Tassa rifiuti, riduzione fino all’80% se il servizio del Comune è scadente

Tassa rifiuti, la Cassazione con l’ordinanza 22531/2017 fissa il principio in base al quale in caso di servizio scadente i cittadini hanno diritto alla riduzione del 60% dell’importo della TARES e dell’80% TARI.

Tassa rifiuti, riduzione fino all'80% se il servizio del Comune è scadente

Tassa rifiuti, i cittadini hanno diritto alla riduzione della TARES in caso di servizio scadente del Comune. A stabilirlo è la Cassazione, con l’importante ordinanza n. 22531/2017.

Se i contribuenti hanno diritto allo sconto TARES, in applicazione di quanto previsto dalla legge, allo stesso modo la stessa regola vale anche per la TARI, la tassa rifiuti entrata in vigore a partire dal 2014.

L’ordinanza della Cassazione ribalta quanto precedentemente stabilito dalla CT della Regione Campania e dà ragione ad un noto albergatore della città Partenopea che era ricorso alla giustizia per richiedere lo sconto dalla TARES dovuta nel 2008, periodo di piena emergenza rifiuti a Napoli.

In precedenza i giudici avevano negato il diritto del contribuente di autoridursi la tassa rifiuti, poiché il disservizio del Comune era motivato da una situazione di emergenza, passata di competenza al commissario straordinario.

La Cassazione smentisce la Commissione Tributaria Regionale, stabilendo che se è vero che la tassa rifiuti è pagata per contribuire al servizio di raccolta del Comune, i cittadini hanno diritto che questo sia effettuato nel rispetto delle regole, anche in casi di emergenza.

Tassa rifiuti, riduzione TARI e TARES se il servizio del Comune è scadente

Se il servizio di raccolta rifiuti del Comune è scadente i cittadini hanno diritto a richiedere la riduzione della tassa rifiuti, che si tratti di TARSU o TARI poco importa.

In ambedue i casi il principio di fondo è che quando al pagamento della tassa non corrisponde l’erogazione di un servizio idoneo l’importo è dovuto solo in parte e che quindi i cittadini hanno diritto allo sconto dalla tassa rifiuti in caso di disservizio tale da causare rischi per la salute e per l’ambiente.

La Cassazione ha dunque dato ragione al contribuente che, in piena emergenza rifiuti a Napoli, aveva rifiutato di pagare l’importo pieno della TARSU e che, applicando quanto previsto dalla legge, aveva ridotto l’importo dovuto del 60%, pagando soltanto il 40% della tassa rifiuti.

Il Decreto Legislativo n. 507 del 15/11/1993 che regola la TARSU stabilisce che i cittadini possono richiedere la riduzione della tassa o richiedere il rimborso al Comune quando la mancata raccolta rifiuti è riconosciuta come dannosa o pericolosa per la salute di persone e ambiente. A nulla vale il fatto che si tratti o meno di situazione di emergenza.

Riduzione TARI: si paga il 20% dell’importo se il Comune non offre un servizio idoneo

Il principio stabilito dalla Cassazione ben si adatta alla situazione che oggi, in molte città italiane, vivono milioni di cittadini. Si pensi al problema rifiuti a Roma, ma anche nelle grandi città del Nord e del Sud Italia.

Lo sconto TARI in caso di servizio scadente da parte del Comune trova conferma anche nella legge 147/2013, in cui ai commi 655-656 si legge che:

La Tari è dovuta nella misura massima del 20 per cento della tariffa, in caso di mancato svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti, ovvero di effettuazione dello stesso in grave violazione della disciplina di riferimento, nonché di interruzione del servizio per motivi sindacali o per imprevedibili impedimenti organizzativi che abbiano determinato una situazione riconosciuta dall’autorità sanitaria di danno o pericolo di danno alle persone o all’ambiente”.

Se da più parti la pronuncia della Cassazione è stata criticata come grave precedente che rischia di mandare in rosso i fondi comunali per la raccolta rifiuti, i giudici della Corte ribadiscono con l’ordinanza del 27 settembre 2017 che la riduzione TARI e TARSU non deve essere interpretata come sanzione per il Comune o risarcimento danni per il cittadino.

Si tratta, invece, di una misura necessaria per stabilire un “equilibrio impositivo tra la tassa pretendibile e i costi generali del servizio” erogato dal Comune.

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