La storia della famiglia Bontinck diventa un film grazie ad una società italiana

La RALIAN Research & Consultancy è riuscita ad avere un contratto di incarico in esclusiva con l’autore

La storia della famiglia Bontinck diventa un film grazie ad una società italiana

Sottovalutare i fenomeni politici e sociali della nostra contemporaneità non è mai una cosa saggia, anche perché nel mondo globalizzato in cui viviamo, anche gli accadimenti lontani che apparentemente non ci riguardano, finiscono molte volte per influire in maniera rilevante sul nostro stile di vita.

Per fortuna, quando la classe politica non riesce ad innescare quei meccanismi sociali di riflessione popolare, può riuscirci lo spettacolo, il teatro, il cinema formativo e la cultura. Per diversi mesi, soprattutto in concomitanza con eventi luttuosi che, in Francia come a Londra, hanno colpito il cuore pulsante dell’Europa siamo stati bombardati dalle notizie riguardanti la tragedia dell’Isis.

Al momento, l’attualità mediatica vede un affievolirsi del dibattito e dell’analisi su quello che è stato ed è ancora un fenomeno storico importantissimo: la nascita, l’emergere e la diffusione dello “stato islamico”. In tal senso, è utile puntare i riflettori su una delle tantissime storie che hanno in un recente passato attirato, impaurito e paralizzato l’opinione pubblica internazionale: ci riferiamo alla vicenda di Dimitri Bontinck, l’ex militare belga diventato famoso per aver sfidato e sconfitto proprio l’Isis, riuscendo a riportare a casa il figlio Jay, arruolatosi nei ranghi dell’esercito del terrore come foreign fighter.

In Belgio, a pochi metri dalla casa dove la famiglia Bontinck conduceva la sua vita tranquilla, era ubicato il quartier generale di Sharia4Belgium, uno dei network jihadisti più articolati ed efficaci d’Europa. Nel 2013, a guidare tale rete vi era Fouad Belkacem, personaggio importante, molto noto tra gli analisti di geopolitica e predicatore decisamente estremista.

Jay è ragazzo che, come tanti, dopo essersi avvicinatosi all’Islam per amore di una ragazza frequentata all’epoca, rimane sempre più coinvolto nella rete estremista, fino a diventarne componente ed a partire come combattente per la Siria. Quando Bontinck scopre che il figlio appena diventato maggiorenne, pur avendogli detto di partire per l’Egitto per studiare l’Arabo, è in realtà diretto al fronte, la sua vita cambia.


A sinistra Dimitri Bontinck e a destra alcune immagini della quotidianità bellica in Siria.

Il padre è consapevole che i gruppi estremisti jihadisti indottrinano, grazie alla rete internet e alla martellante “propaganda digitale”, i giovani occidentali, privandoli della loro quotidianità e delle loro famiglie. La storia di Jay è comune a quella di molti giovani europei, partiti per il Medio Oriente e finiti a combattere contro lo stesso occidente in cui sono cresciuti e che in brevissimo tempo si trovano a dover fronteggiare in prima persona la tragedia siriana, i bombardamenti russi e l’integralismo islamico.

Dimitri rifiuta di accettare tale crudele destino per il figlio, il quale, esauritosi l’impeto iniziale ed avendo preso coscienza della crudeltà che muove i suoi compagni di fede, decide di rientrare a casa, viene tenuto prigioniero dai miliziani ad Aleppo. Di fronte all’impotenza delle autorità belghe di mettere in atto un qualsiasi intervento utile a ritrovare il figlio, Bontinck decide di partire da solo per riportarlo a casa, rischiando tutto.

La vicenda di Jay si incrocia in questo periodo con numerosi avvenimenti che fanno parte della storia contemporanea ed incontrando altri giovani occidentali, divenuti loro malgrado vittime dell’estremismo. Come James Foley, il reporter statunitense poi decapitato e John Cantlie, il giornalista inglese utilizzato dall’Isis come mezzo di propaganda politica.

Superate enormi traversie, Bontinck raggiunge il territorio infiammato della Siria e, dopo essere stato fatto prigioniero e torturato, viene rilasciato, riuscendo a ricongiungersi con il figlio grazie ad un’infinita determinazione e ad un pizzico di fortuna.


L’abbraccio tra padre e figlio al momento della liberazione di Jay dalla Siria

La storia della famiglia Bontinck diventa un film

La storia della disperata ricerca di Jay è diventata un libro ed ora sta per divenire un film, grazie ad una società italiana, la RALIAN Research & Consultancy che è riuscita ad avere un contratto di incarico in esclusiva con l’autore, per la commercializzazione dei diritti.

RALIAN, avendo tra le proprie mission la consulenza alle imprese operanti nel settore della cultura, con speciale riguardo all’ambito della cinematografia ha deciso di intraprendere tale iniziativa per valorizzare il messaggio culturale, politico e sociale che il cinema può trasmettere. Nella loro qualità di motore propulsore di creatività e di idee rivoluzionarie a supporto dell’industria, le imprese culturali e creative si trovano dinanzi a lacune informative, mancanza di sostenitori in grado di percepirne le potenzialità, difformità e carenze legislative.


La copertina del libro di Bontinck.

L’importante iniziativa avviata dalla società può divenire un volano per attirare l’attenzione sulle tematiche della nostra attualità geopolitica, generando occupazione e nuove opportunità nel mondo dell’industria cinematografica, sollevando domande e non dimenticando il nostro recente passato.

“L’avviso che posso dare alle famiglie italiane è di non sottovalutare il fatto che i loro figli si chiudono in camera e passano tante ore al computer. Molti giovani vengono reclutati dall’lsis tramite Internet”,

spiegava qualche anno fa Dimitri alla rivista “Gente”.

RALIAN vuole lavorare affinché tale monito non cada nel nulla, facendo riflettere, attraverso il cinema, quello che rappresenta il fenomeno dell’integralismo e del terrorismo che, al contrario di quanto si creda, non è per nulla cessato.

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