Ieri Amazon.com Inc. ha superato per la prima volta nella sua storia la soglia dei 3 trilioni di dollari di capitalizzazione di mercato, chiudendo la seduta a 3,06 trilioni di dollari dopo un rialzo del 4,58% a 284,02 dollari per azione, con un massimo intraday a 287,20 dollari e un picco del 5,3% toccato già alle 9:35 del mattino.
Questo traguardo colloca la società, fondata da Jeff Bezos nel 1994, nel ristrettissimo gruppo di sole cinque aziende quotate che hanno mai raggiunto tale valore: Nvidia Corp., che guida con quasi 5 trilioni, Alphabet Inc., Microsoft Corp. e Apple Inc.. Il percorso è stato fulmineo: ci sono voluti appena poco più di due anni per passare dai 2 trilioni toccati nel giugno 2024 ai 3 trilioni di oggi, un’accelerazione nettamente superiore ai più di sei anni necessari per salire dal primo trilione raggiunto a fine 2018.
La spinta dei risultati trimestrali
La spinta decisiva è arrivata dai risultati del secondo trimestre chiuso il 30 giugno 2026, diffusi il 30 luglio, che hanno scatenato un rialzo di oltre il 15,32% in una sola giornata il venerdì precedente, il più forte da aprile 2012 e quindi da più di 14 anni, con un incremento di valore di mercato prossimo ai 400 miliardi di dollari. I ricavi totali del gruppo sono saliti del 20% a 200,6 miliardi di dollari rispetto ai 167,7 miliardi dell’anno precedente, superando per la prima volta la soglia dei 200 miliardi e battendo le stime degli analisti ferme a 196,47 miliardi. L’utile operativo è balzato del 43% a 27,5 miliardi di dollari dai 19,2 miliardi precedenti, mentre l’utile per azione rettificato si è attestato a 1,97 dollari contro le attese di 1,82.
La vera stella è stata Amazon Web Services, la divisione cloud: i ricavi sono cresciuti del 36,7-37% a 42,2 miliardi di dollari, il ritmo più elevato degli ultimi 18 trimestri e il più forte da oltre quattro anni, superando le previsioni di 40,54 miliardi e portando il run-rate annualizzato a circa 169 miliardi di dollari, cifra che, se AWS fosse una società indipendente, la collochierebbe al 24° posto della Fortune 500. L’utile operativo di AWS è salito del 64% a 16,6 miliardi di dollari, con un margine operativo del 39,4% contro il 32,9% di un anno prima, e il backlog dei contratti clienti ha raggiunto i 496 miliardi di dollari.
Il presidente e amministratore delegato Andy Jassy ha sottolineato che i business legati all’intelligenza artificiale e ai chip custom (Trainium e Graviton) hanno ciascuno superato un run-rate annualizzato di oltre 25 miliardi di dollari, entrambi in crescita a tre cifre. Matt Garman, a capo di AWS, ha definito il potenziale del business AI “semplicemente massiccio”. Nonostante ciò, la società ha alzato la guidance di investimenti in conto capitale per il 2026 a circa 220 miliardi di dollari dai 200 miliardi previsti in precedenza, un incremento del 10% motivato soprattutto dai costi più elevati della memoria necessaria all’espansione AI.
Jassy ha avvertito che anche a questo livello “non avremo abbastanza capacità per soddisfare tutta la domanda del 2026” e che la stessa dinamica si ripeterà nel 2027, mentre la domanda già prenotata per il 2028 è “impressionante”. I data center richiedono capitali due anni prima di generare ricavi ma poi generano flussi per oltre 30 anni, mentre server e networking raggiungono il break-even in meno di tre anni. Nei dodici mesi chiusi a giugno 2026 il free cash flow è risultato negativo per 7,6 miliardi di dollari (contro i +18,2 miliardi dell’anno precedente) a causa di un aumento di 66,1 miliardi negli acquisti di impianti e attrezzature destinati all’AI, anche se l’operating cash flow è salito del 33% a 161,4 miliardi.
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Gli investimenti in AI verranno ripagati?
Il mercato ha interpretato questi numeri come la prova che gli investimenti massicci in infrastrutture AI stanno finalmente traducendosi in ricavi tangibili e margini in espansione, anziché restare un costo senza ritorno. Fino a poche settimane prima le azioni di Amazon erano state colpite da una correzione di quasi il 18% rispetto al massimo del 6 maggio, spinte dalle paure degli investitori sul rischio che le hyperscaler spendessero troppo in AI senza generare cash flow adeguati.
Il titolo era sceso fino a un multiplo di valutazione ai minimi da 17 anni a fine marzo, ma da inizio 2026 ha comunque guadagnato oltre il 23%, risultando il miglior performer tra le Magnificent Seven, mentre il paniere dei grandi peer tech ha avanzato solo del 2,1% contro il 10% dell’S&P 500. A circa 25 volte gli utili attesi per i prossimi dodici mesi, Amazon scambia ancora circa il 44% sotto la media storica dell’ultimo decennio, e il target price medio degli analisti implica un ulteriore upside di circa il 14%.
La crescita di AWS è alimentata dalla domanda di training e deployment di modelli generativi di intelligenza artificiale, nonché da partnership strategiche su infrastrutture cloud e fornitura di chip con OpenAI, Anthropic e Meta, tra gli altri. La divisione pubblicitaria ha registrato un +26% a 19,8 miliardi, il Nord America ha segnato +16% a 116,2 miliardi e l’internazionale +15% a 42,2 miliardi.
Questo successo ha creato una chiara differenziazione all’interno delle Magnificent Seven: mentre Amazon e Microsoft sono state premiate per aver dimostrato ritorni sugli investimenti AI (Microsoft ha addirittura previsto di restare cash-generative fino al 2027), altre società come Tesla, Alphabet e Meta hanno subito pressioni per cash flow negativi o crolli del free cash flow fino al 91% a causa di capex elevati senza altrettanta evidenza di monetizzazione immediata.
Il traguardo dei 3 trilioni non è solo un numero simbolico: rappresenta la convalida del mercato a un modello di business che combina e-commerce di scala globale con un motore di profitto cloud-AI in piena accelerazione. Jassy ha addirittura ipotizzato che AWS possa un giorno diventare un business da 1 trilione di dollari di ricavi annuali. Allo stesso tempo, i rischi restano evidenti: se la domanda di capacità AI dovesse rallentare, gli oltre 220 miliardi di capex e i data center già in costruzione rischierebbero di diventare un peso invece che una leva. Per ora, però, il mercato ha scelto di scommettere sul fatto che Amazon stia costruendo l’infrastruttura dell’era dell’intelligenza artificiale generativa, e che i 3,06 trilioni di capitalizzazione siano solo il primo passo di una rivalutazione ancora più ampia.