“Trovo scandalosa la riottosità intorno al MES”: le parole di Carlo Palermo

Il MES è un finanziamento necessario per l’Italia che oltre alla ripartenza del Paese, potrà permettere la corretta gestione di una seconda ondata, spiega il dottor Palermo, nel corso di un’intervista per Money.it.

L’emergenza sanitaria ha comportato dei costi elevatissimi, con delle gravi ricadute anche sul sistema produttivo ed economico dell’Italia, come è accaduto in altri Paesi del mondo, poiché una popolazione in salute è fondamentale per mantenere il Prodotto Interno Lordo garantito da dei lavoratori in grado di sostenerne l’incremento della produzione necessario.

L’Italia ha quindi bisogno di interventi rapidi, sul versante economico e non è pensabile aspettare ulteriormente, afferma il dottor Carlo Palermo, segretario nazionale Anaao Assomed, scagliandosi in modo particolare contro coloro che non appoggiavano il MES, il fondo istituito dall’Europa per far ripartire l’economia dei Paesi membri e fronteggiare la crisi economica, nel corso di un’intervista per Money.it.

Il MES è un finanziamento necessario

“Trovo scandalosa tutta questa riottosità che gira intorno al MES, cioè il finanziamento prontamente disponibile di 37 miliardi con una sola condizionalità, che è quella di erogare le risorse per coprire le spese, dirette e indirette, legate all’epidemia di coronavirus”.

È quanto ha affermato il dottor Palermo, precisando che questa manovra è l’unica soluzione che può permettere all’Italia di ripartire, dal momento che non vi è nessun altro modo per avere 5 miliardi al mese. Il finanziamento dell’Europa è una manovra immediata che potrebbe fornirci della liquidità già a partire da settembre e che non necessita di attese, diversamente dal Recovery Fund, “continuare a dire no per un pregiudizio ideologico lo trovo scandaloso”, continua Palermo.

Servono finanziamenti per gestire la seconda ondata

Il MES, con 5 miliardi al mese, è quello di cui l’Italia ha bisogno soprattutto per poter fronteggiare anche una seconda possibile ondata, spiega il dottor Palermo. Già lo scorso 24 febbraio era stato segnalato un limite della disponibilità dei posti letto nelle terapie intensive, per evitare una nuova ondata di contagi è dunque fondamentale attuare delle misure a livello territoriale.

La fase diagnostica, i tamponi, il tracciamento e il trattamento domiciliare delle persone positive al coronavirus è il limite che ci permetterà di mantenere una fase ospedaliera libera da sovraccarichi. Se il sistema sanitario non è eccessivamente sottoposto a stress, potrà riprendere anche a gestire i casi ordinari, trascurati durante la fase pandemica acuta, per fronteggiare l’imminente crisi che stava colpendo il Paese.

Adesso i posti letto di terapia intensiva sono incrementati di 3.500 unità e nell’unita sub intensiva i posti sono aumentati di 4.800 letti, di cui, fa sapere Palermo, il 50% può essere rapidamente trasformato in terapia intensiva in quanto dotati di ventilatori con gli opportuni finanziamenti. La fase territoriale tuttavia deve essere pronta con gli adeguati operatori sanitari e con le dotazioni tecnologiche necessarie, attuabili solo con importanti finanziamenti, in un settore che in totale corrisponde all’11% del nostro PIL.

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