Qual è l’ETF più adatto per gli investitori retail che vogliono scommettere sull’oro? E cosa potrà accadere al bene rifugio per eccellenza nei prossimi mesi?
Money.it ha intervistato Patrick Kennedy, fondatore e managing partner di AllSource Investment Management, società americana di investment management e wealth management ed ex direttore della divisione Alternative Investments di Morgan Stanley, interpellato frequentemente da Bloomberg, Reuters e da Schwab Network.
Cosa è successo ai prezzi dell’oro e agli ETF sul metallo nell’ultimo mese
Il recupero dei prezzi dell’oro è sotto gli occhi di tutti: i futures sull’oro hanno guadagnato l’11% nell’arco di un mese, viaggiando attorno a $4.480.90 l’oncia (i contratti spot sono scambiati a $4.424,28 l’oncia.
A risollevare le quotazioni del bene rifugio per eccellenza la pubblicazione di alcuni dati USA, in particolare i Non Farm Payrolls di luglio che, a sorpresa, sono scesi di 23,000 unità, segnando un calo per la prima volta dal febbraio del 2026, secondo il Bureau of Labor Statistics.
Gli analisti avevano previsto un aumento delle buste paga di circa 83.000 unità.
La pubblicazione del report occupazionale USA - unita alle revisioni al ribasso dei numeri dei mesi precedenti - ha portato i mercati a scommettere con una probabilità del 65% circa su un nulla di fatto sui tassi USA da parte della Fed di Kevin Warsh, in occasione della prossima riunione della banca centrale, attesa per i prossimi 15-16 settembre. Le speculazioni su una Fed ferma sui tassi erano aumentate già dopo la pubblicazione del dato sull’inflazione degli States, che si era confermato in linea con le attese.
Oltre che ai prezzi dell’oro scambiati sul Comex, un’ottima performance è stata così registrata anche dall’ETF GDX VanEck Gold Miners, balzato di quasi il 29% nell’ultimo mese.
Lo stesso ETF rimane tuttavia in calo del 21% rispetto ai massimi testati a marzo.
In evidenza inoltre il trend dell’ETF GLDM, che è quello che, secondo Patrick Kennedy, fondatore e managing partner di AllSource Investment Management in Hartford, gli investitori retail dovrebbero scegliere.
Quest’ultimo ETF ha chiuso la sessione di ieri a quota 87,45 dollari ed è scattato del 10% nell’ultimo mese.
Kennedy ha riferito a Money.it di essere bullish sull’oro dal 2024, tanto da non essersi fatto impressionare dal sell off esploso nel primo semestre del 2026, ma di averlo interpretato, piuttosto, alla stregua di “una opportunità di acquisto”.
AllSource Investment Management ha deciso infatti di “acquistare e di incrementare la posizione su GLDM (SPDR Gold MiniShares Trust), in corrispondenza del minimo tecnico di luglio”.
E i mercati sembrano averle dato ragione se si considera che, dopo essere scivolato fino al 18% dal massimo degli ultimi 10 anni testato al di sopra di quota $5.300 l’oncia, agli inizi del 2026, l’oro ha chiuso venerdì scorso la settimana migliore dal mese di gennaio, mentre le azioni dei gruppi di estrazione del metallo hanno riportato il rally in cinque sedute più forte dal 2008.
ETF oro, perché GLDM è preferibile a GLD e IAU secondo Kennedy
Kennedy ha spiegato quanto sta accadendo al metallo prezioso anche e soprattutto in relazione a quelle che potrebbero essere le prossime manovre di politica monetaria della Fed, dunque le prossime decisioni sui tassi.
Non solo. Il fondatore di AllSource Investment Management ha presentato contestualmente gli ETF attraverso i quali gli investitori dovrebbero posizionarsi sul metallo prezioso:
“L’oro fisico rappresenta la posizione core, mentre le società minerarie offrono un’esposizione a leva al prezzo dell’oro. (L’ETF) GLDM ha un costo di 10 punti base, contro i 40 di GLD (SPDR Gold Shares, tra i principali ETF al mondo legati al prezzo dell’oro), e l’IAU (iShares Gold Trust, altro grande ETF che replica l’andamento dell’oro) si colloca nel mezzo con 25 punti base. GLDM è quindi il veicolo più conveniente per chi compra e detiene l’investimento, mentre l’GLD è più adatto a chi cerca liquidità e accesso alle opzioni. I miner sono un’altra cosa”.
Praticamente, secondo l’ex direttore della divisione Alternative Investments di Morgan Stanley, per la maggior parte degli investitori individuali, dovrebbe essere l’ETF GLDM quello con cui esporsi al metallo giallo.
Perché le società minerarie dovrebbero essere una posizione satellite, non core per gli investitori retail
Per quanto riguarda gli investimenti in miner, in questo caso specifico in società minerarie aurifere, l’approccio sarebbe giustificato secondo Kennedy dalla ricerca di un rendimento maggiore, a patto tuttavia che i risparmiatori capiscano che esiste il rischio di una maggiore volatilità e, in generale, un rischio maggiore.
In sintesi, “per la maggior parte degli investitori individuali, le società minerarie dovrebbero rappresentare una posizione satellite, non una posizione core”, ha precisato l’esperto a Money.it.
Prezzo dell’oro e Fed: il rally non è ancora una scommessa sui tagli dei tassi
Kennedy ha voluto fare poi una precisazione riguardo alla narrativa che sta circolando sulle prossime decisioni sui tassi sui fed funds che saranno adottate dal Presidente della banca centrale americana, Kevin Warsh.
Il fondatore e managing partner di AllSource Investment Management non è d’accordo con la view di diversi analisti e investitori, che stanno iniziando a guardare alla possibilità che la Federal Reserve torni addirittura a tagliare i tassi, dopo la pubblicazione (oltre che dei Non Farm Payrolls) dei dati apparentemente meno preoccupanti per l’inflazione, in quanto in linea con le previsioni (l’indice CPI è salito del 3,4% su base annua, a fronte di un’inflazione core avanzata del 2,5%):
“La mia considerazione principale è che questo non è, almeno per il momento, un trade (dell’oro) legato ai tagli dei tassi. La Fed ha mantenuto i tassi fermi al 3,50%-3,75% per tutto l’anno e fino alla pubblicazione dei dati sull’occupazione un rialzo a settembre era ancora concretamente sul tavolo”.
Certo, le probabilità di un rialzo a settembre sono scese ulteriormente dopo la pubblicazione dei Non Farm Payrolls.
Kennedy ha fatto notare tuttavia che “ciò che è davvero cambiato è che il rischio di coda legato a un rialzo dei tassi è uscito dal mercato, non che siano arrivati i tagli”.
Fare questa distinzione, ha aggiunto, “è importante quando ci si chiede se questo movimento abbia ancora spazio per continuare”.
La view sul prezzo dell’oro rimane in ogni caso positiva: il fondatore di AllSource Investment Management ha rimarcato che, a suo avviso, il sell off che ha colpito il metallo dopo l’inizio della guerra USA-Iran ha rappresentato “una pausa, non una inversione di tendenza”.
D’altronde, un dietrofront era anche naturale, visto che i prezzi dell’oro “erano più che raddoppiati tra la fine del 2023 e il record di gennaio”, a fronte di “un posizionamento sul metallo che era diventato molto esteso: era quindi necessario un processo di normalizzazione”.
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Oro, il rischio di errore della Fed può alimentare uno scenario di stagflazione
Detto questo, per Kennedy “nessuno dei fattori strutturali alla base del rialzo (delle quotazioni) è venuto meno. Anzi, alcuni driver si sono ulteriormente rafforzati”, anche se le minacce non mancano.
Intanto, “il Brent è vicino ai 90 dollari al barile, con lo Stretto di Hormuz ancora chiuso e l’Iran che continua a porre condizioni per la sua riapertura, mantenendo così elevati i rischi di inflazione futura, nonostante il rallentamento evidenziato dal dato di luglio”.
Inoltre, “i prezzi dell’energia sono aumentati di quasi il 15% su base annua”, alimentando i rischi di inflazione e la possibilità di tassi più elevati, un fattore che normalmente aumenta il costo-opportunità di detenere oro, ma che secondo Kennedy va letto anche alla luce del crescente rischio di un errore di politica monetaria e di stagflazione.
“Quello che credo che i mercati non stiano prezzando in modo corretto è il rischio di un errore di politica monetaria, in quanto siamo in presenza di un Presidente della Fed (Warsh), che segnala un contesto di tassi higher for longer a fronte di un mercato del lavoro che si sta indebolendo in modo evidente. E questo è uno scenario di stagflazione, in cui l’oro tende a performare di norma bene, in quanto i mercati iniziano a interrogarsi sulla capacità della Fed di centrare entrambi i target del suo mandato (massima occupazione e inflazione al 2%)”.
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Banche centrali e oro: la PBOC continua ad aumentare gli acquisti. E occhio ai flussi verso gli ETF
Per quanto riguarda gli altri fattori rialzisti, Kennedy ha ricordato che “le banche centrali non hanno mai smesso di comprare oro”.
Basti pensare che “la PBOC, la banca centrale cinese, ha acquistato 19,9 tonnellate a luglio, il dato mensile più elevato dall’ottobre 2023 e il 21° mese consecutivo di acquisti”.
Inoltre, anche i flussi in entrata sugli ETF sull’oro sono aumentati, salendo la scorsa settimana per cinque sessioni consecutive, testando il record in sei settimane: ciò significa che a entrare, secondo Patrick Kennedy, non sono stati solo gli investitori retail, ma anche quelli professionali.