Che fine fa la riforma del Fisco con la crisi di governo: addio al taglio delle tasse?

Rosaria Imparato

16 Luglio 2022 - 10:59

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Riforma dell’Irpef e dell’Iva, il taglio del cuneo fiscale, l’aumento degli stipendi: che fine fa l’agenda fiscale con la crisi di governo? Dovremo dire addio al taglio delle tasse?

Che fine fa la riforma del Fisco con la crisi di governo: addio al taglio delle tasse?

La crisi di governo ha messo in pausa tutti i dossier su cu si stava lavorando da mesi: a partire dalla riforma del Fisco, che comprende una revisione dell’Iva, dell’Irpef, interventi sul catasto, e il taglio del cuneo fiscale, alle altre riforme richieste dal Pnrr (propedeutiche per ottenere i fondi europei).

Il tutto va inserito in un contesto che è già di profonda incertezza per l’economia italiana: tralasciando le conseguenze della pandemia, ci sono da considerare la crisi energetica (con la necessità di trovare un’alternativa al gas russo), il caro materie prime e l’aumento dell’inflazione.

Prima della crisi di governo il presidente del Consiglio Draghi ha convocato una conferenza stampa per presentare il decreto luglio, un provvedimento con misure urgenti che anticipano degli interventi da rendere strutturali con la legge di Bilancio (come un aumento del netto degli stipendi e l’aggiornamento dei contratti collettivi scaduti). Quanti di questi interventi ora sono in bilico?

La riforma dell’Irpef

La prima della riforma a essere messa in stanby è quella dell’Irpef. Con la legge di Bilancio 2022 è stato fatto il primo passo, con il passaggio a quattro aliquote e scaglioni. La legge delega della riforma fiscale prevedeva originariamente il passaggio a un sistema duale, cioè un modo per tassare i redditi da lavoro in modo progressivo.

L’intesa raggiunta dalla maggioranza ha cancellato ogni riferimento a questo sistema, limitandosi a una progressiva revisione della tassazione e del trattamento fiscale dei redditi personali. Trattandosi di una legge delega, una volta approvato il governo avrà 18 mesi di tempo per emanare i decreti attuativi: è con questi provvedimenti che si scenderà nello specifico. Visto che il governo potrebbe cambiare, anche i decreti attuativi potrebbero prendere una forma diversa.

Il taglio del cuneo fiscale

Secondo le intenzioni del governo, anticipate dalla conferenza stampa di presentazione del decreto luglio, il taglio del cuneo fiscale è uno dei punti principali non solo del provvedimento emergenziale, ma della prossima legge di Bilancio.

Il decreto, infatti, avrebbe dovuto porre le basi con un intervento d’emergenza, che poi la manovra avrebbe reso strutturale. La consegna delle dimissioni di Draghi mette un punto interrogativo al calendario dei lavori in Parlamento, anche per la prossima legge di Bilancio, la cui costruzione inizia già a settembre.

La riforma dell’Iva

Tra le riforme che potrebbero rimanere impantanate c’è anche il taglio delle aliquote Iva sui beni di largo consumo. Dagli alimenti ai farmaci, secondo la viceministra Laura Castelli l’idea era di anticipare la riforma dell’Iva, prevista nel 2023 usando una parte dell’extragettito in modo strategico, partendo dai beni per l’infanzia per dare sostegno alle famiglie, e intervenendo anche sulle bollette. Secondo Besseghini, presidente Arera, le bollette continueranno a essere alte almeno per i prossimi sei mesi.

La questione Superbonus 110%

Il superbonus 110% continua a far discutere da quando è stato introdotto con il decreto Rilancio, nel maggio 2020. Il decreto Aiuti contiene, tra le sue misure, una parziale apertura della cessione del credito, ma il problema di finanza pubblica rimane.

Da un lato, quindi, bisognerà capire se c’è spazio economico per ulteriori proroghe, o comunque se c’è la possibilità di prevedere uno stanziamento per il 110%, e dall’altro lato ci sono le preoccupazioni di famiglie e imprese che hanno iniziato i lavori e temono di non riuscire a portarli a termine.

Che succede ora al decreto luglio?

Secondo il Corriere della Sera, il lavoro tecnico sul decreto luglio sta andando avanti. La base di partenza è di 13 miliardi. Draghi lo ha definito un «decreto corposo», e che comunque continua il lavoro di 33 miliardi già spesi. Non resta che attendere mercoledì 20 luglio: la giornata sarà decisiva, perché Draghi riferirà in Parlamento rendendo le sue comunicazioni alle Camere.

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