Nel report dell’Unione europea nuovi suggerimenti all’Italia: a rischio il regime forfettario. Suggerite anche patrimoniale, riforma del catasto e abolizione dei bonus.
L’Unione europea attacca di nuovo l’Italia, il regime forfettario con la sua flat tax non aiuta nel contrasto all’evasione fiscale. Nel Country Report 2026, pubblicato dalla Commissione europea il 3 giugno nell’ambito del Pacchetto di primavera del Semestre europeo, arrivano nuove critiche e viene sugggerita l’introduzione di una patrimoniale.
Non è la prima volta che la flat tax applicata ai titolari di partita Iva che hanno scelto il regime forfettario viene attaccata aspramente, anche un anno fa erano arrivate critiche dal Fondo Monetario Internazionale che chiedeva l’abolizione del regime sottolineando
L’eliminazione dell’aliquota forfettaria preferenziale per i redditi da lavoro autonomo risolverebbe le problematiche di equità e impedirebbe la perdita di gettito. Dato il solido mercato del lavoro e gli elevati profitti aziendali, i sussidi alle assunzioni dovrebbero essere sostituiti da misure volte a stimolare la produttività. L’aggiornamento dei valori immobiliari nel catasto aumenterebbe le entrate e potrebbe garantire un trattamento fiscale più equo. Si prevede che queste misure, affrontando le distorsioni, avranno un impatto negativo limitato sull’attività economica.
Ecco nel dettaglio cosa chiede l’Unione europea all’Italia: stop al regime forfettario e ai condoni fiscali, patrimoniale e misure strutturali.
Allarme partite Iva in regime forfettario: deve essere abolito
Una nuova tegola arriva ora dall’Unione europea, che sottolinea la necessità di crescita anche demografica per l’Italia. Sottolinea la necessità di evitare bonus e flat tax temporanee che rendono il sistema più complesso, ad esempio l’imposta sostitutiva sugli aumenti contrattuali e sui rinnovi contrattuali. Queste soluzioni, infatti, non garantiscono risultati strutturali.
La critica successiva è proprio al regime forfettario che, se abolito, consentirebbe di spostare il carico fiscale dai lavoratori dipendenti, che soffrono un cuneo fiscale (tasse e contributi) pari al 42,5% contro il 40% medio degli altri Paesi dell’Ue, ai lavoratori autonomi.
Tra l’altro l’Ue sottolinea che la pressione fiscale nel 2026 è in salita rispetto al 2024 dal 41,9% al 42,5%. In base alle previsioni Ue la pressione fiscale potrebbe arrivare al 43,2% nel 2027, quindi, si attende un ulteriore rialzo.
Ricordiamo che il regime forfettario prevede un’imposta sostitutiva con aliquota al 15%, molto inferiore alle aliquote Irpef applicate ai lavoratori dipendenti. L’aliquota, inoltre, è comprensiva anche di addizionali regionali e comunali e di conseguenza appare ancora più vantaggiosa. Si aggiunge che il regime forfettario prevede un’ulteriore riduzione dell’aliquota al 5% per i primi 5 anni di attività con partita Iva.
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Patrimoniale in arrivo? A suggerirlo è l’Unione europea
L’Unione europea suggerisce anche una maggiore tassazione sulla ricchezza e sulle successioni.
L’obiettivo è ridurre la tassazione sul lavoro dipendente andando a facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro delle categorie maggiormente penalizzate, cioè donne e giovani.
Le critiche dell’Ue all’Italia non finiscono al regime forfettario, infatti, si estendono anche alla rottamazione quinquies, altra misura che non favorisce il contrasto all’evasione fiscale. Le misure speciali e i continui condoni riducono la progressività del prelievo, inoltre inducono i contribuenti a rimandare i versamenti convinti della possibilità di ottenere costantemente condoni fiscali che permettono vantaggi.
In sintesi, secondo l’Unione europea l’Italia deve:
- abolire il regime forfettario;
- diminuire le tasse ai lavoratori dipendenti;
- smettere di approvare condoni fiscali;
- smettere di usare misure e incentivi provvisori;
- tassare maggiormente la ricchezza e le successioni;
- aggiornare i valori del catasto (che si traduce in una maggiore tassazione).
Come si può notare tra i suggerimenti vi è anche l’introduzione di una vera patrimoniale, infatti, tassare maggiormente i grandi patrimoni e le successioni e aggiornare i valori del catasto si tramuta inevitabilmente in una maggiore tassazione del patrimonio mobiliare e immobiliare.
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