Agosto è il mese più insidioso per le materie prime. Ecco cosa può accadere a petrolio, oro e gas

Gerardo Marciano

4 Agosto 2026 - 07:55

Oro, Brent e gas naturale affrontano agosto con segnali opposti. Stagionalità, rischi e previsioni degli analisti indicano dove può nascondersi la sorpresa.

Agosto è il mese più insidioso per le materie prime. Ecco cosa può accadere a petrolio, oro e gas

Agosto è uno dei mesi più insidiosi per chi segue le materie prime. La riduzione dei volumi, la minore liquidità e la maggiore sensibilità alle notizie possono amplificare movimenti che, in altri periodi dell’anno, avrebbero conseguenze più contenute. Nel comparto energetico entrano inoltre in gioco temperature, scorte, consumi elettrici e tensioni geopolitiche, mentre per l’oro diventano determinanti le aspettative sui tassi d’interesse e l’andamento del dollaro.

Osservare soltanto quanto accaduto nelle ultime settimane rischia però di restituire un’immagine incompleta. Un forte rialzo maturato a luglio non garantisce che la tendenza prosegua ad agosto, così come una correzione non implica necessariamente l’arrivo di un rimbalzo. La stagionalità permette di verificare quante volte, in passato, una materia prima sia salita durante lo stesso mese e con quale intensità.

Anche i dati storici devono tuttavia essere interpretati con prudenza. Una media positiva può essere sostenuta da pochi risultati eccezionali, mentre una percentuale elevata di mesi in rialzo può nascondere perdite molto più profonde dei guadagni. Il confronto tra oro, petrolio Brent e gas naturale deve quindi considerare frequenza dei rialzi, rendimento medio e mediano, volatilità, stabilità nel tempo e indicazioni più recenti degli analisti.

Come è stata misurata la stagionalità di agosto

L’analisi prende in considerazione le variazioni percentuali registrate dai future durante il mese di agosto. Per l’oro la serie comprende 51 osservazioni, dal 1975 al 2025. Per il Brent sono disponibili 38 mesi di agosto, dal 1988 al 2025, mentre per il gas naturale il campione è composto da 36 osservazioni, dal 1990 al 2025.

Il rendimento medio indica quale sarebbe stata, in media, la variazione della materia prima durante agosto. La mediana rappresenta invece il risultato centrale della distribuzione ed è meno condizionata dagli anni eccezionalmente positivi o negativi.

La frequenza positiva misura la percentuale di mesi conclusi in rialzo. La deviazione standard, infine, consente di valutare quanto i risultati siano dispersi intorno alla media. Più questo valore è elevato, minore è la capacità del rendimento medio di rappresentare un agosto tipico.

I test statistici non mostrano, per nessuna delle tre materie prime, un rendimento medio di agosto significativamente diverso da zero al livello di confidenza del 95%. In termini semplici, esistono alcune tendenze storiche, ma il solo arrivo di agosto non genera un vantaggio sistematico sufficientemente robusto da trasformarsi in una regola operativa.

Gas naturale: nove rialzi negli ultimi dieci agosto

Il gas naturale presenta la percentuale più elevata di mesi di agosto conclusi in rialzo. Dal 1990 al 2025 il future è salito in 22 casi su 36, pari al 61,1% delle osservazioni.

Il rendimento medio è stato del 2,51%, mentre la mediana raggiunge il 4,20%. Il fatto che la mediana sia superiore alla media dipende dalla presenza di alcune correzioni particolarmente profonde, capaci di penalizzare il risultato complessivo.

La caratteristica principale del gas naturale rimane però la volatilità. La deviazione standard dei rendimenti di agosto è pari al 17,29%, un livello molto superiore a quello registrato dall’oro e dal Brent.

Il migliore agosto della serie è stato quello del 2020, chiuso con un rialzo del 46,19%. Il risultato peggiore risale invece al 2001, quando la perdita raggiunse il 27,79%.

Nel 27,8% dei casi il guadagno mensile ha superato il 10%. La stessa percentuale delle osservazioni ha però prodotto una perdita superiore al 10%. Questa simmetria mostra con chiarezza come il gas naturale possa generare movimenti molto ampi in entrambe le direzioni.

Nei mesi positivi il rialzo medio è stato del 12,81%, mentre negli agosto negativi la perdita media è risultata pari al 13,67%. La maggiore frequenza dei rialzi viene quindi parzialmente compensata da ribassi mediamente più profondi.

Il dato più interessante emerge osservando gli ultimi dieci anni. Tra il 2016 e il 2025 il gas naturale ha chiuso agosto in rialzo nove volte su dieci, con un rendimento medio del 9,13%.

Il risultato è però influenzato dal balzo del 46,19% registrato nel 2020. Escludendo quell’anno eccezionale, la media del periodo scende intorno al 5%, restando comunque positiva.

La tendenza appare meno netta allargando l’orizzonte temporale. Negli ultimi vent’anni il rendimento medio di agosto è stato leggermente negativo, pari a circa lo 0,34%, con una frequenza positiva del 55%. La forza osservata nell’ultimo decennio non è quindi presente con la stessa intensità nell’intera serie storica.

Le previsioni indicano un potenziale superiore al 28%

Il future sul gas naturale ha terminato luglio 2026 a 2,787 dollari per milione di Btu, dopo una flessione mensile del 12,74%. La correzione ha riportato le quotazioni sensibilmente al di sotto delle principali previsioni formulate per la seconda parte dell’anno.

Nella revisione pubblicata l’8 luglio, Bank of America ha alzato la propria previsione media per il gas naturale nella seconda metà del 2026 da 3,60 a 3,80 dollari per milione di Btu.

Rispetto alla quotazione di 2,787 dollari registrata il 31 luglio, la stima implica uno scostamento positivo del 36,3%.

Anche le proiezioni diffuse il 7 luglio dalla Energy Information Administration indicano prezzi superiori ai livelli di fine mese. L’agenzia statunitense prevede per il quarto trimestre del 2026 una quotazione media di 3,57 dollari per milione di Btu, superiore del 28,1% rispetto al valore di riferimento del 31 luglio.

Queste indicazioni non rappresentano obiettivi puntuali per la conclusione di agosto. Si tratta di prezzi medi previsti su periodi più lunghi. La distanza rispetto alle quotazioni correnti segnala comunque che Bank of America e la Energy Information Administration considerano i valori raggiunti alla fine di luglio relativamente depressi rispetto alle condizioni attese nella seconda parte dell’anno.

Il potenziale recupero è sostenuto dalla crescita della domanda destinata alla produzione elettrica e dagli elevati flussi verso gli impianti di esportazione di gas naturale liquefatto. A frenare le quotazioni restano invece la produzione abbondante e scorte ancora superiori alla media degli ultimi cinque anni.

Oro: meno esplosivo, ma più regolare

L’oro presenta una configurazione meno spettacolare rispetto a quella del gas naturale, ma statisticamente più equilibrata. Nei 51 mesi di agosto osservati dal 1975 al 2025, il future ha chiuso in rialzo 28 volte, pari al 54,9% del campione.

Il rendimento medio è stato dello 0,94%, con una mediana dello 0,38%. La deviazione standard è pari al 5,07%, meno di un terzo rispetto a quella registrata dal gas naturale.

Il migliore agosto della serie storica è stato quello del 1982, con un progresso del 17,72%. Il peggiore risale al 1976, quando la perdita raggiunse il 9,63%.

In nessuno dei 51 anni considerati il ribasso è stato superiore al 10%. Soltanto il 7,8% degli agosto ha prodotto una perdita maggiore del 5%, mentre nel 15,7% dei casi il guadagno ha superato il 5%.

Nei mesi positivi il rendimento medio è stato del 4,22%; negli agosto negativi la perdita media si è fermata al 3,04%. Il rapporto tra guadagno medio e perdita media è quindi pari a circa 1,38.

Pur non mostrando una frequenza di rialzo particolarmente elevata, l’oro ha storicamente compensato la possibilità di chiudere agosto in negativo con guadagni mediamente più ampi delle perdite.

La stagionalità si mantiene relativamente stabile anche modificando l’orizzonte temporale. Negli ultimi vent’anni il rendimento medio di agosto è stato dell’1,59%, con il 60% di mesi positivi. Negli ultimi dieci anni la media si è attestata all’1,05%, anche se la frequenza positiva è scesa al 50%.

Reuters e Bank of America restano sopra i prezzi di luglio

Il future sull’oro ha chiuso luglio 2026 in area 4.107 dollari l’oncia, con un progresso mensile dell’1,70%.

Il sondaggio Reuters pubblicato il 28 luglio, realizzato coinvolgendo 29 analisti e operatori, indica per il 2026 un prezzo medio atteso di 4.509 dollari l’oncia. Rispetto alla quotazione di 4.107 dollari utilizzata come riferimento al 31 luglio, la previsione presenta uno scostamento positivo del 9,8%.

Bank of America, nella revisione pubblicata l’8 luglio, ha invece ridotto la propria previsione media per il 2026 a 4.360 dollari l’oncia. Anche dopo il taglio, il valore resta superiore del 6,2% rispetto alla quotazione di fine luglio.

Le stime sono state ridimensionate perché l’aumento delle pressioni inflazionistiche e il rischio di una politica monetaria più restrittiva potrebbero mantenere elevati i rendimenti obbligazionari, riducendo l’attrattività di un’attività che non distribuisce interessi.

La domanda delle banche centrali, i timori sulla sostenibilità dei debiti pubblici e le tensioni geopolitiche continuano però a rappresentare importanti fattori di sostegno.

L’oro non presenta quindi il segnale stagionale più forte, ma offre il migliore equilibrio tra rendimento medio, contenimento delle perdite e stabilità dei risultati.

Brent: la media storica è positiva, ma il segnale recente è peggiorato

Il petrolio Brent ha chiuso agosto in rialzo 20 volte su 38, con una frequenza positiva del 52,6%. Il rendimento medio è stato dell’1,65%, mentre la mediana si è fermata allo 0,89%.

La deviazione standard è pari all’8,79%, superiore a quella dell’oro ma nettamente inferiore a quella del gas naturale.

Il migliore risultato risale al 1990, quando il Brent guadagnò il 34,83%. Il peggiore agosto è stato quello del 1994, con una flessione del 12,64%.

L’anno 1990 esercita un’influenza importante sulla media complessiva. Eliminando quel singolo risultato, il rendimento medio di agosto scende dall’1,65% allo 0,75%. Anche una media calcolata riducendo il peso degli eventi estremi si colloca intorno allo 0,8%.

Nei mesi positivi il Brent ha guadagnato mediamente il 7,80%, mentre negli agosto negativi ha perso il 5,20%. Il rapporto tra rialzo medio e ribasso medio, pari a circa 1,50, è il migliore tra le tre materie prime.

Il problema riguarda la stabilità temporale. Negli ultimi vent’anni il rendimento medio di agosto è stato negativo per l’1,23%, con soltanto il 40% di mesi chiusi in rialzo. Negli ultimi dieci anni la media è stata del -1,26%.

La debolezza è diventata ancora più evidente nel periodo recente. Dal 2021 al 2025 il Brent ha chiuso agosto in perdita in quattro anni su cinque, registrando una variazione media negativa del 4,24%.

Un luglio da +23,59% complica lo scenario

Il dato stagionale deve essere valutato alla luce del movimento maturato nel mese precedente. Il Brent ha concluso luglio 2026 a 90,12 dollari al barile, con un rialzo mensile del 23,59%.

Una parte rilevante del premio geopolitico legato alle interruzioni delle rotte energetiche e ai timori per le forniture appare quindi già incorporata nei prezzi.

Il sondaggio Reuters pubblicato il 31 luglio, condotto tra 31 economisti e analisti, indica per il Brent un prezzo medio di 85,22 dollari al barile nel 2026.

Rispetto alla quotazione di 90,12 dollari registrata alla fine di luglio, la previsione presenta uno scostamento negativo del 5,4%.

L’outlook di luglio di S&P Global Market Intelligence indica invece un prezzo medio di 87 dollari al barile per il 2026. Anche questa previsione è inferiore ai livelli di fine luglio, con una distanza negativa del 3,5% rispetto ai 90,12 dollari utilizzati come base di confronto.

Non si tratta necessariamente di indicazioni ribassiste per le singole sedute di agosto. Essendo medie annuali, le previsioni possono risultare inferiori alla quotazione corrente anche in presenza di nuovi rialzi temporanei.

Segnalano però che, nello scenario centrale, gli analisti consultati da Reuters e S&P Global Market Intelligence non considerano i prezzi vicini a 90 dollari facilmente sostenibili per tutto il resto dell’anno.

Un aggravamento delle tensioni geopolitiche e nuove limitazioni ai transiti marittimi potrebbero spingere il Brent oltre i livelli attuali. Un miglioramento della situazione internazionale, al contrario, potrebbe determinare una rapida riduzione del premio incorporato nelle quotazioni.

Quale materia prima può sorprendere ad agosto

Nessuna delle tre materie prime mostra una stagionalità sufficientemente forte da poter essere utilizzata da sola come segnale operativo.

Il gas naturale presenta la maggiore frequenza storica di rialzi e il risultato più convincente nell’ultimo decennio. È anche la materia prima per la quale le previsioni della seconda parte del 2026 risultano più distanti dalle quotazioni correnti.

Questo potenziale è però accompagnato da una volatilità molto elevata. L’escursione media tra massimo e minimo durante agosto è stata vicina al 24%, mentre guadagni e perdite superiori al 10% si sono verificati con la stessa frequenza.

L’oro offre un rendimento storico più contenuto, ma mostra perdite meno profonde, una volatilità inferiore e un rapporto favorevole tra rialzo medio e ribasso medio. Le previsioni formulate nel mese di luglio restano superiori alle quotazioni di fine mese, pur dopo alcune revisioni al ribasso.

Il Brent presenta il quadro più complesso. La media storica di agosto è positiva e il rapporto tra guadagni e perdite è favorevole, ma i risultati degli ultimi vent’anni sono peggiorati. Il forte aumento registrato a luglio ha inoltre portato il prezzo sopra le principali medie previste per il 2026.

Per valutare il mese di agosto è quindi opportuno non limitarsi alla direzione media storica. Sul gas naturale diventano centrali temperature, produzione, flussi verso gli impianti LNG e dati sulle scorte. Per l’oro occorre seguire rendimenti obbligazionari, dollaro e aspettative sulla politica monetaria. Per il Brent il fattore dominante resta l’evoluzione delle tensioni geopolitiche e la capacità del mercato di garantire la continuità delle forniture.

La stagionalità può aiutare a definire uno scenario di partenza, ma non sostituisce il controllo del rischio. L’oro appare statisticamente più equilibrato, il gas naturale offre il maggiore potenziale accompagnato dal rischio più elevato, mentre il Brent entra in agosto con quotazioni già condizionate dal forte rialzo di luglio.