La riforma delle pensioni si farà: i primi provvedimenti del Governo Conte

Lega e Movimento 5 Stelle hanno detto sì: al via il Governo Conte. Attesa per la riforma delle pensioni: ecco cosa cambierà nell’immediato.

La riforma delle pensioni si farà: i primi provvedimenti del Governo Conte

L’accordo per il Governo Conte rilancia la riforma delle pensioni: il nuovo premier ha confermato che l’Esecutivo sarà pronto fin da subito per approvare il contratto nato dal connubio Lega-Movimento 5 Stelle, tra i quali ricordiamo figura anche l’abolizione della Legge Fornero.

Nel contratto si parla dell’introduzione di un meccanismo a quote, a sostituzione del severo impianto pensionistico introdotto dalla Fornero, così da permettere ai lavoratori italiani di andare in pensione con circa 3 anni di anticipo rispetto a quanto avviene oggi (almeno sulla carta poiché in realtà l’età effettiva per la pensione è molto più bassa).

Allo stesso tempo si proverà ad introdurre il reddito di cittadinanza che, come noto, comporterà novità anche per i pensionati: tra i provvedimenti per il contrasto alla povertà, infatti, figura la pensione di cittadinanza, ovvero l’integrazione fino a 780€ per i trattamenti previdenziali percepiti dai pensionati che si trovano al di sotto della soglia di povertà.

Riforma delle pensioni: la roadmap del Governo Conte

Con il giuramento del Governo Conte, quindi, ha inizio l’ambizioso piano di revisione della Legge Fornero: tuttavia, come d’altronde confermato dai due leader che sostengono l’Esecutivo, ci sarà una roadmap da seguire poiché non tutti i provvedimenti previsti saranno approvati nell’immediato.

A tal proposito il nodo fondamentale sarà quello della Legge di Bilancio 2019, con la quale bisognerà stanziare le risorse per la Quota 41 e la Quota 100, i due strumenti con i quali verrà superato l’impianto della Legge Fornero.

Per il primo non ci sono dubbi su come sarà strutturato: con la Quota 41 verrà consentito a tutti i lavoratori (e non solo ai precoci come avviene oggi) di andare in pensione una volta maturati almeno 41 anni di contributi.

Per quanto riguarda la Quota 100, invece, bisognerà individuare delle soglie d’età e anzianità contributiva in modo da rendere la misura il meno onerosa possibile. A tal proposito si parla di:

  • età minima 62 anni: con 38 anni di contributi. Ricordiamo infatti che la Quota 100 è quello strumento con il quale si può andare in pensione una volta che la somma tra età minima e anzianità contributiva dà come risultato 100.
  • in alternativa si potrà smettere di lavorare una volta versati almeno 35 anni di contributi purché, visto quanto detto in precedenza, sia abbiano almeno 65 anni di età.

Secondo le stime di Lega e Movimento 5 Stelle questa riforma costerà circa 10 miliardi di euro nell’immediato, con una parte delle risorse che dovrebbero essere recuperate tagliando le pensioni d’oro. Anche di questo, però, si parlerà con la prossima Legge di Bilancio.

Quindi prima del 2019 non dobbiamo attenderci provvedimenti sostanziali per la riforma delle pensioni.

Discorso differente per la pensione di cittadinanza poiché in questo caso ci sarà da attendere più tempo; prima di introdurre il reddito di cittadinanza, infatti, bisognerà riformare i centri per l’impiego, un passaggio che richiederà almeno un anno.

Quali provvedimenti nell’immediato?

Quindi cosa dobbiamo attenderci nell’immediato? Il nuovo Governo Conte prima di affrontare l’ambizioso piano di riforma delle pensioni dovrà risolvere tre nodi fondamentali.

Il primo è quello che riguarda l’Opzione Donna, lo strumento che consente alle donne di andare in pensione in anticipo (all’età di 58 anni e con 35 di contributi) purché accettino che il trattamento previdenziale venga calcolato interamente con il sistema contributivo.

Come noto questo strumento non è stato confermato nel 2018 nonostante le risorse ci fossero perché stanziate con le precedenti Leggi di Bilancio. A tal proposito nel contratto di Governo c’è scritto che la fase sperimentale dell’Opzione Donna andrà avanti, ecco perché ci attendiamo una proroga anche per il 2018.

Proroga che potrebbe arrivare già nelle prossime settimane.

Il nuovo Governo Conte poi dovrà decidere il futuro dell’Ape Sociale che dal 1° gennaio 2019, proroga permettendo, tornerà in soffitta. In questo caso una conferma non è così scontata poiché l’Esecutivo potrebbe rinunciare all’Ape Sociale per destinarne le risorse alla cancellazione della Fornero.

Infine l’ultimo nodo da affrontare nell’immediato è quello che riguarda i 6mila lavoratori penalizzati dalla Legge Fornero che non sono rientrati nelle otto salvaguardie.

Esodati che non potrebbero beneficiare neppure dei vantaggi offerti dalla Quota 41 e Quota 100 poiché per molti di loro è impossibile raggiungere l’anzianità contributiva richiesta; ecco perché si parla con insistenza di una nona salvaguardia, l’ultima con la quale finalmente verrà messa la parola fine al problema degli esodati.

Iscriviti alla newsletter "Lavoro" per ricevere le news su Pensione

Condividi questo post:

Commenti:

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.