Flat Tax: come funziona?

Flat tax: come funziona? Ecco l’analisi completa della tassa piatta, origini e come funziona nei paesi in cui è stata adottata.

Come funziona la Flat tax?

La “tassa piatta” ad aliquota unica viene proposta con insistenza dai partiti del centrodestra, che ne hanno promesso l’introduzione nel corso della campagna elettorale delle elezioni politiche 2018.

La Flat Tax è una proposta di riforma che punta a ridurre tutte le aliquote IRPEF ad una sola, valida per tutti con la progressività dell’imposizione garantita dalla no tax area, da deduzioni e detrazioni fiscali per i redditi più bassi. Detrazioni fiscali che, invece, non verrebbero concesse ai redditi più alti.

Secondo i sostenitori di questo modello fiscale una flat tax, ovvero un’aliquota bassa e unica per tutti, porterebbe a una maggiore equità fiscale, all’emersione dell’evasione e persino un aumento complessivo del gettito fiscale per lo Stato.

Riportata agli onori della cronaca dalla Lega di Matteo Salvini che la ha utilizzata come argomento nelle ultime campagne elettorali - prima locali, ora nazionali - e supportata teoricamente da molti studi, tra cui quelli del prof. Claudio Borghi, la flat tax sembra essere stata recentemente rivalutata anche da Silvio Berlusconi che l’ha adottata nel proprio programma elettorale. Al di là dello scenario politico e dei nuovi argomenti economici utilizzati da Lega e Centro Destra, quello della flat tax è un sistema fiscale teorizzato più di mezzo secolo fa.

Vediamo che cos’è e come funziona nello specifico.

Come funziona flat tax? Ideata per la prima volta dall’economista statunitense Milton Friedman (padre del neoliberismo contemporaneo) nel 1956, la flat tax è un sistema ad una sola aliquota che, però, può essere associata anche a detrazioni o deduzioni: in quest’ultimo caso si ha la stessa aliquota legale per tutti (costante), sebbene, di fatto, l’aliquota media divenga crescente al crescere del reddito. In genere tale aliquota viene riferita al reddito familiare mentre, in altri casi, può essere applicata anche al reddito delle imprese.

Solo in alcuni casi, i sistemi di flat tax sono associati alla no tax area, ovvero a delle fasce di reddito, in genere quelle inferiori, che vengono esentate del tutto dalla tassazione.

Si tratta di un sistema poco comune nelle economie capitalistiche avanzate dove, nella maggior parte dei casi, i sistemi nazionali di tassazione sono ispirati al modello progressivo puro, ovvero l’aliquota applicata varia al variare del reddito delle famiglie (o degli utili delle aziende), aumentando in modo più che proporzionale all’aumentare del reddito stesso.

I lettori interessati al tema della progressività del sistema fiscale con flat tax possono consultare il nostro approfondimento dedicato.

Le origini americane della flat tax, come funziona e la sua logica
Dopo Milton Friedman anche altri economisti americani come Robert Hall e Alvin Rabushka, sotto la presidenza di George W. Bush, caldeggiarono un’introduzione della flat tax con un’unica aliquota del 17,5%. Tale decisione avrebbe prodotto benefici, rispetto al precedente sistema progressivo, per un ampio numero di cittadini, stimati intorno a una percentuale del 62%. All’applicazione di tale aliquota, in base alla proposta dei due economisti, andava associata anche l’eliminazione di tutte le detrazioni, le deduzioni e le esenzioni vigenti, al fine di allargare il più possibile la base imponibile, includendo in essa tutto ciò che contribuiva a determinare il Pil nazionale.

Il risultato aspettato sarebbe stato quello di ottenere un gettito fiscale uguale ai vecchi sistemi di tassazione progressiva, o anche superiore se si considerano le maggiori possibilità di una tassazione dell’economia sommersa, e di un rafforzamento della democrazia, dal momento che esenzioni, deduzioni e detrazioni, almeno nel sistema americano, erano state introdotte per tutelare gli interessi di specifiche lobby e non quelle di tutta la collettività. Quest’ultima avrebbe potuto essere tutelata anche con l’introduzione di una specifica no tax area che, come detto sopra, realizza la progressività per deduzione e non per progressività, un metodo, quest’ultimo che ha come punto debole la penalizzazione del risparmio e degli investimenti.

Al di là della specifica proposta americana, occorre ricordare che, a livello teorico, l’applicazione della flat tax determina, almeno nel breve periodo, un minore gettito fiscale e, quindi, una penuria di utili che porta il governo di un Paese a tagliare alcuni capitoli della spesa pubblica, si tratti di spese utili (contributi a famiglie, ad esempio) o delle cosiddette spese inutili (contributi a fondo perduto).

Come funziona la flat tax nei Paesi dell’Est Europa che l’hanno adottata
Sono i paesi dell’Est a costituire il modello a cui Confindustria guarda con estremo interesse, quando riporta l’attenzione sull’applicazione della flat tax, dal momento che in queste nazioni è stata sempre introdotta con lo scopo di dare respiro all’economia e di facilitarne la ripresa e/o lo sviluppo.

Dalla metà degli anni Novanta hanno introdotto la flat tax l’Estonia (24%), la Lettonia (25%) e la Lituania (33%). Nel 2001 è stata la volta della Russia (13%) e nel 2003 dell’Ucraina (13% elevato al 15% nel 2007). L’anno successivo è stata la Slovacchia a scegliere la flat tax (19%) su quasi tutte le imposte, ottenendo risultati molto apprezzabili sia in termini di crescita economica (10%) sia in termini di disoccupazione (calata dal 20% al 10%) sia, infine, in termini di debito pubblico (passato dal 50% al 21% del PIL nel 2008).

La Slovacchia ha abolito la flat tax nel 2013. Negli anni seguenti hanno scelto la flat tax la Romania (2005, al 16%), la Macedonia (2007, al 12%), l’Albania (nel 2008 al 10%) e la Bulgaria (nel 2008 al 10%).

Un caso specifico che aiuta a riflettere sulla sostenibilità della flat tax è quello della Repubblica Ceca dove la flat tax è al 23%. In questo Paese è stato calcolato che la soglia minima di reddito alla quale la flat tax diventa vantaggiosa è di 55mila corone ceche lorde al mese (circa 2200 euro). Al di sotto di tale fascia di reddito, non ci sono vantaggi o ci sono, addirittura, svantaggi.

Si tratta dell’altra faccia della medaglia della flat tax che, se non supportata da specifiche detrazioni fiscali o da una no tax area diventa un sistema fiscale penalizzante per le fasce di reddito meno abbienti che vanno a pagare tasse per importi superiori a quelli ottenuti con un sistema progressivo. Nella Repubblica Ceca sono stati, infatti, i pensionati e il 95% dei lavoratori (i redditi al di sotto delle 30mila corone lorde) a pagare il prezzo più salato per l’applicazione della flat tax.

La flat tax in Italia
Sebbene in Italia si potrebbe, legittimamente, sollevare anche più di un dubbio sulla legittimità della flat tax, dal momento che la Costituzione prevede (art. 53) che il sistema tributario sia uniformato da criteri di progressività della tassazione, con la capacità contributiva del cittadino, limitatamente alle imprese la flat tax esiste già, dal momento che l’IRES (imposta sul reddito delle società) prevede una sola aliquota pari al 24% dei loro utili.

Sul piano politico la flat tax è sempre stato un argomento caldeggiato dalla destra: Silvio Berlusconi fu il primo a proporlo già nel 1994, al tempo della sua entrata in politica: il fronte dei sostenitori faceva capo ad Antonio Martino che fu anche allievo di Milton Friedman, sebbene ci fu sempre anche un nutrito fronte di oppositori, quegli economisti liberali e statalisti che si ritrovavano nella politica economica dettata da Giulio Tremonti.

La flat tax appare ad oggi di difficilissima realizzazione, per una molteplicità di ragioni. La principale, ovviamente, è quella legata alle esigenze di gettito. Si tenga presente, inoltre, che nella legislatura 2001-2006 - quella dei Governi Berlusconi II e Berlusconi III - il ministro delle finanze dell’epoca Giulio Tremonti tentò a più riprese di introdurre la doppia aliquota Irpef, ovvero 23 e 33 per cento. Non ci riuscì per i timori che tale riforma avrebbe poi portato ad un crollo delle entrate erariali. In questo senso pensare che la flat tax ad aliquota unica - al di là che si tratti del 15 per cento (come dice Salvini) o del 23 (come dice Forza Italia - possa essere introdotta a breve appare pura utopia.

Nei mesi scorsi il fronte della flat tax si è allargato, dal momento che tutti i leader del centrodestra sono tornati a parlarne in vista delle elezioni politiche 2018, per quanto ancora oggi a quasi due mesi dal voto ci siano ancora parecchi dubbi in ordine all’aliquota corretta da applicare ed all’eventuale sistema di detrazioni fiscali.

A questo proposito si consiglia ai lettori la visione del seguente video, con un’intervista realizzata per la testata Informazionefiscale.it a Claudio Borghi, responsabile economico della Lega Nord, proprio in tema di flat tax:

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Argomenti:

Italia Imposte Flat Tax

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