Riforma Irpef: ecco come il M5S vuole ridurre le tasse

La riforma Irpef è uno dei punti centrali del programma fiscale del Movimento 5 Stelle. Ecco come un governo a guida Di Maio potrebbe ridurre le tasse sui redditi da lavoro.

Riforma Irpef: ecco come il M5S vuole ridurre le tasse

La riforma dell’Irpef è uno dei punti del programma con il quale il Movimento 5 Stelle si è presentato agli italiani.

Non c’è dubbio che la riduzione delle tasse è stato uno dei temi centrali della campagna per le elezioni politiche 2018 accanto ai temi di lavoro, pensioni e immigrazione: dalla riduzione della disoccupazione, all’abolizione della legge Fornero, al maggior controllo dei flussi migratori.

I risultati delle elezioni politiche 2018 hanno incoronato il M5S come primo partito d’Italia, con più del 32% di voti ottenuti sia alla Camera che al Senato. Numeri che, tuttavia, non consentono di avere la maggioranza e che quindi portano alla necessità di trattative.

Al momento sono ancora molti i dubbi su quale sarà il partito che otterrà mandato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per la formazione del governo.

Al netto di ciò e dei possibili scenari post-voto l’attesa è tutta concentrata su cosa potrebbe fare il Movimento 5 Stelle alla guida dell’Esecutivo e, uno dei temi che più interessa i cittadini, riguarda il piano per la riduzione delle tasse.

Al centro del programma fiscale targato 5 Stelle c’è la riforma delle aliquote e degli scaglioni Irpef, misura per la quale verrebbe abolito il bonus Renzi di 80 euro, assorbito come misura di copertura.

Lo scenario è quello di un sistema fiscale che avvantaggerebbe i ceti medi ma che sarebbe poco conveniente per i redditi più bassi.

Ecco come il M5S vuole ridurre le tasse

L’Irpef, l’imposta sul reddito delle persone fisiche, è strutturata ad oggi in cinque aliquote, che vanno dal 23% al 43% e in cinque scaglioni di reddito, ai quali si aggiunge una no tax area per i redditi fino a 8.000 euro.

Di riforma Irpef in Italia si parla da tempo, così come di razionalizzazione delle tax expenditures, ovvero l’insieme di deduzioni, detrazioni ed esenzioni fiscali che contribuiscono a ridurre il carico fiscale del contribuente.

Il nodo centrale riguarda, così come di consueto quando si tratta di misure per la riduzione delle tasse, la copertura economica: ridurre l’Irpef significa automaticamente ridurre le entrate.

Cosa cambierebbe con un governo in cui il Presidente del Consiglio sarebbe Luigi di Maio e il Ministro dell’Economia Andrea Roventini?

La riforma Irpef del M5S prevede la riduzione da 5 a 3 degli scaglioni di reddito, così come delle aliquote e l’incremento della no tax area, ovvero della soglia limite di reddito annuo che esonererebbe totalmente dal versamento delle imposte sui redditi.
Per attuarla servirebbero 3,5 miliardi di euro annui.

Scaglioni e aliquote Irpef nella riforma dei 5 Stelle

Nel programma del Movimento 5 Stelle la riforma Irpef per la riduzione della pressione fiscale sui redditi da lavoro prevede:

  • No Tax Area fino a 10.000 euro di reddito;
  • Aliquota Irpef al 23% per i redditi tra 10.000 e 28.000 euro;
  • Aliquota Irpef al 37% per i redditi tra 28.000 e 100.000 euro;
  • Aliquota Irpef al 42% per i redditi superiori a 100.000 euro.

I cinque scaglioni Irpef 2018 e le aliquote in vigore ad oggi sono i seguenti:

Scaglioni Irpef 2018 Reddito Aliquote Irpef 2018
1° scaglione 0-15 mila euro 23%
2° scaglione 15.001 euro-28 mila euro 27%
3° scaglione 28.001 euro-55 mila euro 38%
4° scaglione 55.001 euro-75 mila euro 41%
5° scaglione oltre 75 mila euro 43%

La riforma proposta dal M5S comporterebbe una minore tassazione per tutti i contribuenti, assicura un sostegno alle fasce più deboli e “il ceto medio torna a respirare”.

Ed è proprio su questo punto che si concentrano le principali criticità: per i redditi compresi tra i 10.000 e i 15.000 euro non cambierebbe nulla e, al contrario, l’importo delle imposte dovute sarebbe addirittura maggiore.

Il destino del Bonus Renzi

Che fine farà il bonus Renzi, il credito Irpef di 80 euro? L’eredità migliore lasciata dal Segretario quasi-dimissionario del Partito Democratico verrebbe eliminata e le relative risorse sarebbero utilizzate per garantire una parte delle coperture economiche necessarie.

A metterlo nero su bianco è il piano delle Coperture allegato al programma del Mobimento:

“la riforma costerebbe oltre 13 miliardi (un intervento di rilievo), ma in essa inglobiamo gli 80 euro e ne utilizziamo le coperture: rifiutiamo infatti la logica del bonus del tutto regressivo (senza quoziente familiare e per giunta “flat”, nel senso che è uguale per tutte le categorie di reddito che lo percepiscono) e preferiamo una riforma organica dell’Irpef che distribuisce in modo più esteso e progressivo i benefici fiscali (a partire dai ceti medio-bassi). Dunque, restano poi poco meno di 4 miliardi scoperti che compensiamo con le tax expenditures.”

A questo punto qualcuno potrebbe affermare che cancellare il bonus di 80 euro ma ridurre l’Irpef non cambierebbe nulla. Così non è.

Se da un lato è vero che la riforma Irpef del M5S rappresenterebbe un vantaggio per tutti i contribuenti, per i redditi compresi tra i 10.000 e i 20.000 euro si avrebbe addirittura un aumento delle tasse, pari a circa 230 euro per i redditi fino a 15.000 euro e di circa 400 per i redditi fino a 20.000 euro proprio a causa della cancellazione del credito Irpef di 80 euro.

A chi conviene la riforma Irpef del M5S

Così come ad oggi strutturata la riforma Irpef che potrebbe portare a termine un eventuale governo guidato dal Movimento 5 Stelle finirebbe col far aumentare - e non ridurre - le tasse per i contribuenti con redditi più bassi, eccetto per chi non guadagna più di 10.000 euro all’anno.

Diverso è invece il discorso per i lavoratori autonomi e per i pensionati non interessati dal bonus Irpef. In questo caso si avrebbe un’effettiva riduzione delle imposte dovute, sia grazie all’estensione della no tax area che, parallelamente, dell’accorpamento degli attuali scaglioni di reddito e rimodulazione delle aliquote.

D’altronde è lo stesso programma dei 5 Stelle a confermarlo: la riforma Irpef è pensata per dare un po’ di respiro al ceto medio. Cosa ne penseranno gli elettori?

Per conoscere quali saranno le sorti del fisco italiano, tuttavia, è ancora presto per tirare le somme: in ballo c’è l’incertezza dei numeri, con un voto che ha letteralmente spaccato in due l’Italia.

Oltre al M5S, Mattarella dovrà valutare anche un governo guidato dalla Lega di Salvini e, in questo caso, bisognerà fare i conti con la Flat Tax.

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