Gli affitti brevi tolgono case nelle città turistiche. Interviene l’Unione europea, con nuovi limiti a notti e stagionalità.
Stanno per arrivare nuove regole Ue sugli affitti brevi, con limiti alle notti e alle località di cui il territorio ha estremamente bisogno. Il mercato immobiliare dell’intera Europa è sempre più predominato dagli affitti brevi. Un fenomeno dovuto principalmente all’elevato flusso turistico, soltanto in parte anche a persone che hanno necessità di appoggi per spostamenti di studio, lavoro o salute, molto fruttuoso per i proprietari. Con gli affitti brevi si hanno possibilità di guadagno più elevate e maggiori garanzie rispetto alle locazioni tradizionali grazie al tempo ridotto, rendendoli pure al netto di altri svantaggi di gran lunga preferibili rispetto alla locazione abitativa.
Quest’ultima, così facendo, è sempre più complessa. I prezzi salgono e le abitazioni disponibili sono poche, motivo per cui i residenti che protestano contro gli affitti brevi sono tantissimi, talvolta anche perché non apprezzano il viavai all’interno degli immobili. Di fatto, ci sono interessi meritevoli da entrambe le parti, ma l’attuale assenza di una regolamentazione specifica e aggiornata genera un caos difficile da diradare. Bisogna quindi accogliere positivamente l’intervento di Bruxelles, che si appresta a fornire paletti precisi per tutelare gli abitanti, senza per questo ostacolare il turismo.
Nuove regole Ue sugli affitti brevi
Il Piano casa europeo, che annualmente disciplina l’edilizia abitativa, si occuperà anche della regolamentazione delle locazioni brevi. Come si evince dalla proposta della Commissione Ue, da tradursi in regolamento entro il 2026, Bruxelles sta cercando di trovare un punto di equilibrio tra l’accessibilità abitativa e gli interessi economici. L’Europa non si scaglia contro gli affitti turistici, ma propone di limitarli in maniera misurata tenendo conto della pressione dovuta alla zona urbanistica e al periodo temporale.
Si vuole cioè evitare che gli affitti brevi tolgano case a residenti o aspiranti tali, perché materialmente indisponibili o con costi proibitivi. I Comuni avranno un ruolo cruciale con le nuove regole europee, perché dovranno utilizzare gli strumenti a disposizione in modo calibrato alle specifiche esigenze del territorio e dei residenti. Le amministrazioni locali potranno perciò limitare legalmente gli affitti brevi, impedendo lo svolgimento dell’attività oltre certi limiti, così da incontrare le necessità abitative degli abitanti e trovare un compromesso ragionevole.
Un altro obiettivo importante della regolamentazione Ue, inoltre, è la distinzione tra host non professionali e professionali. Questi ultimi, vale a dire chi affitta locali come attività imprenditoriale, dovranno sottostare a regole ad hoc, così da tutelare la sicurezza dei clienti ma anche favorire una concorrenza equa con le altre strutture ricettive che operano sul territorio. La novità non riguarda, però, chi affitta stanze o seconde case inutilizzate per arrotondare.
Limiti alle notti e ai centri storici
Non è facile trovare un equilibrio tra le esigenze abitative e quelle commerciali, ecco perché l’Ue sta pensando di introdurre limiti all’uso turistico da misurare in base alle necessità. Tra le ipotesi c’è in particolare quella di introdurre un tetto massimo annuale di notti per gli affitti brevi, come effettivamente alcune città europee fanno, per alleviare lo stress abitativo nelle località maggiormente sottoposte a questo fenomeno.
Una soluzione analoga è quella della stagionalità, relegando gli affitti brevi turistici ai periodi di maggiore afflusso e invitando a destinare gli immobili, per il resto dell’anno, a fini più meritevoli come studenti che vengono da altre città. Questi sono i principali strumenti che avranno a disposizione i Comuni per regolamentare gli affitti e garantire alla popolazione le abitazioni, attraverso criteri di proporzionalità e accessibilità. Sarà molto utile in questo contesto la disponibilità delle piattaforme online per il controllo fiscale e legislativo in generale, come disposto dal regolamento europeo n. 2024/1028 finalizzato al monitoraggio delle strutture ricettive.
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