I contributi a fondo perduto per le CER sono salvi. I dettagli dell’intervento del governo

Raphael Raduzzi

1 Settembre 2026 - 13:03

Dopo il taglio di oltre 1,4 miliardi subito a novembre, migliaia di domande di contributo a fondo perduto per le Comunità Energetiche rischiavano di non trovare finanziamenti. Ecco come ha agito il governo.

I contributi a fondo perduto per le CER sono salvi. I dettagli dell’intervento del governo

Lo scorso 21 novembre, a esattamente 9 giorni dalla scadenza del bando che assegnava dei contributi a fondo perduto per gli impianti fotovoltaici inseriti in Comunità Energetiche, il Ministero dell’Ambiente gelava con un comunicato tutto il settore delle rinnovabili. Le risorse stanziate inizialmente, pari a circa 2,2 miliardi si sarebbero ridotte, fino a 795 milioni. Un taglio di oltre 1,4 miliardi. Ma c’è di più, perché in quegli stessi giorni si comunicava che erano già arrivate domande per oltre 864 milioni.

Apriti cielo: si definanzia uno stanziamento con meno risorse di quelle già richieste, a bando ancora aperto. Le domande al 30 novembre, infatti, chiudono con un ammontare economico pari a 1,456 miliardi di euro. Mancherebbero all’appello 661 milioni per dare risposta a tutti.

Dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE), l’ente incaricato di gestire la misura finanziata coi fondi PNRR, fanno sapere subito che le 48.750 verosimilmente non saranno tutte accolte per via di errori, rinunce o requisiti mancanti. Dal governo fanno notare che i 2,2 miliardi di stanziamento non sarebbero mai stati raggiunti e che per via delle scadenze europee legate ai fondi PNRR, che devono essere tutti assegnati e poi rendicontati, si era dovuta operare questa revisione, lasciando comunque intendere che tutte le domande avrebbero trovato spazio.

Le associazioni di categoria invece hanno levato gli scudi, parlando di impegni traditi e di progetti che non sarebbero dunque mai decollati per mancanza di fondi. La polemica è proseguita in questi mesi poiché iniziavano ad arrivare domande accolte ma non finanziabili per mancanza di fondi. Intanto la scadenza del 30 giugno, poi diventata 31 agosto, si avvicinava.

Finché, la scorsa settimana, praticamente al fotofinish, il governo ha appostato ulteriori 246 milioni, portando lo stanziamento complessivo a 1,041 miliardi, ancora distanti dagli 1,456 richiesta ma appunto con le rinunce e le domande bocciate già oggi si garantiscono le domande arrivate fino alle 12.15 del 28 novembre. Quelle arrivate dalle 12 in poi fino al 30 novembre troveranno verosimilmente finanziamento grazie alle risorse residue delle prossime rinunce e bocciature e potranno essere assegnate anche dopo il 31 agosto.

Tutto bene quel che finisce bene dunque? Solo in parte la risposta è positiva. Perché se è vero che alla fine della fiera tutte le risposte che avevano i requisiti avranno esito positivo, dall’altra è vero anche che sarà passato quasi un anno da quei giorni di novembre, quando il regolamento operativo del bando prevedeva un tempo massimo di tre mesi. Inoltre, permangono tutte le criticità della costituzione vera e propria delle Comunità Energetiche (burocrazia e documenti ridondanti, tempi di attesa biblici del GSE, ecc.) e della effettiva rendicontazione delle spese per il contributo a fondo perduto.

Per tutti questi motivi il target dei 5GW di potenza installati entro la fine del 2027 appare ancora un miraggio, con un dato ad oggi pari a 0,36GW già installati. Sul fronte procedurale sono spesso stati chiesti snellimenti nelle procedure e maggiore celerità, chissà se su questo punto il governo interverrà, meglio prima che poi.