Sovranità digitale: perché l’Italia deve tornare protagonista nella tecnologia

Redazione Imprese

19 Marzo 2026 - 15:30

Perché controllare le tecnologie digitali è diventato strategico per la sicurezza dei dati e la competitività del Paese? Intervista a Cristiano Rufini, Presidente di Olidata S.p.A.

Negli ultimi anni il tema della sovranità tecnologica è diventato sempre più centrale nel dibattito internazionale. L’evoluzione dell’intelligenza artificiale, la crescente importanza dei dati e le nuove minacce informatiche stanno ridefinendo il ruolo della tecnologia nella sicurezza e nella competitività dei Paesi.

In questo contesto anche l’Italia si trova davanti alla sfida di rafforzare le proprie competenze industriali e digitali, costruendo una filiera tecnologica capace di integrare hardware, software e cybersecurity. Un percorso che riguarda non solo le imprese del settore, ma l’intero sistema economico e istituzionale.

Ne abbiamo parlato con Cristiano Rufini, Presidente di Olidata S.p.A., che riflette sull’importanza di ricostruire un ecosistema tecnologico nazionale e sul ruolo della sicurezza digitale nella protezione dei dati e delle infrastrutture strategiche.

Perché è necessario per l’Italia sviluppare una filiera tecnologica nazionale invece di dipendere dall’estero?

“In questo momento gli accadimenti che vediamo quotidianamente anche nei telegiornali indicano chiaramente che esiste un’esigenza molto forte e urgente di tornare a essere protagonisti nel mondo dell’information technology. Avere la possibilità di creare dei campioni nazionali significa poter garantire una maggiore sovranità digitale e una maggiore resilienza rispetto all’evoluzione delle tecnologie e delle competenze digitali.

Basti pensare a quello che abbiamo visto recentemente, ad esempio con alcune dimostrazioni di robot umanoidi capaci di muoversi, ballare o eseguire arti marziali con una fluidità che fino a poco tempo fa sembrava impensabile. Molti protagonisti del mondo tecnologico, come Elon Musk e altri, hanno sottolineato che nei prossimi 12 o 24 mesi assisteremo a un’ulteriore grande evoluzione tecnologica che cambierà ancora di più la percezione del nostro mondo quotidiano.

Di fronte a questo scenario non possiamo, come Paese, restare fuori da queste dinamiche. Per questo diventa prioritario ricostruire una filiera nazionale che ci consenta di avere un ruolo nello scacchiere internazionale, che sta cambiando molto rapidamente.

In Italia abbiamo eccellenze, capacità e competenze molto importanti. Se queste vengono messe all’interno di un contesto produttivo e di una visione comune possono generare risultati significativi. Dobbiamo però superare quello che spesso viene definito il “nanismo culturale” del nostro sistema: tante realtà di valore ma spesso troppo frammentate.

Solo unendo queste competenze possiamo costruire un ecosistema più forte, strutturato e capace di essere più resiliente rispetto alle sfide che arrivano dall’esterno. Se il Paese riuscirà a muoversi in una direzione condivisa, con una visione comune, sono convinto che l’Italia potrà tornare a essere un punto di riferimento nel panorama tecnologico internazionale.”

In che modo il controllo delle tecnologie digitali garantisce una maggiore protezione per i dati critici del Paese?

“La sovranità digitale è oggi un tema fondamentale. La velocità con cui le tecnologie stanno evolvendo ci permette di accedere a nuove opportunità e a nuove frontiere, ma allo stesso tempo pone anche un tema molto importante legato alla sicurezza.

La cybersecurity rappresenta in questo senso una sorta di lucchetto che protegge l’accesso a queste nuove possibilità. I dati sono diventati un asset strategico e avere il controllo delle informazioni significa difendere una parte fondamentale dell’indipendenza di un Paese.

Il nostro lavoro va proprio in questa direzione: sviluppare soluzioni proprietarie che possano garantire l’integrità e la sicurezza delle informazioni. Allo stesso tempo dobbiamo essere consapevoli che oggi è inevitabile collaborare con grandi provider tecnologici globali come Amazon, Microsoft o Google.

Pensare di sostituire completamente queste infrastrutture con soluzioni nazionali non sarebbe realistico, perché la loro capacità tecnologica è estremamente avanzata. Proprio per questo il nostro approccio è quello di collaborare e sfruttare queste tecnologie, ma mantenendo il controllo delle informazioni strategiche all’interno dei nostri sistemi.

La cybersecurity diventa quindi un elemento centrale: consente di utilizzare le migliori tecnologie disponibili, ma allo stesso tempo di farlo in modo sicuro. In questo modo possiamo sfruttare appieno le potenzialità dell’innovazione mantenendo una forte attenzione alla protezione dei dati e alla sovranità digitale.”

Qual è il valore di unire hardware e software e come impatta sulla sicurezza e sull’esperienza dell’utente?

“Per noi tornare a lavorare su tecnologia italiana, in particolare nel mondo dei PC, è prima di tutto un motivo di grande orgoglio. La storia di Olidata nasce nel 1982 ed è stata una delle prime realtà italiane a produrre computer.

Oggi però il mercato è molto cambiato e pensare di riportare integralmente la produzione hardware in Italia sarebbe molto complesso, perché le catene produttive globali sono ormai molto consolidate. Per questo il nostro lavoro si è concentrato soprattutto sulla progettazione e sullo sviluppo delle componenti più strategiche.

Abbiamo lavorato sulla progettazione di firmware e BIOS sviluppati con competenze italiane e progettati secondo criteri di sicurezza “by design”. Questo significa creare uno strato software che riduca il rischio che componenti o driver di terze parti possano operare in un ambiente non sicuro.

Questo approccio permette agli utenti di sentirsi più protetti nell’utilizzo quotidiano dei propri dispositivi e nella gestione dei propri dati. Nasce proprio dall’esigenza di garantire maggiore sicurezza delle informazioni.

Allo stesso tempo ci consente di sviluppare soluzioni più vicine alle esigenze degli utilizzatori e più attente ai requisiti di sicurezza richiesti da molti settori, come la pubblica amministrazione, la sanità o il sistema finanziario.

La tecnologia sta evolvendo con una velocità straordinaria. Il mondo di cinque anni fa è già molto diverso da quello di oggi e nei prossimi anni questa accelerazione sarà ancora più evidente. Avremo accesso a servizi sempre più avanzati e a capacità operative molto maggiori.

Proprio per questo cresce anche la necessità di proteggere i dati e le informazioni da possibili minacce esterne o da gruppi criminali. Per noi è fondamentale lavorare su soluzioni che possano rafforzare la sicurezza del sistema digitale e contribuire a costruire un ecosistema tecnologico più resiliente per cittadini, imprese e istituzioni.”

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