Posso continuare a vivere nella casa dei genitori dopo la loro morte?

Ilena D’Errico

4 Febbraio 2026 - 00:38

I figli possono continuare a vivere nella casa dei genitori anche dopo la loro morte, ma soltanto in questi casi.

Posso continuare a vivere nella casa dei genitori dopo la loro morte?

Già da qualche tempo l’età in cui i figli lasciano il nido familiare si è alzata parecchio, tant’è che molti vivono ancora con i genitori alla loro morte. Così, come in ogni lutto, alla sofferenza si aggiungono le molte incombenze pratiche da sbrigare e l’incertezza sulle questioni ereditarie e patrimoniali. Per questi figli, però, si pone quello dell’abitazione come problema aggiuntivo. Ovviamente, fintanto che i genitori sono in vita possono garantire ospitalità ai figli come e quando preferiscono.

Quando viene a mancare l’ultimo genitore superstite o comunque quello con cui si viveva, però, molti figli cadono nello sconforto. Non sanno se possono continuare a vivere nella casa ed eventualmente cosa devono fare per regolarizzare la propria posizione. Se la casa era di proprietà ci sono tutte le questioni ereditarie, mentre per gli appartamenti in affitto bisogna seguire le regole sul contratto di locazione. In entrambi i casi, i figli potrebbero essere chiamati a lasciare l’immobile. Ecco cosa c’è da sapere.

Continuare a vivere nella casa dei genitori in affitto

Se la casa in cui vivevano i genitori prima di morire era in affitto il figlio potrebbe avere la possibilità di continuare a viverci. La legge n. 392/1978 prevede infatti la possibilità di subentro nel contratto di locazione, che consente ad alcune persone di diventare a tutti gli effetti nuovi affittuari. A tal proposito, però, la normativa riconosce questo diritto esclusivamente a coniuge, parenti, eredi e affini conviventi stabilmente con il defunto locatario al momento della sua morte. I figli rientrano ovviamente in questa ipotesi, purché vivessero con il defunto genitore in pianta stabile e non per via di un’ospitalità saltuaria.

Per assicurarsi di avere questo diritto è inoltre fondamentale controllare il contratto d’affitto firmato dal genitore, in quanto la legge permette alle parti di derogare a questa regola. Se così non fosse, basterà avvisare tempestivamente il locatore del subentro e firmare il relativo contratto. Altrimenti, si è obbligati a sgomberare l’immobile e riconsegnarlo, salvo diverso accordo con il padrone di casa. Chi pur avendone diritto non vuole continuare a vivere nell’immobile dovrà invece comunicare la disdetta.

Continuare a vivere nella casa dei genitori in proprietà

Il figlio che viveva con i genitori nella casa di loro proprietà può continuare a farlo dopo la morte senza compiere un’accettazione tacita dell’eredità. Essendo in possesso dei beni ereditari (come d’altronde accade anche quando la casa è in affitto) bisogna però chiedere l’inventario dei beni entro 3 mesi e dall’ottenimento comunicare l’eventuale rinuncia o accettazione con beneficio d’inventario entro 40 giorni. In caso contrario, si diventa eredi puri e semplici, rispondendo dei debiti ereditari anche con il proprio patrimonio personale. In ogni caso, il figlio potrebbe avere diritto a continuare ad abitare la casa familiare per via del testamento, per esempio con un usufrutto, che è bene verificare il prima possibile.

È inoltre importante procedere alla divisione dell’eredità, perché in presenza di altri eredi ognuno sarà proprietario pro quota della casa. Sarà quindi opportuno trovare un accordo, magari pagando ai coeredi un canone per l’uso delle loro quote, dividendo i beni o la casa stessa se lo consente, o anche decidere di condividerne l’uso. In mancanza di un accordo comune e di specifiche disposizioni del defunto non resta infatti che rivolgersi al tribunale, che normalmente procede con la vendita giudiziale dell’immobile.

Per continuare a vivere lì si potrebbe però tentare di acquistare la quota di proprietà degli altri eredi, anche indirettamente attraverso gli altri beni presenti nel patrimonio ereditario. Fino alla divisione, che sia dovuta all’accordo o al tribunale, è comunque fondamentale riconoscere ai coeredi la possibilità di godere dell’immobile senza escluderli (dovendo altrimenti riconoscere loro un’indennità).

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