Per l’Italia la vera battaglia sul futuro dell’economia, a cavallo tra 2023 e 2024, non si combatterà a Roma ma tra Bruxelles e Strasburgo. Dopo che il governo Meloni ha messo nero su bianco la Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza e iniziato la strada tortuosa che porterà a una Legge di Bilancio conservativa e problematica, l’attenzione si sposta laddove si combattono le partite decisive: nelle istituzioni europee.
Essenzialmente, saranno cinque le partite che Roma dovrà giocare con la forza della diplomazia e la costituzione di fronti compatti nel Vecchio Continente: il futuro coordinamento tra politiche economiche e monetarie, la modifica del Patto di Stabilità, la discussione sui nuovi modelli di bilancio pluriennale dell’Ue, la riforma dei mercati finanziari e la partita per la transizione green.
Inflazione, tassi, incertezza
Il primo fronte è quello dei tassi e dell’inflazione, laddove da mesi Roma entra in gamba tesa sulla Banca centrale europea circa la necessità di non limitare al fronte del contenimento monetario la partita dell’inflazione. Ma richiama alla necessità di una soluzione di sistema che coniughi strategie monetarie e contenimento dell’inflazione partendo dall’economia reale.
Isabel Schnabel, membro del board direttivo della Bce per la Germania, ha di recente fornito un assist al Ministero dell’Economia e delle Finanze sottolineando con tempismo coordinato la natura dell’inflazione attuale come figlia, tra le altre cose, del boom dei profitti di settori come l’energia scaricati sui consumatori.
Cosa ne discende? Il fatto che il coordinamento tra politiche monetarie restrittive e politiche economiche anticonvenzionali è oggi più che mai decisivo. E che Roma può e deve in sede europea conquistare spazi in tal senso partendo da discipline quali gli aiuti di Stato, oggi più che mai necessarie e da giocare a favore dell’interesse nazionale. Mettendo a sistema esempi come quello della Spagna che, nota Lavoce.info, ha saputo usare politiche anticonvenzionali come “lo sganciamento del prezzo del gas da quello dell’elettricità, la riduzione della tassazione indiretta, l’imposizione di limiti ai prezzi dell’energia, la tassazione dei super-profitti delle banche. Così l’inflazione in Spagna è oggi vicina al 2 per cento, mentre la crescita dei profitti è in linea con il costo unitario del lavoro”.
La battaglia del Patto di Stabilità
Ciò si lega direttamente alla sfida del rinnovo del Patto di Stabilità, che senza accordo in Europa tornerà in vigore nella sua versione ante-Covid basata su censura di bilancio e rigore. Giorgia Meloni e il titolare del Mef Giancarlo Giorgetti devono, in Europa, lottare per ottimizzare la bozza presentata nel novembre 2022 dalla Commissione per modificare il Patto di Stabilità, che Paesi come Germania e Olanda vogliono condizionare in senso più restrittivo.
Da un lato, la Commissione propone di dare agli Stati membri una maggiore discrezionalità nel definire i propri piani di bilancio. Questi piani dovrebbero essere concordati con la Commissione e il Consiglio dell’Unione Europea. Dall’altro, propone di aumentare le sanzioni per gli Stati membri che non rispettano le regole di bilancio. Queste sanzioni potrebbero includere la sospensione dei fondi europei.
L’interesse dell’Italia nelle negoziazioni sarà massimizzare la quota di riforme “flessibili” a scapito di quelle rigoristiche da qui a dicembre. Una riforma più flessibile potrebbe consentire agli Stati membri di investire maggiormente in infrastrutture e riforme, contribuendo alla crescita economica. Tuttavia, una riforma troppo permissiva potrebbe portare a un aumento del debito pubblico, che potrebbe a sua volta frenare la crescita economica. Ma l’opzione peggiore, ovviamente, è il ritorno del Patto ante-crisi, fondato su condizionamenti come l’obbligo di tagliare di un ventesimo il debito eccedente il 60% nel rapporto col Pil ogni anno senza alcuna contropartita.
Le riforme tra bilancio e mercati
A cavallo tra 2023 e 2024 la Commissione von der Leyen dovrà mettere in cantiere anche le linee guida per le riforme del futuro bilancio pluriennale dell’Europa e dei mercati finanziari. Quest’ultima misura include anche la famigerata riforma del Meccanismo europeo di Stabilità. Dalle partite su aiuti di Stato, debito e patto di Stabilità dipenderà molto in tal senso.
L’Italia ha l’interesse, manifestato già da Mario Draghi in asse con Emmanuel Macron ai tempi del vecchio governo, di rendere concreta e permanente la svolta incardinata nel bilancio Ue 2021-2027 inserendovi le risorse del Recovery and Resilience Facility, come i piani Next Generation Eu e RePower Eu. Per i prossimi anni le sfide saranno quelle del Chips Act europeo, degli investimenti su batterie elettriche, aerospazio, Difesa, intelligenza artificiale. Serve poter mettere al servizio della crescita le risorse comuni dell’Europa. E in quest’ottica un baratto potrebbe essere l’accettazione della riforma del Mes, con l’impegno di farne il primo passo verso quella agognata Agenzia Europea del Debito che aiuti a garantire in forma comune le passività dell’Eurozona piuttosto che a mettere sotto la lente d’ingrandimento i Paesi maggiormente indebitati.
Il futuro del Green Deal
Last but not least, il Green Deal, che l’Italia spera di annacquare nelle sue componenti più ideologiche. Dall’auto elettrica alle case “verdi”, passando per gli investimenti in reti e le nuove direttive sul consumo del suolo, le caldaie e le plastiche monouso, l’Italia ha una battaglia da combattere in questo e, con ogni probabilità, nel prossimo Europarlamento: coniugare battaglie economiche pragmatiche e ambiziosi obiettivi.
In Europa la strategia si può promuovere su due binari, Il primo sarà quello di far passare nei piani già esistenti il principio di neutralità tecnologica: la transizione energetica è certamente un’opportunità fonte di prospettive economiche e industriali legate alla conquista di nuovi mercati e maggior efficienza, ma va accompagnata non forzando i meccanismi dell’innovazione che vengono dal mercato e dalla ricerca con distorsioni normative eccessive. La neutralità tecnologica è la garanzia perché le energie e la creatività degli imprenditori possano contribuire a creare nuove soluzioni e nuove intuizioni per far avanzare la partita della decarbonizzazione. In termini concreti, questo vuol dire spingere, ad esempio, per sdoganare anche i biocarburanti nel settore auto.
Al contempo, però, gli operatori devono tener ben presente che - oggigiorno - i trend del mercato stanno mutando a livelli alti della catena del valore e che a monte il processo decisionale strategico delle grandi corporation. Di fronte a questi trend, fermo restando il principio di sostegno alla neutralità tecnologica, le industrie di territori come l’Italia non possono fare a meno di guardare con attenzione a quanto succede nelle catene del valore globali per poter catturare una quota il più ampia possibile della produzione e del ciclo di fornitura del rinnovato settore green. E Roma deve far sì che, se rivoluzione sarà, dovrà essere inquadrata in un piano di investimenti europei. Come coronamento di un processo per un’Europa diversa, più forte, più equa. La battaglia per la cui edificazione parte in queste settimane. In una sfida in cui la manovra appare quasi marginale.