Perché la liquidità nei mercati è sempre meno correlata con la crescita azionaria?

Redazione Money Premium

30 Dicembre 2024 - 07:31

Un modello di Citi indica che una variazione di 100 miliardi nelle riserve della Fed incide sull’S&P 500. Nonostante una perdita attesa, il mercato ha registrato un forte rialzo nel 2024.

Perché la liquidità nei mercati è sempre meno correlata con la crescita azionaria?

Nel corso del 2024, una delle maggiori curiosità per gli osservatori dei mercati è stata l’impressionante crescita delle azioni globali, nonostante le politiche delle banche centrali mirate a drenare liquidità dal sistema finanziario.

Questo paradosso solleva una domanda cruciale: se la riduzione della liquidità non ha rappresentato un ostacolo significativo quest’anno, il suo possibile allentamento nel 2025 potrebbe trasformarsi in un potente stimolo?

Gli analisti prevedono un rallentamento della crescita economica globale, influenzato in parte dall’incertezza legata alle politiche commerciali degli Stati Uniti. Tuttavia, molte economie chiave come Cina, Europa e Canada si stanno preparando a un significativo allentamento delle politiche monetarie. Parallelamente, la Federal Reserve statunitense ha iniziato a ridurre i tassi di interesse e potrebbe concludere il programma di quantitative tightening (QT), che dal 2022 ha ridotto il suo bilancio di 2.000 miliardi di dollari.

In breve, il drenaggio di liquidità sembra destinato a terminare. Ma quanto questa inversione influenzerà i prezzi degli asset finanziari resta una questione complessa e dibattuta.

Storicamente, la liquidità è stata spesso misurata, anche se in modo approssimativo, dalla dimensione dei bilanci delle banche centrali, assumendo che bilanci più grandi, e in particolare riserve bancarie più elevate, si traducano in mercati azionari più solidi. Tuttavia, i dati del 2024 mettono in dubbio questa correlazione diretta.

Un modello elaborato da Citi suggerisce, ad esempio, che ogni variazione di 100 miliardi di dollari nelle riserve bancarie della Federal Reserve equivale a un movimento di circa l’1% nell’indice S&P 500. Ciò implicherebbe una perdita del 2% per Wall Street nel 2024, dato che le riserve sono diminuite di circa 200 miliardi di dollari. Tuttavia, l’S&P 500 è salito del 30% nello stesso periodo, mentre l’indice MSCI World ha registrato un aumento del 20%.

Questi dati sottolineano come la liquidità sia solo uno dei tanti fattori che influenzano i mercati finanziari. Crescita economica, geopolitica, tecnologia, utili aziendali, regolamentazioni, psicologia degli investitori e molte altre variabili possono incidere sull’andamento dei mercati.

Ciò non significa, però, che gli investitori possano ignorare del tutto i cambiamenti nella liquidità. Quando le riserve bancarie diventano troppo basse, come accaduto negli Stati Uniti nel 2019, i tassi dei mercati monetari possono aumentare vertiginosamente, alimentando timori di una stretta creditizia e spingendo gli investitori a liquidare asset rischiosi.

Al momento, le riserve bancarie negli Stati Uniti si attestano intorno a 3.200 miliardi di dollari, un livello considerato “abbondante” secondo i modelli della Federal Reserve di New York. Tuttavia, l’obiettivo della Fed è ridurle a un livello “ampio”, attraverso l’attuale politica di QT. Sebbene questa strategia non abbia finora avuto effetti rilevanti sui mercati, il 2025 potrebbe presentare nuove sfide.

Tra i fattori di rischio figurano il ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump, possibili tensioni legate al tetto del debito statunitense e il rischio che il fondo di riacquisto overnight della Fed (RRP) si prosciughi, segnalando la scomparsa di quella che alcuni funzionari della Fed considerano una proxy per la liquidità in eccesso.

Secondo gli analisti di Goldman Sachs, la Fed potrebbe concludere il QT nel secondo trimestre del 2025, se non prima. Anche altre banche centrali, come la Banca Centrale Europea e la Banca d’Inghilterra, hanno bilanci ridotti rispetto al loro PIL al livello più basso dal 2020, prima della pandemia.

David Zervos, capo strategist di mercato di Jefferies, ha predetto che la Fed terminerà il QT con un bilancio di circa 7.000 miliardi di dollari, l’attuale livello. Un bilancio così ampio rappresenta uno stimolo significativo per i mercati, in grado di sostenere utili, PIL nominale, profitti aziendali e valutazioni.

Anche senza un legame meccanico diretto tra liquidità e mercati, un bilancio “colossale” invia un segnale chiaro: le autorità monetarie intendono mantenere la liquidità a livelli stimolanti, supportando il mercato. Questa percezione di un aumento della liquidità – o della sua stabilità – potrebbe alimentare l’appetito per il rischio, offrendo ai mercati già in crescita un ulteriore impulso positivo nel 2025.