Sconto sull’affitto per i negozi chiusi durante il lockdown

Negozi, pub e ristoranti chiusi durante il lockdown hanno diritto ad uno sconto consistente sul canone di affitto per mancato utilizzo del locale. La decisione del tribunale di Milano risponde alla crisi economica in atto.

Sconto sull'affitto per i negozi chiusi durante il lockdown

Gli esercizi commerciali rimasti chiusi nei mesi del lockdown hanno diritto allo sconto sul canone di affitto, riduzione che in alcuni casi può raggiungere il 60% del prezzo pattuito.

Lo ha stabilito il tribunale di Milano in una recente ordinanza riguardo un bar con tavola-calda, ma la decisione può essere estesa a qualsiasi altra attività commerciale rimasta bloccata da marzo a maggio a causa del coronavirus.

Il mancato utilizzo dei locali in affitto giustifica lo sconto sul canone poiché c’è una palese alterazione degli equilibri stabiliti nel contratto di locazione.

Negozianti e gestori di locali possono fare un sospiro di sollievo, anche perché lo sconto sull’affitto si accompagna ad un’altra misura confermata dalla recente Giurisprudenza: niente sfratto per morosità per chi non ha potuto versare i canoni durante il lockdown. Tuttavia può essere avviato il sequestro conservativo dei beni quando il proprietario del locale teme che l’affittuario non abbia liquidità per pagare gli arretrati.

Sconto sull’affitto: chi ne ha diritto e quanto

Lo sconto sul canone di affitto di locali commerciali non può essere negato; sono d’accordo i tribunali di Roma, Venezia e Milano che nelle scorse settimane hanno esaminato controversie tra proprietari e affittuari insolventi nei mesi di marzo, aprile e maggio 2020. Lecito ridurre l’affitto - anche in maniera consistente - poiché durante il lockdown c’è stata l’impossibilità totale (per alcuni parziale) di sfruttare il locale per il fine concordato nel contratto.

Il conduttore ha diritto ad uno sconto “proporzionato alla sopravvenuta diminuzione del godimento del bene”, ai sensi dell’articolo 1464 del Codice civile:

“Quando la prestazione di una parte e’ divenuta solo parzialmente impossibile, l’altra parte ha diritto a una corrispondente riduzione della prestazione da essa dovuta, e puo’ anche recedere dal contratto qualora non abbia un interesse apprezzabile all’adempimento parziale.”

Il quantum della riduzione deve essere stabilito dal giudice e, stando alle ultime pronunce, si aggira tra il 40% e il 60% in meno.

Che fare se l’affittuario non paga?

Può accadere, però, che nonostante lo sconto consistente, il proprietario del locale tema che l’affittuario non possa versare quanto dovuto, ad esempio perché privo di capienza bancaria. In tal caso, il tribunale di Milano ha stabilito che, se il rischio di insolvenza è concreto, il locatore può chiedere al giudice di disporre il sequestro conservativo (articolo 671 del Codice di procedura civile) dei beni mobili e immobili del debitore a titolo di garanzia del pagamento.

Inoltre la Giurisprudenza è ormai concorde nell’escludere lo sfratto per morosità (ordinanza del tribunale di Venezia del 28 luglio 2020) per i canoni omessi durante il lockdown imposto dal Governo. Questo non significa che commercianti e ristoratori siano esonerati dal pagare i canoni arretrati, ma che in caso di insolvenza si deve preferire una soluzione conciliativa: locatore e affittuario devono trovare un accordo circa la riduzione del canone, tempi e modi del pagamento senza avviare il procedimento di sfratto.

Iscriviti alla newsletter

Money Stories