Giannuli: Il Mes? Simbolo dell’austerità ma non drammatizziamo

Andrea Muratore

20 Novembre 2023 - 06:31

Il politologo e storico Aldo Giannuli sottolinea che il Mes formalmente non è un trattato dell’Ue, ma legalmente un’organizzazione distinta. Il nodo è tutto politico.

Giannuli: Il Mes? Simbolo dell’austerità ma non drammatizziamo

“Sul Meccanismo Europeo di Stabilità e la sua riforma Giorgia Meloni arriva a un nuovo appuntamento della verità al crocevia tra proclami e realtà”: il professor Aldo Giannuli, politologo e storico a lungo docente all’Università degli Studi di Milano, commenta con Money.it la partita europea che attende il governo di centrodestra. Chiamato nelle prossime settimane a decidere se ratificare o meno la riforma del Mes, trattato istituito nel 2012 per gestire le crisi debitorie ai tempi del rigore e dell’austerità e che nel 2021 si era deciso di riformare includendovi una garanzia contro le crisi bancarie.

Giannuli invita, in quest’ottica, a distinguere tra aspettative e realtà: da un lato dichiara di non apprezzare il Mes come trattato, in quanto “simbolo di una stagione dell’austerità che si è rivelata disastrosa per l’Europa”, dall’altro ammonisce: “non drammatizziamo la partita sulla ratifica della riforma”.

Professore, perché invita a non drammatizzare?

Innanzitutto perché anche un’eventuale firma della riforma del Mes non vorrebbe dire che esso si troverà, domani, ad essere direttamente applicabile. E poi perché, cosa più importante, oggigiorno la partita più importante dell’Europa è capire che non serve un ritorno alla stagione dell’austerità incarnata, soprattutto, dal Patto di Stabilità.

Cosa teme, in particolare?

Il fatto che ci si possa trovare di fronte a un triplice ingorgo. Primo punto: il rischio di una sovraesposizione dei debiti prodotti nella stagione del Covid-19. Secondo: il ritorno in auge delle vecchie regole del rigore e dell’austerità. Terzo punto: l’esposizione dell’Europa a shock e volatilità, come il caso della stagione negativa vissuta sull’energia tra fine 2022 e inizio 2023 ha dimostrato.

Giorgia Meloni ha proposto assieme allo spagnolo Pedro Sanchez di guardare oltre la stagione del rigore...

L’Italia, come la Spagna e, aggiungerei, il blocco mediterraneo e la Francia ha tutto l’interesse a pressare la Germania e l’Olanda perché non si torni a un rigore sconsiderato. E ribadisco, in quest’ottica si inserisce il dibattito sul Mes. Oggetto già nel 2020 di polemiche incendiarie quando si parlava di Pnrr e riforma del Mes in contemporanea. Ma come allora, ricordo che è l’architettura nel suo complesso che merita di essere riconsiderata. Il Mes di per sé non è l’unico problema, ma certamente non è dalla sua riforma che passano le priorità dell’Europa. Di nuovo: il mio invito è a non drammatizzare la situazione.

Ritiene possibile un do ut des: ratifica della riforma da parte dell’Italia, ultimo Paese che deve ancora portarla ad approvazione, in cambio di regole più morbide sul rigore?

Sarebbe uno scambio ragionevole. Ma mi permetto di sottolineare alcuni dati. Innanzitutto, la riforma del Mes è stata firmata e ratificata da tutti i Paesi dell’area euro. E manca solo l’Italia nel novero di Stati che devono portarla a compimento nei propri Parlamenti perché entri in vigore. La partita del Patto di Stabilità vede invece schieramenti diversi. E in punta di diritto si potrebbe anche ricordare che il Mes formalmente non è un trattato dell’Ue, ma legalmente un’organizzazione distinta. Il nodo è tutto politico.

Riforma del Patto e ratifica del Mes: possiamo dire che Giorgia Meloni si sia trovata in eredità due nodi irrisolti dell’era di “Mister Europa”, Mario Draghi?

L’impatto reale dell’era Draghi è stato molto più retorico che reale. E del resto con una coalizione ampia ed eterogenea il suo governo è stato incapace di decidere su molti nodi chiave. Curioso sottolineare come Meloni sembri, in Europa, fare di tutto per mostrarsi in continuità col suo predecessore di cui si trova a gestire molte questioni rimaste aperte. A cosa serviva sbandierare l’effetto-novità dopo la sua ascesa a Palazzo Chigi se poi l’effetto concreto è stato questo? Trovo difficile dare una risposta a questa domanda se non pensando alla volontà di Meloni di durare a ogni costo. Anche a scapito dell’impatto effettivo del suo esecutivo.