Riforma pensioni: salta la Quota 100 senza il taglio agli assegni d’oro?

Lega e 5 Stelle divisi sulla riforma delle pensioni: il carroccio frena sulla sforbiciata agli assegni d’oro, può saltare anche la Quota 100?

Riforma pensioni: salta la Quota 100 senza il taglio agli assegni d'oro?

C’è maretta nel governo in merito alla riforma delle pensioni. Il dossier presentato da Alberto Brambilla (docente vicino alla Lega) sulle criticità di un taglio alle pensioni d’oro ha infatti provocato la reazione stizzita di Luigi Di Maio.

Sulla sforbiciata agli assegni superiori ai 4.000 euro netti al mese i 5 Stelle puntano molto, ma il carroccio è titubante anche perché si andrebbero a sfavorire i pensionati del Nord a vantaggio di quelli del Sud.

In questa logica che sa molto di campagna elettorale permanente, del resto a maggio si voterà per le elezioni europee, resta da capire se a questo punto è a rischio anche la Quota 100, provvedimento più volte ipotizzato dal governo come primo passo per superare la legge Fornero.

L’idea della riforma delle pensioni

Come ribadito negli ultimi giorni, il governo nella legge di Bilancio 2019 punta ad avviare le tre principali riforme promesse agli italiani durante la campagna elettorale e poi inserite nel programma di governo: Reddito di Cittadinanza, Flat Tax e superamento della legge Fornero.

In pratica si tratta dei principali cavalli di battaglia del Movimento 5 Stelle (Reddito di Cittadinanza) e della Lega (Flat Tax), mentre la rottamazione dell’attuale sistema previdenziale è un tema bipartisan tra i due partiti della maggioranza.

Dalle parole adesso però il governo carioca deve passare ai fatti visto che per fine ottobre si devono mettere nero su bianco le linee guida della legge di Bilancio. In merito alla riforma delle pensioni, due sono i provvedimenti pensati per iniziare a scardinare la legge Fornero.

Il primo è l’introduzione del meccanismo della Quota 100 (somma dell’età anagrafica e degli anni di contributi), con il governo che però deve ancora decidere quali dovranno essere le soglie minime per potervi accedere.

Se dovesse passare la modalità più chiacchierata (pensione di anzianità con 41 anni di contributi, Quota 100 con almeno 64 anni o 35 anni di contributi), l’Inps ha stimato che nel 2019 questa avrebbe un costo di 11,6 miliardi visto che sarebbero quasi 600.000 i nuovi pensionati.

L’altro punto poi è il taglio alle pensioni d’oro, che sarebbe il ricalcolo degli assegni superiori ai 4.000 euro netti al mese secondo il metodo contributivo. Secondo il governo da questa sforbiciata si risparmierebbero oltre 500 milioni l’anno, che sarebbero usati per aumentare le pensioni minime da 450 euro a 750 euro.

Nord contro Sud

Fino a qualche giorno fa la maggioranza sembrava essere compatta nel portare avanti questi due punti per quanto riguarda la riforma delle pensioni. Qualcosa adesso sta però iniziando a scricchiolare.

La Lega infatti sta manifestando più di un dubbio sul taglio alle pensioni d’oro. Oltre alle contestazioni tecniche fatte da Brambilla nel suo dossier, c’è però anche una questione strettamente politica.

Il ricalcolo degli assegni superiori ai 4.000 euro andrebbe a colpire per il 70% pensionati del Nord, da sempre fortino elettorale del carroccio. I soldi risparmiati poi andrebbero ad aumentare le minime che vengono elargite soprattutto al Sud, che è stato il principale bacino elettorale del Movimento 5 Stelle alle ultime elezioni.

Nella Lega quindi ci potrebbe essere il timore di dare il via libera a una misura che andrebbe a togliere al Nord per dare al Sud. Una mossa questa che sarebbe un assist elettorale agli alleati di governo.

Sentite le prime titubanze da parte del carroccio, Luigi Di Maio ha subito puntato i piedi: “Se qualcuno vuol dire che il contratto non si deve attuare lo dica chiaramente, altrimenti si va avanti”.

Sul tema quindi o la Lega andrà a smussare la sua posizione oppure si potrebbe creare una crisi di governo, che a quel punto andrebbe a rimettere in discussione tutta la riforma compresa la Quota 100, per la quale comunque devono sempre essere trovati i tanti soldi necessari per farla partire.

Per la maggioranza giallo-verde sarà un autunno molto caldo e delicato: tra promesse da mantenere ed esigenze di partito di cui tenere conto, dovrà essere imbastita la legge di Bilancio primo vero atto politico del “governo del cambiamento”.

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