Casa Green, non basta più il cappotto termico. Quando scatta l’obbligo di solare e pompe di calore

Emanuela Ceccarelli

16 Agosto 2026 - 10:13

Pianificare un cappotto termico non basta più: dalle nuove norme sulle ristrutturazioni scatta l’obbligo di integrazione con impianti fotovoltaici e pompe di calore. Ecco cosa cambia

Casa Green, non basta più il cappotto termico. Quando scatta l’obbligo di solare e pompe di calore

Chi sta pianificando la ristrutturazione di casa o la riqualificazione del proprio condominio deve fare i conti con l’evoluzione del cappotto termico, con le nuove regole sull’efficientamento energetico cambia infatti l’approccio ai cantieri. Gli interventi oltre a ridurre le dispersioni di calore è necessario che venga prodotta energia pulita direttamente sul posto.

La spinta verso questo cambiamento nasce dall’entrata in vigore delle nuove norme nazionali che recepiscono la direttiva europea sulle energie rinnovabili (RED III, direttiva 2023/2413/UE), che anticipa l’applicazione pratica della direttiva Case Green.

Cappotto termico e ristrutturazioni: quali sono le nuove regole obbligatorie

Il Decreto Legislativo n. 5/2026 è diventato operativo per tutte le pratiche edilizie (come CILA, SCIA o Permessi di costruire) presentate a partire dal 3 agosto 2026. Questo provvedimento aggiorna il Decreto Legislativo n. 199/2021, estendendo gli obblighi ambientali a cantieri che prima ne erano esenti. In passato, infatti, l’obbligo di installare impianti da fonti rinnovabili valeva quasi esclusivamente per gli edifici di nuova costruzione o per le demolizioni e ricostruzioni integrali. La nuova norma coinvolge ora due categorie di intervento estremamente frequenti:

  • Le ristrutturazioni di secondo livello, ovvero i lavori che modificano più del 25% della superficie disperdente dell’edificio (come la posa del cappotto termico esterno o la coibentazione del tetto o del solaio).
  • La ristrutturazione sostanziale dell’impianto termico, cioè l’intervento volto a rifare l’intera rete di distribuzione, dalle tubazioni ai sistemi di emissione.

Quando si realizza uno di questi interventi, la legge prevede che almeno il 15% dei consumi energetici previsti per il riscaldamento invernale e il rinfrescamento estivo sia coperto da fonti rinnovabili.

Fotovoltaico e pompe di calore: quali impianti bisogna installare a casa

Le famiglie e i condomini non hanno più la possibilità di presentare un progetto edilizio che preveda solo opere murarie. Chi intende installare un cappotto termico deve prevedere nel progetto la presenza di impianti tecnologici in grado di generare energia pulita.

Per soddisfare la percentuale richiesta dalla legge, è possibile ricorrere alle pompe di calore elettriche, che sfruttano il calore presente nell’aria o nel terreno sia per riscaldare d’inverno sia per rinfrescare d’estate, sostituendo i vecchi impianti a gas. Un’altra alternativa valida è rappresentata dai sistemi ibridi, capaci di integrare una pompa di calore e una caldaia a condensazione gestite da una centralina elettronica.

Anche gli impianti fotovoltaici sul tetto giocano un ruolo fondamentale, fornendo energia pulita per alimentare la pompa di calore e gli altri consumi dell’abitazione. In questo modo, la coibentazione riduce la quantità di calore necessaria alla casa, rendendo molto più efficiente e meno costoso il funzionamento della pompa di calore e dei pannelli solari.

Cortexa vs Assotermica: i produttori divisi sul nuovo decreto

L’obbligo di combinare opere murarie e impianti tecnologici ha generato una netta spaccatura tra gli operatori dell’edilizia e i produttori di tecnologie energetiche. Chi produce i materiali per l’isolamento e il cappotto, rappresentati dall’associazione Cortexa, sostengono che la forma di risparmio più efficace rimane sempre l’energia non consumata. Dunque, la priorità assoluta in un immobile dovrebbe essere il taglio delle dispersioni termiche tramite le pareti. I produttori di materiali per l’isolamento a cappotto, rappresentati dall’associazione Cortexa, sostengono che la forma di risparmio più efficace rimanga l’energia non consumata.

Dunque, la priorità assoluta in un edificio dovrebbe essere il taglio delle dispersioni termiche attraverso l’involucro. Il timore espresso da Cortexa è che l’obbligo di abbinare il cappotto termico all’acquisto di nuovi impianti faccia lievitare eccessivamente i preventivi, spingendo i proprietari a rinunciare ai progetti di riqualificazione.

Sul fronte opposto si schiera Assotermica. L’associazione dei produttori di impianti ritiene che isolare la struttura senza ammodernare la parte impiantistica costituisca un lavoro incompleto. Al contrario, intervenire contemporaneamente su entrambi i fronti è l’unica strada percorribile per azzerare i consumi di combustibili fossili e garantire un reale abbattimento delle bollette nel lungo periodo. Assotermica riconosce che la spesa iniziale possa essere superiore, ma sostiene la necessità di incentivare e promuovere interventi integrati per ottimizzare i risultati.

Deroghe ed esenzioni, quando si può evitare l’obbligo degli impianti solari

In alcuni casi è possibile essere esentati dagli obblighi sulle rinnovabili. La prima eccezione riguarda l’impossibilità tecnica, una fattispecie già prevista dalla precedente normativa che scatta in presenza di vincoli architettonici o monumentali, oppure nel caso in cui la conformazione del tetto non si presti all’installazione di pannelli fotovoltaici o dell’unità esterna della pompa di calore. Per poter ottenere l’esenzione è necessaria la perizia di un tecnico abilitato che attesti formalmente l’impossibilità di realizzare l’impianto.

Il recente decreto ha introdotto anche il principio della non convenienza economica, che si applica quando il proprietario si trova a sostenere costi sproporzionati rispetto ai reali benefici. Per rendere operativa questa deroga bisognerà tuttavia attendere le linee guida del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE). Sarà infatti il Ministero a definire i criteri di calcolo ufficiali e le soglie di spesa oltre le quali l’investimento per l’impianto verrà considerato finanziariamente non sostenibile, consentendo così di procedere con il solo cappotto termico.