Gli Stati Uniti cercano di rassicurare i loro alleati curdi in Siria, minimizzando le minacce turche, ma Ankara non lascia dubbi: l’obiettivo del presidente Recep Tayyip Erdogan, che vuole massimizzare il grande risultato ottenuto con la fine del regime di Bashar al-Assad e l’instaurazione di un regime islamista filo-turco, è porre fine all’autonomia curda nella regione.
Venerdì scorso, il presidente Erdogan ha dichiarato che la comunità internazionale non ha più ragioni per sostenere le Forze Democratiche Siriane (SDF), chiedendo espressamente a Stati Uniti e altri Paesi di interrompere ogni forma di supporto. Le SDF, guidate principalmente dai curdi dello YPG, rappresentano una forza militare e politica cruciale nel nord-est della Siria e sono state un alleato chiave degli Stati Uniti nella lotta contro l’ISIS.
La richiesta di Ankara agli Usa
Questa richiesta di Ankara non è nuova. Da anni, la Turchia esercita pressioni su Washington per abbandonare l’appoggio alle SDF. Già nel 2019, gli Stati Uniti evitarono di opporsi a un’offensiva turca contro i curdi, attirandosi numerose critiche. Nonostante ciò, l’alleanza strategica tra gli USA e le SDF è proseguita, soprattutto per via del controllo curdo su aree ricche di risorse naturali come petrolio e gas. Ankara ora sta cercando l’appoggio del gruppo islamista Hayat Tahrir al-Sham (HTS) per frenare l’autonomia dei curdi nella regione.
Il ministro degli Esteri turco, Hasan Fidan, ha dichiarato che la Turchia è pronta a intraprendere “qualsiasi azione necessaria,” incluse operazioni militari, se l’HTS non riuscirà a garantire l’unità territoriale della Siria. Questo obiettivo si traduce nell’eliminazione di qualsiasi forma di autogoverno curdo. Fidan ha inoltre specificato che, per Ankara, non c’è spazio per lo YPG in Siria. Lo YPG, la principale forza curda che costituisce il nucleo delle SDF, è considerato dalla Turchia un’estensione del PKK, un’organizzazione curda separatista dichiarata terrorista da Ankara. La situazione resta estremamente tesa. Mentre gli Stati Uniti cercano di mantenere il loro rapporto con le SDF per proteggere i propri interessi nella regione, la Turchia intensifica le pressioni per azzerare l’autonomia curda.
La Turchia prepara una possibile incursione contro i curdi
Secondo il Wall Street Journal, alti funzionari statunitensi hanno riferito che la Turchia e le milizie alleate stanno ammassando forze lungo il confine con la Siria, alimentando timori di un’imminente incursione su larga scala nei territori controllati dai curdi siriani sostenuti dagli Stati Uniti. Tra le forze schierate figurano combattenti di milizie, commando in uniforme turca e artiglieria pesante, concentrati in particolare nei pressi di Kobane, città a maggioranza curda nella Siria settentrionale.
Secondo un funzionario statunitense, un’operazione turca transfrontaliera potrebbe essere imminente, richiamando scenari simili all’invasione turca del nord-est della Siria nel 2019. «Stiamo monitorando la situazione e facendo pressione per evitare un’escalation» ha dichiarato un altro ufficiale. Ilham Ahmed, rappresentante dell’amministrazione civile curda in Siria, ha avvertito il presidente eletto Donald Trump della possibilità di un’azione militare turca e lo ha esortato a intervenire presso il presidente turco Recep Tayyip Erdogan per evitare l’invio di truppe oltre il confine.
«L’obiettivo della Turchia è stabilire un controllo de facto sul nostro territorio prima che lei assuma l’incarico, costringendola a trattare con loro come padroni della nostra terra» ha scritto Ahmed in una lettera indirizzata a Trump e visionata dal Wall Street Journal. «Se la Turchia procederà con l’invasione, le conseguenze saranno catastrofiche». Gli Stati Uniti potrebbero decidere di abbandonare i curdi al loro destino: il presidente eletto Donald Trump potrebbe siglare un accordo con Erdogan: il mantenimento del controllo dei pozzi petroliferi in cambio della fine dell’autogoverno dei curdi.