Ultimo atto sui tassi da parte della Fed capitanata da Jerome Powell sempre più spaccata. Il grande annuncio del banchiere centrale. E il grande no dei falchi.
La riunione della Fed di oggi, mercoledì 29 aprile 2026, si è conclusa come previsto, ovvero con la decisione della Banca centrale USA, sotto la guida del Presidente Jerome Powell ancora per una manciata di giorni, di lasciare i tassi sui fed funds invariati al range compreso tra il 3,5% e il 3,75%.
Tutto come previsto dai mercati e dagli economisti. Nessuna sorpresa, dunque, dal fronte della politica monetaria.
Novità importanti non sono però mancate. Due, in particolare, quelle su cui gli investitori hanno acceso i fari.
Fed Day, tassi fermi ma le novità non mancano. La rivolta dei falchi e la decisione di Powell
La prima novità è arrivata con la pubblicazione del comunicato da parte del FOMC, che ha messo in evidenza il clima di alta tensione che ha caratterizzato questa riunione della Fed: sono stati ben 4 gli esponenti del braccio di politica monetaria che hanno votato no alla decisione finale presa dall’istituzione. Un numero record dal 1992.
Tre di loro si sono opposti a un linguaggio che, a loro avviso, è stato fin troppo accomodante: un segnale che indica che per Warsh non sarà certo facile far passare all’interno della Federal Reserve il diktat ’tagliate i tassi’ di Trump. Tutt’altro, vista l’inflazione in accelerazione.
La seconda novità è arrivata con le parole di Jerome Powell, che oggi ha presieduto l’ultima riunione della Federal Reserve nelle vesti di Presidente.
Powell non andrà tuttavia in pensione, in quanto rimarrà, parole sue, governatore dell’istituzione, altra carica che ricopre.
Se il mandato del banchiere centrale scade il 15 maggio 2026, quello di governatore termina nel 2028. E per ora, quest’ultima poltrona Powell non la lascerà, contrariamente a quanto aveva deciso di fare in passato, ha ammesso oggi, prima che il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump lanciasse una crociata contro l’indipendenza della banca centrale e contro la sua persona, con offese, ingiurie, epiteti, minacce.
Fino all’atto finale, ovvero all’inchiesta avviata dal dipartimento di Giustizia USA sotto falsi pretesti, come ha detto mesi fa lo stesso banchiere centrale.
Quelle azioni legali “ senza precedenti ” lanciate dall’amministrazione Trump hanno fatto cambiare idea al Presidente - tra un po’ ex - della Fed: scaduto il mandato della Presidenza, il banchiere non tornerà a casa, ma rimarrà governatore, fino a quando lo riterrà “appropriato”.
Nessuna intenzione di ostacolare la Presidenza di Kevin Warsh. Powell, così ha garantito, manterrà “un low profile”.
L’intenzione di battersi per tutelare l’indipendenza della Fed c’è, invece, tutta.
Sui tassi Powell è rimasto attendista, rimarcando la sua propensione a un approccio, in tempi di guerra, wait and see.
La spina dell’inflazione è stata tuttavia rimarcata:
“Se questa situazione andrà avaanti per più tempo e i prezzi saliranno molto di più, allora l’avvertiremo molto di più. Sto parlando dei numeri relativi all’inflazione aggregata. Lo sappiamo, siamo ben consapevoli del fatto che la gente sta facendo fronte, ora, a prezzi della benzina più alti in tutto il Paese. Ed è qualcosa che fa male”.
Detto questo, Powell ha detto che nessuno ha votato oggi a favore di un rialzo dei tassi.
La palla passa ora in teoria a Kevin Warsh, che attende ancora il lascia passare di tutto il Senato. Sarà lui, nella prossima riunione della Fed in calendario il 16 e 17 giugno a decidere con gli altri esponenti del FOMC che decisione prendere sui tassi USA. L’impressione, vista la voce più grossa che hanno fatto in questa riunione alcuni falchi, è che sarà difficile per lui centrare l’obiettivo di Trump di tassi più bassi.
Ultimo Fed Day con Jerome Powell Presidente. Money.it ha seguito la diretta
La Fed - ancora per poco di Jerome Powell - ha annunciato oggi, come da attese, di aver lasciato invariati i tassi per la terza volta consecutiva, al range compreso tra il 3,5% e il 3,75%.
Occhio alla reazione dei principali indici azionari di Wall Street Dow Jones, S&P 500 e Nasdaq Composite.
Sul mercato del forex, in evidenza il dollaro USA, nello specifico i rapporti di cambio rapporto euro-dollaro (EUR-USD), dollaro-yen (USD-JPY) e sterlina-dollaro (GBP-USD).
Powell, si conclude l’ultima conferenza stampa da presidente della Fed. “Non vi vedrò la prossima volta”
“Grazie a tutti, non vi vedrò la prossima volta”. Così Jerome Powell, nel concludere la conferenza stampa con cui ha commentato la decisione della Fed di lasciare fermi i tassi al 3,5%-3,75%, cogliendo l’occasione di rendere nota la sua intenzione di non lasciare del tutto la scena e di rimanere governatore della Fed, una volta scaduto il mandato da Presidente, per battersi al fine di preservare l’indipendenza della Banca centrale USA.
Powell ha detto chiaramente che l’indipendenza della Fed “è a rischio”, aggiungendo che dovremo “rivolgerci ai tribunali. Finora siamo stati fortunati. Ma non è finita ”.
Va ricordato, riguardo all’indagine lanciata su Powell, che la Procuratrice federale Jeanine Pirro ha lasciato cadere l’inchiesta penale avviata sulla scia dei sospetti di Trump, secondo cui i lavori di ristrutturazione della Fed sarebbero costati troppo. Pirro ha deferito l’inchiesta all’ispettore generale della Fed, gettando la spugna per motivo ben preciso: evitare il rischio che il Senato USA non confermasse la nomina di Warsh a prossimo Presidente della banca centrale. Lei stessa ha detto però anche che riaprirebbe il caso contro il banchiere se emergessero prove di illeciti penali. Per questo motivo, Powell ha detto di “ non avere altra scelta se non quella di restare ” come governatore.
Powell: dibattito acceso ma nessuno ha votato a favore di un rialzo dei tassi
Jerome Powell non ha alcuna intenzione di ostacolare la futura presidenza del suo successore Kevin Warsh.
Il banchiere centrale, che ha detto che lascerà lo scranno più alto della Federal Reserve alla scadenza del suo mandato, ha sottolineato che manterrà un low profile: “ Ho intenzione di mantenere un profilo basso come governatore. C’è solo un Presidente, e quando Kevin Warsh sarà confermato e avrà giurato, sarà lui il Presidente. Rispetto il ruolo di Presidente”.
Riguardo alla direzione dei tassi, Powell ha osservato che “ ciò che accadrà nei prossimi 30-60 giorni potrebbe cambiare le cose ”, aggiungendo di non sapere “se l’orientamento accomodante sarà presente nel comunicato della prossima riunione”.
Powell ha ammesso che “c’è stato un dibattito acceso oggi sulla guidance”, ma anche che “ nessuno ha votato a favore di un rialzo ” dei tassi.
Il mercato del lavoro USA, ha sottolineato, sta mostrando “più segnali di stabilizzazione, mentre l’inflazione non si sta comportando proprio bene ”. Powell ha detto anche di non essere mai stato “ uno dei più grandi fan del dot plot ”.
Trump, questo è un buon momento per tagliare i tassi
Nel frattempo ha parlato il Presidente americano Donald Trump. A fronte di prezzi del petrolio WTI che hanno sfondato la soglia di $107 al barile, e prezzi della benzina che schizzano a $4,23 al gallone, Trump ha detto che “ questo è un buon momento per tagliare i tassi ”.
Fed, Powell: attacchi senza precedenti nei nostri 113 anni di storia, minacce in corso di azioni simili
Powell senza freni nel parlare degli attacchi senza precedenti sferrati alla Fed dall’attuale amministrazione USA:
“Queste azioni legali da parte dell’amministrazione sono senza precedenti nei nostri 113 anni di storia, e ci sono minacce in corso di ulteriori azioni simili. Temo che questi attacchi stiano colpendo duramente l’istituzione, mettendo a rischio ciò che conta davvero per il pubblico, ovvero la capacità (della Fed) di condurre la politica monetaria senza prendere in considerazione fattori politici”.
Powell ha ribadito che è cruciale che la Fed preservi la sua indipendenza.
Powell ha deciso, non si dimetterà da governatore Fed
Il Presidente della Fed Jerome Powell ha dichiarato che rimarrà governatore della Fed, a causa degli attacchi sferrati contro l’indipendenza della Banca centrale americana. “ Lascerò (la carica di governatore, che scade nel 2028) quando lo riterrò appropriato ”, ha detto, sottolineando che lascerà invece la presidenza al successore Kevin Warsh, alla scadenza del suo mandato, dunque il prossimo 15 maggio.
Powell ha parlato di “attacchi senza precedenti” e di “minacce continue” all’istituzione (da parte di Trump). La carica di governatore di Powell scade nel 2028.
Fed lacerata da tensioni interne, la frase sull’inflazione. Parla Powell
Occhio ai mercati dopo l’esito della riunione della Fed, che ha messo in evidenza una Banca centrale americana lacerata da tensioni interne, e sicuramente non propensa a fare il gioco di Trump che, attraverso Kevin Warsh, spera in una istituzione pronta ad ascoltare i suoi dettami/sfuriate e ad abbassare i tassi.
Nel comunicato con cui è stata annunciata la decisione di lasciare fermi i tassi al 3,5%-3,75%, si legge che “ l’inflazione è elevata , riflettendo in parte il recente aumento dei prezzi energetici globali”.
Il Presidente della Fed Jerome Powell ha appena preso la parola, in quella che è la sua ultima conferenza stampa nelle vesti di numero uno della Banca centrale americana. Wall Street ha accelerato al ribasso dopo la notizia dei quattro voti contrari al contenuto del comunicato della Fed, mentre i rendimenti dei Treasuries sono saliti, con quelli a 2 anni schizzati di 9,7 punti base al 3,942%. I rendimenti a 10 anni sono balzati di 6 punti base al 4,415%.
Buy sul dollaro, con il dollaro-yen in rialzo a 160,40, al record dal luglio del 2024. L’euro-dollaro è sceso al di sotto della media mobile a 200 giorni di $1,1675.
Ora il mercato scommette su un rialzo dei tassi nella riunione di aprile 2027 con una probabilità del 25%, rispetto alla precedente, pari al 20%.
Fed spaccata, quattro i voti no, al record dal 1992. La frase Pomo della discordia
Una Fed spaccata: è quanto emerge dal comunicato con cui la Banca centrale americana ha annunciato la decisione di lasciare i tassi USA fermi al 3,5%-3,75%. Sono stati ben 4 gli esponenti del FOMC che hanno votato no, numero record dal 1992.
Tra i voti contrari quello di Stephen Miran, colomba designata dal Presidente americano Donald Trump, che da tempo invoca il ritorno delle sforbiciate ai tassi.
Gli altri 3 che hanno votato no sono stati la Presidente della Fed di Cleveland Beth Hammack, il Presidente della Fed di Minneapolis Neel Kashkari e la Presidente della Fed di Dallas Lorie Logan of Dallas.
I tre esponenti del FOMC hanno dichiarato di avere condiviso la scelta della Banca centrale di lasciare fermi i tassi, ma di “ non sostenere l’inclusione nel comunicato, stavolta, di un orientamento accomodante”.
Ovvero?
Oggetto del contenzioso la seguente frase: “Nel considerare il grado e il timing di aggiustamenti aggiuntivi al range del target per i tassi sui fed funds, la Commissione esaminerà in modo attento i dati in arrivo, l’evoluzione dell’outlook e il bilancio dei rischi”.
Secondo Hammack, Kashkari e Logan, il fatto che nel comunicato sia stata inserita la parola “additional (aggiuntivo)”, implica che la Fed è propensa a considerare l’eventualità di tornare a tagliare tassi. Mossa che secondo Hammack, Kashkari e Logan sarebbe errata, a causa dei pericoli di una inflazione persistente.
La Fed lascia tassi USA invariati al 3,5%-3,75%
Come ampiamente previsto dai mercati e dagli economisti, il FOMC ha annunciato di aver lasciato i tassi USA invariati al range compreso tra il 3,5% e il 3,75%, al termine della riunione durata due giorni.
Con oggi è calato il sipario sulla Fed nelle mani del Presidente Jerome Powell, che cederà il posto a Kevin Warsh il prossimo 15 maggio, alla scadenza del suo mandato.
L’analisi di Scope Ratings sui tassi e non solo. Alert su deficit e debito USA
In attesa dell’atto finale di Powell sui tassi, in evidenza il report firmato da Scope Ratings, l’agenzia di rating europea, dal titolo “Stati Uniti: pressioni inflazionistiche e finanze pubbliche deboli le sfide principali nel contesto della successione alla guida della Fed”.
Così Scope Ratings:
“Una riduzione dei tassi di interesse statunitensi, come sostenuto dal probabile prossimo presidente della Federal Reserve Kevin Warsh, non sembra destinata a trovare sostegno nei dati sull’inflazione a breve termine, né a rivelarsi sufficiente ad alleggerire i costi di finanziamento, dati i significativi deficit di bilancio. Finora la Federal Reserve ha resistito efficacemente alle pressioni politiche – retoriche, legali e procedurali – grazie a solide misure di salvaguardia ancora in vigore a sostegno della sua indipendenza, tra cui il voto a maggioranza necessario per le decisioni sui tassi di riferimento. Tuttavia, permangono preoccupazioni in materia di governance, in un contesto di continue pressioni politiche volte ad abbassare i tassi di riferimento. Qualsiasi taglio dei tassi effettuato senza il sostegno di dati che indichino un allentamento delle pressioni inflazionistiche potrebbe essere interpretato come un segnale di indebolimento dell’indipendenza della Fed. Il deficit statunitense è destinato a rimanere intorno al 7,5% del PIL nel medio termine Il disavanzo delle amministrazioni pubbliche dovrebbe raggiungere il 7,5% del PIL nel 2026, ben al di sopra della media pre-pandemia del 4,8%. Anche l’One Big Beautiful Bill Act (OBBBA), approvato nel luglio 2025, ha indebolito le prospettive di bilancio a medio termine, con disavanzi che dovrebbero rimanere elevati, attestandosi in media al 7,5% del PIL nel periodo 2027-2031”.
Scope Ratings ha avvertito che, “senza misure correttive, il rapporto debito/PIL passerà dal 124% del 2025 al 140% entro il 2031 — secondo tra le economie avanzate dopo il Giappone (193%) e superiore all’Italia (135%) — raggiungendo il 153% entro il 2036 con le politiche attuali”.
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Si riaccendono le speculazioni su accelerazione inflazione USA. Buy sul dollaro
Sul mercato del forex, gli acquisti si riversano sul dollaro, sulla scia della prospettiva di un’inflazione degli Stati Uniti destinata a surriscaldarsi a causa dello scatto dei prezzi energetici, scatenato dalla guerra USA-Iran.
Con la soluzione del conflitto che si fa più lontana - Trump ha deciso di prorogare il blocco dello Stretto di Hormuz - i trader puntano su uno shock energetico prolungato, e dunque su una inflazione in accelerazione in USA (e non solo).
Si smorzano così ulteriormente le probabilità di una Fed che torni a tagliare i tassi.
L’euro perde sul dollaro lo 0,25% circa, a quota $1,1682, mentre i buy sul biglietto verde fanno salire il rapporto USD-JPY dello 0,43% circa, a quota 160,30. Il dollaro avanza anche nei confronti della sterlina, con il cambio GPB-USD in ribasso dello 0,27%, a quota $1,3482.
Wall Street in ribasso in attesa annuncio tassi Fed. Rendimenti Treasury su oltre il 4,4%
A poco meno di un’ora dall’annuncio del verdetto sui tassi da parte della Fed, gli indici azionari USA viaggiano in rosso, con il Dow Jones che arretra dello 0,68%, lo S&P 500 che cede lo 0,27% e il Nasdaq Composite che segna un ribasso pari a -0,34%. Occhio anche ai rendimenti dei Treasury a 10 anni, che salgono in attesa della diffusione del comunicato da parte della Banca centrale americana al 4,402%.
Boom prezzi del petrolio, Brent a un soffio da $120 al barile dopo decisione Trump su Iran
La notizia relativa alla decisione del Presidente americano Donald Trump di prorogare il blocco dello Stretto di Hormuz fa schizzare al rialzo i prezzi del petrolio. Il contratto del Brent vola di oltre il 7%, a ridosso dei $120 al barile, ovvero a $119,76 al barile. Scatta di oltre il 7% anche il WTI, superando quota $107 al barile.
Tassi Fed, di tagli si continua comunque a parlare. Ecco quanti entro l’estate del 2027
Nell’attesa del verdetto sui tassi USA di oggi, atteso per le 20 ora italiana Blerina Uruci, Chief U.S. Economist di T. Rowe Price, ha confermato quanto condiviso da altri economisti e analisti, ovvero che “non ci si aspetta alcun cambiamento dei tassi nella riunione di questa settimana”.
A suo avviso “l’attenzione si concentrerà sulla transizione della leadership del FOMC da Powell a Warsh in vista della riunione di giugno, oltre che sugli effetti dell’aumento dei prezzi dell’energia sull’inflazione headline e core”.
Uruci ha reso noto di avere posticipato intanto la “previsione per l’inizio del taglio dei tassi dall’inizio del secondo semestre del 2026 al quarto trimestre del 2026”, così aggiungendo:
“La nostra aspettativa di base è che la Fed inizi a tagliare i tassi entro il quarto trimestre del 2026. Ritengo che possa attuare 3-4 tagli entro l’estate del 2027, con rischi orientati verso il limite inferiore di questo intervallo qualora il mercato del lavoro creasse più posti di lavoro del previsto. Oltre a condizioni interne più forti delle attese, altri rischi per lo scenario base includono un conflitto più prolungato in Medio Oriente che porti a un ulteriore aumento dei prezzi del petrolio ed effetti di secondo round sull’inflazione core superiori alle nostre stime. Attualmente, i mercati stanno prezzando meno di mezzo taglio entro marzo 2027, un posizionamento significativamente più da falco rispetto alla mia visione”.
Kevin Warsh incassa approvazione Commissione bancaria Senato USA
Così come da attese, a seguito della decisione del dipartimento di Giustizia USA di chiudere l’indagine a carico del Presidente della Fed Jerome Powell, la Commissione bancaria del Senato degli Stati Uniti ha approvato la nomina di Kevin Warsh a prossimo Presidente della Fed. La conferma definitiva è attesa a questo punto dall’intero Senato che, a maggioranza repubblicana, si prepara a dare il via libera finale alla prossima Presidenza della Fed nelle mani di Warsh.
Tutti i 13 esponenti Repubblicani della Commissione bancaria del Senato USA hanno votato a favore del candidato nominato da Trump. Hanno votato invece contro tutti gli 11 esponenti Democratici della Commissione.
La parola agli analisti, Powell più falco nell’ultima riunione Fed sotto la sua presidenza?
Così Derek Halpenny, Head of Research, Global Markets EMEA & International Securities di MUFG Bank, anticipa quello che sarà, a suo avviso, l’esito della riunione della Fed:
“Ci aspettiamo che il presidente della Fed Powell adotti un tono più restrittivo rispetto all’ultima conferenza stampa di marzo. Stanno emergendo segnali di rischio inflazionistico e, con un’economia resiliente e mercati azionari statunitensi ancora solidi, tali rischi sono destinati ad aumentare. L’indice ISM dei prezzi pagati nel settore manifatturiero è salito di 19,3 punti in due mesi, il maggiore incremento dal 2016. L’aumento mensile dell’indice dei prezzi pagati nei servizi ISM (7,7 punti) è stato superiore a qualsiasi periodo post-Covid e il più elevato dal 2012. Pur ritenendo improbabile che Powell adotti un atteggiamento aggressivamente restrittivo (considerando che si tratta probabilmente della sua ultima conferenza stampa), vi sono motivi per enfatizzare i crescenti rischi per la stabilità dei prezzi; ciò potrebbe tradursi in un aumento dei rendimenti nella parte a breve della curva USA, rafforzando i segnali emergenti di miglioramento della domanda di dollari. I rischi al ribasso per EUR/USD e al rialzo per USD/JPY sono in aumento”.
Wall Street in lieve calo in attesa verdetto tassi Fed. Ieri chiusura in rosso
Wall Street cauta nel giorno in cui la Fed farà il suo annuncio sui tassi. Le previsioni sono di tassi sui fed funds fermi nel range compreso tra il 3,5% e il 3,75%, per la terza volta consecutiva.
Nell’attesa di conoscere il verdetto della banca centrale, i tre principali indici azionari della Borsa USA sono poco mossi. Ieri sessione al ribasso per l’azionario americano, con l’indice S&P 500 che ha chiuso la sessione in calo dello 0,49%, a quota 7.138,80 punti, e il Nasdaq Composite in flessione dello 0,9% a quota 24.663,80. Il Dow Jones Industrial Average è rimasto ingessato, perdendo appena 25,86 punti, o lo 0,05%, a 49.141,93.
Oggi lo S&P 500 cede in avvio di seduta lo 0,14%, mentre il Nasdaq arretra dello 0,26%. Giù anche il Dow Jones, che lascia sul terreno lo 0,39%.
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