca centrale a una politica più restrittiva.

Ciò che preoccupa, sono i dati del lavoro condivisi venerdì dal Dipartimento del Lavoro USA: i valori di riferimento per dicembre 2024, hanno mostrato un incremento di 256 mila nuovi posti di lavoro non agricoli, una cifra sensibilmente supeirore rispetto alle attese (circa 160 mila unità), con un tasso di disoccupazione sceso dal 4,2% al 4,1%.

La politica monetaria della Federal Reserve potrebbe evolversi di conseguenza. Se i tassi dovessero aumentare, il costo del denaro diventerebbe più elevato, influenzando direttamente la spesa delle imprese e dei consumatori. Questo scenario è simile a quanto accaduto in passato, quando la banca centrale ha dovuto aumentare i tassi per contrastare l’eccesso di liquidità e ridurre la pressione inflazionistica nel 2022. Quindi, cosa avrebbe senso aspettarsi dai mercati USA?

L’impatto sui mercati obbligazionari

L’aumento dei tassi d’interesse avrebbe un impatto significativo su obbligazioni e azioni. Se i tassi salgono, potrebbe aver senso aspettarsi un aumento relativo dei rendimenti obbligazionari, e questo impatterebbe negativamente sul prezzo delle obbligazioni. Questo accade perché gli investitori richiedono un rendimento più alto per detenere titoli di Stato o obbligazioni societarie in un contesto di tassi più elevati. Con un rendimento dei titoli a 10 anni che potrebbe superare il 5%, gli investitori potrebbero preferire questi strumenti rispetto alle azioni, aumentando la pressione sulle borse.

Il mercato obbligazionario sembra già iniziare a scontare uno scenario di questo tipo: nell’ultimo mese di contrattazioni, il rendimento dei Treasury a lungo termine è aumentato sensibilmente, superando il 4,5% e quindi i massimi del 2024. Conseguentemente, anche i relativi prezzi sono diminuiti, generando nuovi minimi relativi, che stanno sconcertando il pubblico degli investitori, fiduciosi di poter assistere a un aumento del prezzo e non a un crollo di questo genere, dopo i tagli della Fed del 2024 e i presupposti iniziali del 2025.

La realtà dei fatti, però, sta dipingendo uno scenario diverso, e il Fed Watch Tool del CME sta scontando meno tagli del previsto, con una probabilità sempre più crescente del verificarsi dell’ipotesi «nessun taglio» nel corso dell’anno.

Quali settori potrebbero maggiormente soffrire?

Nel 2022, un contesto di tassi elevati ha portato a un crollo dei mercati, ma una dinamica simile potrebbe verificarsi nel 2025? Seguendo la possibilità di un aumento dei tassi, i settori growth potrebbero soffrire di più a causa della maggiore sensibilità ai tassi d’interesse, mentre settori più difensivi come i value potrebbero offrire rifugi più sicuri per gli investitori. Da un punto di vista fondamentale, la situazione diventerebbe infatti complicata: le grandi società avranno le prime grandi scadenze obbligazionarie nel 2025-2026 e questo, per molte, significherebbe un aumento delle difficoltà nel rifinanziamento del debito a costi più elevati. Questo impatterebbe negativamente sul cash flow, valore cruciale per scontare le aspettative future da parte del mercato.

L’S&P 500 potrebbe quindi trovarsi a scontare una riduzione dei prezzi nel breve periodo. Le aziende a piccola capitalizzazione hanno invece prevalentemente debito a tassi variabili e, di conseguenza, potrebbero subire un impatto maggiore e più repentino. Secondo molti, una conferma riguardo all’andamento dei mercati azionari del 2025 potrebbe arrivare con la pubblicazione dei primi utili societari. Attualmente, il mercato sconta nel prezzo EPS in crescita di circa l’11%, sebbene le aspettative siano scese rispetto alla stima del 14% di settembre 2024. Restano comunque EPS molto ambiziosi. In sostanza, sarà interessante vedere se le società saranno in grado di rispettare queste aspettative nel Q4 2024, ma soprattutto già dal Q1 del 2025.

In sintesi, la Federal Reserve prevede due tagli nel 2025, ma il mercato obbligazionario indica che l’ipotesi di «nessun taglio» o persino un rialzo dei tassi rimane plausibile. I mercati si stanno adeguando di conseguenza.