Tassi BCE lasciati fermi al termine della seconda riunione del 2026. La parola a Lagarde, che presenta l’impatto della guerra in Medio Oriente. La diretta di Money.it.
Il secondo BCE Day del 2026 è arrivato, accompagnato da un grande punto interrogativo sulla direzione futura dei tassi dell’area euro.
L’esito della riunione di oggi, giovedì 19 marzo 2026, è stato quello che i mercati avevano dato per scontato: la Banca centrale europea guidata dalla Presidente Christine Lagarde ha lasciato i tassi sui depositi, i tassi sulle operazioni di rifinanziamento principali e tassi sulle operazioni di rifinanziamento marginale inchiodati rispettivamente al 2%, 2,15% e 2,40%.
Dal comunicato con cui è stata annunciata la decisione sui tassi, sono emerse anche le nuove previsioni economiche stilate dallo staff dell’Eurotower. In evidenza la revisione al rialzo delle stime sul trend dell’inflazione e la revisione al rialzo delle stime sulla crescita del PIL dell’Eurozona, motivate con l’impatto che lo shock del petrolio, scatenato dalla guerra in Medio Oriente, avrà sul trend generale dei prezzi e sui fondamentali dell’economia.
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Tassi BCE, il secondo verdetto del 2026 con ansia inflazione. Torna la paura dei rialzi dei tassi
Come di consueto, la BCE di Christine Lagarde ha annunciato la decisione presa sui tassi di interesse alle 14.15 ora italiana.
Alle 14.45, ha preso il via la conferenza stampa con cui Lagarde risponde alle domande dei giornalisti che, in tempi di guerra, e con il boom dei prezzi del petrolio e del gas, assedieranno la numero uno della BCE con interrogativi vari sul possibile trend futuro del PIL e dell’inflazione dell’Eurozona.
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Aberdeen Investments, prevediamo che la BCE alzerà i tassi almeno una volta entro la fine del 2026
In evidenza anche il commento all’esito della seconda riunione del 2026 della BCE che porta la firma di Felix Feather, economista presso Aberdeen Investments:
“La decisione della BCE di mantenere i tassi al 2% non sorprende: il congelamento era stato ampiamente anticipato. Tuttavia, con i prezzi del petrolio e del gas in forte aumento, la decisione odierna era destinata a fornire indicazioni sulla posizione della BCE in futuro, più che sulla decisione in sé. (In attesa della pubblicazione degli scenari che sono stati stilati dalla Banca centrale europea) per ora, l’enfasi sui rischi al rialzo per le prospettive di inflazione nella dichiarazione di decisione e una revisione al rialzo dello 0,7% delle previsioni di inflazione dello scenario di base per il 2026 segnalano la preoccupazione della banca per una rinnovata pressione inflazionistica e la sua disponibilità a rispondere con aumenti. Prevediamo che la BCE procederà ad almeno un aumento dei tassi entro la fine di quest’anno. Il ritmo e la tempistica di questi aumenti dipenderanno dalla durata del conflitto in Medio Oriente”.
Il commento di Goldman Sachs, la prima mossa della BCE sarà probabilmente un rialzo dei tassi
Così Simon Dangoor, deputy chief investment officer of Fixed Income and head of Fixed Income Macro strategies di Goldman Sachs Asset Management, nel commentare quanto è emerso oggi dalla riunione della BCE:
“La prossima mossa della BCE sarà probabilmente un rialzo dei tassi, alla luce dello shock sui prezzi dell’energia; tuttavia, un inasprimento nel breve termine appare poco probabile, a meno che tali pressioni non si rivelino persistenti. Il Consiglio direttivo è chiaramente sensibile ai rischi al rialzo per l’inflazione, ma probabilmente cercherà di valutare i potenziali effetti secondari prima di intervenire. È quindi possibile un aumento dei tassi nel corso del 2026; tuttavia, la BCE è pronta ad agire prima qualora la situazione dovesse peggiorare”.
Si è conclusa la conferenza stampa di Christine Lagarde. “In volo verso Bruxelles”
Si è conclusa la conferenza stampa di Christine Lagarde, che ha salutato i presenti informandoli della necessità di recarsi a Bruxelles.
Lagarde, la BCE ha in serbo altri due scenari per il trend dei prezzi energetici
“Saremo particolarmente attenti agli sviluppi dei mercati delle commoties e alle aspettative sui prezzi di vendita delle aziende”, ha detto Lagarde, spiegando i fattori che la BCE prenderà in considerazione per impostare la propria politica sui tassi.
La numero uno dell’Eurotower ha reso noto che, al termine della conferenza stampa, la BCE pubblicherà sul proprio sito due altri scenari che prenderanno in considerazione l’eventualità che i prezzi energetici rimangano più alti per un periodo di tempo più lungo.
Lagarde, “non ci troviamo in una buona posizione, ma siamo ben posizionati a far fronte a uno shock”
“Non ci troviamo in una buona posizione, ma siamo ben posizionati a far fronte a uno shock ”, ha detto Lagarde, sottolineando che la politica monetaria “parte da una buona base”
BCE, Lagarde: rischi inflazione volgono verso l’alto, rischi per il PIL verso il basso
“I rischi per la crescita (del PIL) sono orientati verso il basso ”, mentre “ i rischi sull’inflazione volgono verso l’alto ”. Così la Presidente della BCE Christine Lagarde in conferenza stampa, aggiungendo che “ una guerra prolungata potrebbe aumentare i prezzi energetici per un periodo di tempo più lungo”. Lagarde ha continuato sottolineando che la decisione di lasciare fermi i tassi “è stata presa all’unanimità”.
Borse europee peggiorano dopo annunci tassi BCE e Bank of England
Mentre parla Lagarde, i principali indici azionari europei accelerano al ribasso. Il Ftse Mib di Piazza Affari segna un calo del 2,75% circa, la borsa di Francoforte cede il 2,6% circa, la borsa di Parigi arretra del 2,25%. A seguito della decisione della Bank of England di confermare i tassi UK al 3,75%, la borsa di Londra lascia sul terreno il 2,5%, peggiorando anch’essa.
Iniziata la conferenza stampa di Christine Lagarde
Ha preso il via la conferenza stampa che vedrà la Presidente della BCE rispondere alle domande dei giornalisti sulla decisione di lasciare i tassi fermi per la seconda volta consecutiva e su come intende agire a causa dei nuovi rischi sorti con la guerra in Medio Oriente. “Siamo ben posizionati a far fronte a queste incertezze”, ha detto Lagarde.
Il comunicato della BCE. Le nuove previsioni puntano a più inflazione e meno PIL
Di seguito il comunicato con cui la BCE di Christine Lagarde ha annunciato la decisione sui tassi:
“Il Consiglio direttivo ha deciso oggi di mantenere invariati i tre tassi di interesse di riferimento della BCE. Esso è determinato ad assicurare che l’inflazione si stabilizzi sul nostro obiettivo del 2% a medio termine. La guerra in Medio Oriente ha reso le prospettive significativamente più incerte, generando rischi al rialzo per l’inflazione e rischi al ribasso per la crescita economica. Il conflitto avrà un impatto rilevante sull’inflazione a breve termine tramite i rincari dei beni energetici. Le implicazioni a medio termine dipenderanno dall’intensità e dalla durata della guerra nonché dal modo in cui le quotazioni dell’energia influenzeranno i prezzi al consumo e l’economia.
Il Consiglio direttivo si trova in una posizione favorevole per affrontare tale incertezza. L’inflazione si è collocata intorno all’obiettivo del 2%, le aspettative di inflazione a più lungo termine risultano saldamente ancorate e l’economia ha evidenziato una buona capacità di tenuta negli ultimi trimestri. Le informazioni che il Consiglio direttivo acquisirà nel prossimo periodo consentiranno di valutare l’impatto del conflitto sulle prospettive di inflazione e sui rischi a esse associati. Il Consiglio direttivo segue attentamente la situazione e definirà in modo appropriato la politica monetaria grazie al suo approccio fondato sui dati.
Le nuove proiezioni degli esperti della BCE includono, in via eccezionale, le informazioni disponibili fino all’11 marzo, una data di chiusura posticipata rispetto al consueto.
Nello scenario di base l’inflazione complessiva si collocherebbe in media al 2,6% nel 2026, al 2,0% nel 2027 e al 2,1% nel 2028.
Rispetto alle proiezioni di dicembre, l’inflazione è stata rivista al rialzo, in particolare per il 2026, in ragione dell’incremento dei prezzi dell’energia causato dalla guerra in Medio Oriente. L’inflazione al netto della componente energetica e alimentare si porterebbe in media al 2,3% nel 2026, al 2,2% nel 2027 e al 2,1% nel 2028. Anche tali valori sono più elevati rispetto alle proiezioni di dicembre, principalmente per effetto dei rincari dei beni energetici che si trasmettono all’inflazione al netto di energia e alimentari.
I nostri esperti si attendono una crescita economica pari in media allo 0,9% nel 2026, all’1,3% nel 2027 e all’1,4% nel 2028, con una revisione al ribasso, in particolare per il 2026, derivante dagli effetti a livello mondiale che la guerra produrrà sui mercati delle materie prime, sui redditi reali e sul clima di fiducia. Al tempo stesso, il basso livello di disoccupazione, la solidità dei bilanci del settore privato, la spesa pubblica per difesa e infrastrutture dovrebbero continuare a sostenere la crescita.
Inoltre, in linea con l’impegno previsto dalla strategia di politica monetaria del Consiglio direttivo di integrare rischi e incertezze nel processo decisionale, i nostri esperti hanno analizzato come la guerra in Medio Oriente potrebbe influire su crescita e inflazione, sulla base di alcuni scenari alternativi formulati a scopo illustrativo.
Tali scenari saranno pubblicati unitamente alle proiezioni degli esperti sul sito Internet della BCE. Secondo l’analisi di scenario, un’interruzione prolungata delle forniture di petrolio e gas comporterebbe un’inflazione più alta e una crescita più bassa rispetto allo scenario di base delle proiezioni. Le implicazioni per l’inflazione a medio termine dipendono in misura determinante dall’entità degli effetti indiretti e di secondo impatto di uno shock energetico più forte e persistente.
Per definire l’orientamento di politica monetaria adeguato, il Consiglio direttivo seguirà un approccio guidato dai dati in base al quale le decisioni vengono adottate di volta in volta a ogni riunione. In particolare, le decisioni sui tassi di interesse saranno basate sulla sua valutazione delle prospettive di inflazione e dei rischi a esse associati, considerati i nuovi dati economici e finanziari, nonché della dinamica dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria, senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi.
Tassi di interesse di riferimento della BCE
I tassi di interesse sui depositi presso la banca centrale, sulle operazioni di rifinanziamento principali e sulle operazioni di rifinanziamento marginale rimarranno invariati al 2,00%, al 2,15% e al 2,40%, rispettivamente.
Programma di acquisto di attività (PAA) e Programma di acquisto per l’emergenza pandemica (PEPP)
I portafogli del PAA e del PEPP (pandemic emergency purchase programme) si stanno riducendo a un ritmo misurato e prevedibile, dato che l’Eurosistema non reinveste più il capitale rimborsato sui titoli in scadenza.
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Il Consiglio direttivo è pronto ad adeguare tutti i suoi strumenti nell’ambito del proprio mandato per assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2% a medio termine e per preservare l’ordinato funzionamento del meccanismo di trasmissione della politica monetaria. Inoltre, lo strumento di protezione del meccanismo di trasmissione della politica monetaria può essere utilizzato per contrastare ingiustificate, disordinate dinamiche di mercato che mettano seriamente a repentaglio la trasmissione della politica monetaria in tutti i paesi dell’area dell’euro, consentendo così al Consiglio direttivo di assolvere con più efficacia il proprio mandato della stabilità dei prezzi.
La Presidente della BCE illustrerà i motivi di tali decisioni nella conferenza stampa che avrà luogo questo pomeriggio alle 14.45 (ora dell’Europa centrale)”
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La BCE conferma i tassi per la sesta volta consecutiva
La BCE ha annunciato come da attese di avere lasciato i tassi sui depositi, i tassi sulle operazioni di rifinanziamento principali e tassi sulle operazioni di rifinanziamento marginale fermi rispettivamente al 2%, 2,15% e 2,40%. I tassi dell’area euro sono stati lasciati fermi per la sesta volta consecutiva
Bank of England lascia tassi invariati al 3,75%. Il riferimento a boom prezzi energia
La Bank of England ha annunciato di avere votato “all’unanimità” la conferma del tasso di interesse di riferimento al 3,75%. Così la BOE, nel motivare la decisione di non procedere a un taglio dei tassi che, prima dell’esplosione della guerra in Iran, era stato prezzato dai mercati: “ Il conflitto in Medio Oriente ha provocato un aumento significativo dei prezzi globali dell’energia e di altre materie prime, che influenzerà i costi del carburante e le bollette delle famiglie, avendo effetti indiretti attraverso i costi delle imprese”.
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Le azioni migliori e peggiori di Piazza Affari. ENI in rialzo con rally petrolio
Sul Ftse Mib di Piazza Affari le azioni peggiori si confermano in primis Inwit, che continua a segnare un forte tonfo, scivolando del 20% circa, dopo un tonfo fino a oltre -24%.
Molto male anche i titoli Prysmian e STMicroelectronics, che arretrano di quasi -5% e UniCredit, che perde più del 3,5%. Le uniche azioni positive sono ENI e Iveco Group: i titoli segnano tuttavia lievi rialzi.
Focus ancora sulle azioni ENI, che continuano a beneficiare del rally dei prezzi del petrolio.
Forex, euro attorno a $1,1470 in attesa della BCE. Dollaro USA perde anche su yen e sterlina
Sul mercato del forex, il dollaro torna a perdere terreno, con l’euro che avanza dello 0,18% circa a $1,1472. Rispetto allo yen, il biglietto verde cede lo 0,50%, a JPY 159,07. Buy anche sulla sterlina, che avanza dello 0,20% sul dollaro, a quota $1,3282. Ieri, durante il Fed Day, i buy erano scattati invece soprattutto sul dollaro USA.
La preview di PIMCO sulla riunione della BCE. Toni più hawkish con rischio inflazione al 3%. Ecco quanti rialzi dei tassi
In evidenza la preview sull’esito della riunione della BCE di oggi firmata da Konstantin Veit, Portfolio Manager di PIMCO.
Veit elenca così le previsioni su cosa accadrà oggi:
- Ci aspettiamo che la BCE mantenga il tasso sui depositi al 2% per la sesta riunione consecutiva.
- A nostro avviso, le nuove proiezioni formulate dagli esperti della BCE dovrebbero mostrare un overshoot a breve termine dell’inflazione, determinato dall’aumento dei prezzi dell’energia, prima che l’inflazione torni al 2% il prossimo anno.
- Ci aspettiamo che la BCE sottolineerà l’accresciuta incertezza geopolitica e mostrerà un tono più hawkish anziché modificare immediatamente la propria politica monetaria.
- Ci aspettiamo che l’inflazione headline raggiunga un picco intorno al 3% quest’anno, con l’energia che contribuirà per circa 1 punto percentuale.
- Riteniamo che le aspettative di inflazione saranno oggetto di particolare attenzione. Sebbene gli indicatori basati sul mercato rimangano contenuti, le aspettative dei consumatori sembrano più vulnerabili.
- Qualora la BCE decidesse di inasprire la politica monetaria nel corso dell’anno, non prevediamo rialzi oltre a quelli già scontati dai mercati (dunque 2).
- Riteniamo che le previsioni di crescita saranno probabilmente riviste leggermente al ribasso, riflettendo un aumento dei rischi al ribasso nonostante la recente tenuta.
Borse europee in balìa dei sell. Per Piazza Affari & Co. perdite fino a oltre -2%
Pesanti i ribassi delle borse europee. L’indice di riferimento dell’azionario europeo, ovvero lo Stoxx 600, scivola di oltre l’2%, zavorrato dal trend dei principali indici azionari europei.
Il Ftse Mib di Piazza Affari cede il 2,2% circa, mentre il Dax della borsa di Francoforte arretra del 2,4%.
Male anche il Cac 40 della borsa di Parigi, che perde l’1,75% circa. Il Ftse 100 della borsa di Londra, in attesa dell’annuncio sui tassi della Bank of England, atteso per le 13 ora italiana, lascia sul terreno il 2%,
Rischio rialzo tassi BCE. Occhio alle scommesse dei mercati e allo scenario peggiore di Goldman Sachs
In evidenza il trend delle borse europee, dunque la performance dell’indice Ftse Mib di Piazza Affari, così come dell’indice Dax della borsa di Francoforte, del Cac 40 della borsa di Parigi e del Ftse 100 della borsa di Londra.
Osservati speciali anche i BTP e i bond dell’area euro, che tornano a essere tartassati dalle vendite, e dunque dello spread BTP-Bund a 10 anni, con i rendimenti dei BTP a 10 anni che tornano a salire in modo significativo, balzando oltre la soglia del 3,80%.
Ma davvero esiste il rischio che la BCE torni ad alzare i tassi?
I mercati hanno già deciso: saranno due le strette monetarie che la Banca centrale europea potrebbe dover varare, la prima, entro una data ben precisa.
Ma occhio anche alle stime contenute nel worst case scenario di Goldman Sachs, che mettono ancora più angoscia alle colombe.
Per quanto riguarda l’esito della riunione della BCE oggi, non ci sarà nessuna sorpresa.
Il consensus prevede la sesta pausa consecutiva da parte della BCE, che confermerà dunque di nuovo i tassi, a seguito delle otto sforbiciate annunciate tra il 6 giugno 2024 e il 5 giugno 2025, successive alla decisione di Lagarde di sotterrare l’ascia di guerra brandita nel 2022 e nel 2023 per rimettere in riga l’inflazione.
Dalla fine di febbraio, ovvero dall’attacco contro l’Iran sferrato dagli Stati Uniti e da Israele, proprio l’inflazione è tornata però a essere il chiodo fisso, sia dei mercati che dei banchieri centrali, che ora temono che i risultati faticosamente conquistati con il lavoro compiuto negli anni precedenti finiscano con il saltare in aria. In poche parole, che l’inflazione torni a surriscaldarsi, a causa della continua impennata dei prezzi del petrolio e del gas scattata con la guerra USA-Iran.
La paura per il pericolo di un’inflazione che riprenda a galoppare sta colpendo oggi tutti i mercati, fomentata dal nuovo scatto dei prezzi energetici.
I commenti degli analisti su impatto shock petrolio su trend tassi BCE
Le preoccupazioni sono emerse dai vari commenti rilasciati dagli analisti, che stanno monitorando la situazione, con gli occhi incollati agli schermi.
Chris Iggo, Chief Investment Officer di AXA IM Core, BNPP AM, ha affermato che, di fatto, “il conflitto in Medio Oriente e il conseguente shock energetico rischiano di riaccendere l’inflazione globale nei prossimi mesi”, facendo notare che “la storia economica suggerisce che ogni crisi geopolitica che coinvolge il petrolio tende a produrre effetti simili: prezzi dell’energia in aumento, rendimenti obbligazionari più alti, maggiore volatilità dei tassi d’interesse e, spesso, crescita economica più debole”.
In evidenza anche le previsioni di Henry Cook, Senior Europe Economist di MUFG Bank, che ha detto di ritenere plausibili i rialzi dei tassi da parte della BCE, anche se “il nostro scenario centrale resta quello di una BCE ferma quest’anno, con un minore spazio per effetti secondari rispetto al 2022”.
Allo stesso tempo, “come la maggior parte degli osservatori, abbiamo una minore convinzione sulla possibilità di una rapida de-escalation in Medio Oriente e ci stiamo preparando a un’interruzione prolungata delle forniture energetiche ”. E “ prezzi del petrolio più elevati faranno aumentare in modo meccanico e rapido i tassi di inflazione”.
Dunque, in un contesto in cui “i partecipanti del mercato prezzano circa 40 punti base di inasprimento nel corso dell’anno”, la view di è che “rialzi dei tassi siano plausibili”.
Così spiega l’economista:
“Con l’attuale orientamento neutrale, la BCE non dispone dello stesso margine per attendere rispetto alle banche centrali che mantengono ancora una politica in territorio restrittivo (ad esempio la BoE). Se la BCE dovesse ritenere giustificato un ulteriore irrigidimento, fatichiamo a vedere un rialzo di 25 punti base come un intervento “una tantum”. Un tasso sui depositi al 2,25% rientrerebbe ancora nella stima della BCE dell’intervallo neutrale (1,75-2,25%). Ci aspetteremmo quindi un aumento almeno fino al 2,50%. Tale livello fornirebbe un segnale più forte dell’intenzione di contrastare eventuali derive al rialzo delle aspettative di inflazione. Per ora, il messaggio chiave sarà “wait and see”. Guardando avanti, riteniamo che i funzionari vorranno vedere almeno alcune evidenze persistenti di rischi secondari e una tenuta dell’attività nei dati di indagine. Questo renderebbe giugno la prima finestra plausibile per un rialzo, anche se la seconda metà dell’anno appare più probabile”.
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