Reddito di cittadinanza, chi vuole eliminarlo e chi no: i programmi per le elezioni politiche 2022

Simone Micocci

26/07/2022

29/07/2022 - 10:43

condividi

Reddito di cittadinanza cancellato? Molto dipenderà dal risultato delle elezioni politiche 2022: ecco, a tal proposito, quali sono le posizioni dei partiti a riguardo.

Reddito di cittadinanza, chi vuole eliminarlo e chi no: i programmi per le elezioni politiche 2022

Il reddito di cittadinanza potrebbe non sopravvivere alla prossima legislatura; ne abbiamo parlato più volte, facendo presente come un nuovo governo, a seconda di quello che sarà l’orientamento politico, potrebbe anche decidere di cancellare la misura, così da utilizzarne le risorse - circa 11 miliardi l’anno - per attuare i punti del proprio programma elettorale.

D’altronde, il reddito di cittadinanza è una misura che inevitabilmente coinvolge una gran parte di elettorato. Secondo gli ultimi dati Inps, infatti, sono 1,15 milioni i nuclei familiari coinvolti, con 2,6 milioni di persone interessate. È vero che in questo numero sono coinvolti anche dei minorenni, ma si tratta comunque di una platea molto ampia che potrebbe incidere sul risultato finale delle elezioni. Tant’è che, considerando un’affluenza intorno al 70%, come stato nel 2018, la platea dei beneficiari del reddito di cittadinanza rappresenta tra il 6 e il 7% dell’elettorato.

A tal proposito, una domanda che soprattutto coloro che percepiscono il reddito di cittadinanza si stanno ponendo è: chi potrebbe cancellarlo una volta al governo? Ebbene, in attesa dei programmi politici ufficiali, possiamo farci già un’idea, analizzando le ultime dichiarazioni dei leader su quali potrebbero essere le intenzioni di partiti e coalizioni riguardo al futuro del reddito di cittadinanza.

Fratelli d’Italia

In cima ai sondaggi politici, Fratelli d’Italia è da sempre contrario al reddito di cittadinanza. E la leader Giorgia Meloni non ne ha mai fatto segreto, attaccando con parole molto dure la misura introdotta nel lontano 2019.

Solamente il mese scorso, la leader di Fratello d’Italia individuava nel reddito di cittadinanza la misura da sacrificare per recuperare le risorse da destinare al taglio del cuneo fiscale.

E ancora, qualche mese prima la Meloni ha paragonato il reddito di cittadinanza al metadone per i tossicodipendenti:

“Il metadone tiene stabile il tossicodipendente, è un modo per tamponare e io non sono mai stata d’accordo. Il reddito di cittadinanza è lo stesso, non risolve la tua condizione ma ti metto a dipendere dalla politica.È una soluzione che costringe a votare il partito che lo propone. Ci sono cose più giuste del reddito”.

Per non parlare poi dei vari attacchi sui social network, tant’è che nel suo profilo Facebook viene data ampia rilevanza a ogni notizia riguardante la scoperta dei furbetti del reddito di cittadinanza.

Insomma, la Meloni non sembra avere dubbi su quale dovrà essere il futuro del reddito di cittadinanza: dovrà essere cancellato, per far spazio a misure che - secondo lei - potrebbero essere più adeguate alla situazione attuale del Paese.

Lega

Un assist alla Meloni potrebbe arrivare dalla Lega. Tra i partiti che dovrebbero far parte della coalizione di centrodestra, infatti, sembra esserci comunanza d’intenti riguardo a quello che dovrà essere il futuro del reddito di cittadinanza.

E pensare che Matteo Salvini il reddito di cittadinanza lo ha votato, in quanto è stato introdotto proprio dal governo che aveva la Lega nella maggioranza (insieme al Movimento 5 stelle). Tuttavia, allora si è trattato di un passaggio indispensabile, anche perché il reddito di cittadinanza è servito come moneta da scambio per Quota 100.

Con il passare dei mesi, però, Salvini ha cambiato idea e adesso anche lui sembra essere favorevole alla cancellazione del reddito di cittadinanza. Nel maggio scorso, ad esempio, il leader della Lega ha dichiarato di essere convinto del fatto che «il reddito di cittadinanza non funziona». Per questo motivo, Salvini ritiene sarebbe più giusto utilizzare le risorse del reddito di cittadinanza per incentivare le assunzioni, così da riattivare il mercato del lavoro dopo gli ultimi anni complicati dovuti alla pandemia e alla crisi in Ucraina.

Forza Italia

Nel centrodestra, però, sembra esserci una voce fuori dal coro: si tratta di Silvio Berlusconi, Forza Italia, il quale in passato ha utilizzato parole al miele nei confronti del reddito di cittadinanza in quanto si è rivelata una misura capace di dare un sostegno alle persone in condizione di povertà.

Tuttavia, Berlusconi non ha escluso una profonda revisione del reddito di cittadinanza, vista come un compromesso che potrebbe mettere d’accordo tutte le anime del centrodestra. Tuttavia, secondo il leader di Forza Italia, l’Italia non può prescindere da una misura d’integrazione del reddito, in quanto il «tema della povertà in Italia è oggettivo e, in molte aree del Paese, davvero gravissimo».

Partito democratico

Anche il Partito democratico, come la Lega, negli anni ha cambiato la propria posizione nei confronti del reddito di cittadinanza, ma in questo caso si è trattato di un percorso inverso. Inizialmente ostile, il Pd con i mesi - e soprattutto con l’entrata nel governo - ha rivisto il proprio pensiero sul reddito di cittadinanza pur auspicandone dei correttivi.

Oggi, dunque, i dem non fanno parte di quei partiti che vorrebbero cancellare il reddito di cittadinanza, tuttavia va detto che nel centrosinistra non tutti la pensano così.

Italia Viva

Non è ancora chiaro se Italia Viva e Partito democratico correranno insieme per le elezioni 2022. Quel che è certo, è che Italia Viva sul reddito di cittadinanza ha le idee molto chiare: lo dimostra il fatto che il suo leader, Matteo Renzi, ha annunciato di voler raccogliere le firme per un referendum abrogativo del reddito di cittadinanza.

Matteo Renzi il reddito di cittadinanza lo ha sempre attaccato e non ha mai nascosto la sua intenzione di abolirlo così da utilizzarne le risorse per finanziare dei nuovi bonus assunzioni in grado di rilanciare il mercato del lavoro.

Vedremo se, in un’eventuale coalizione di centrosinistra, la sua proposta troverà dei consensi anche tra gli altri partiti.

Azione

Chi sicuramente sarebbe d’accordo con Matteo Renzi è Carlo Calenda di Azione. Solo pochi giorni fa questo ha definito il Rdc come una «iattura per il Mezzogiorno», attaccando anche il piano di potenziamento dei servizi pubblici per il lavoro che fu avviato dall’allora governo Lega-M5s. Secondo Calenda, infatti, sono le agenzie private a dover trovare lavoro, non i centri per l’impiego pubblici.

Movimento 5 stelle

Chi sicuramente non toccherà il reddito di cittadinanza è il Movimento 5 stelle. D’altronde, tra le ragioni che hanno portato Giuseppe Conte a togliere la fiducia al governo Draghi ci sono state proprio le minacce di revisione del reddito di cittadinanza.

«Non permetteremo che il reddito di cittadinanza venga smantellato», ha dichiarato qualche giorno fa il leader del Movimento 5 stelle, una mossa che tuttavia potrebbe essere stata un autogol.

Ad oggi, infatti, il Movimento 5 stelle sembra essere isolato e non sembrano esserci possibilità di coalizioni con gli altri schieramenti. Una decisione che ha tolto qualsiasi scudo protettivo al reddito di cittadinanza, e che, paradossalmente, potrebbe costare cara alla misura.

Iscriviti a Money.it