Terre rare, l’arma della Cina si sta indebolendo? Le 3 aziende che sfidano Pechino

Gerardo Marciano

4 Agosto 2026 - 15:44

La Cina domina ancora le terre rare, ma Lynas, MP Materials e Solvay stanno costruendo filiere alternative. Il monopolio perde forza, ma non il potere.

Terre rare, l’arma della Cina si sta indebolendo? Le 3 aziende che sfidano Pechino

Per anni una parte decisiva dell’industria mondiale ha accettato una dipendenza che sembrava difficile da evitare. Finché le forniture sono rimaste abbondanti e i prezzi competitivi, il problema è apparso soprattutto teorico. Poi gli equilibri hanno iniziato a cambiare.

Quando una materia prima diventa uno strumento di pressione politica, il suo valore non dipende più soltanto dalla scarsità o dalla domanda industriale. Entrano in gioco la sicurezza degli approvvigionamenti, la continuità produttiva e la capacità dei governi di sostenere attività che, in condizioni normali, potrebbero non risultare economicamente convenienti.

È qui che nasce un paradosso. Più un paese utilizza il proprio predominio per ottenere vantaggi immediati, più incentiva clienti e concorrenti a costruire alternative. Il processo può durare anni, ma una volta avviato tende a modificare profondamente la struttura del mercato.

Perché le terre rare sono diventate strategiche

Le terre rare comprendono 17 elementi utilizzati in numerose applicazioni industriali. Il loro peso strategico è particolarmente elevato nella produzione dei magneti permanenti, impiegati nei motori elettrici, nelle turbine eoliche, nei sistemi aerospaziali, nell’automazione industriale, nei data center, nelle apparecchiature medicali e nelle tecnologie militari.

I magneti al neodimio-ferro-boro utilizzano principalmente neodimio e praseodimio. In alcune applicazioni vengono aggiunti disprosio e terbio, necessari per mantenere le prestazioni alle alte temperature. Questi materiali rappresentano una componente essenziale di prodotti industriali dal valore molto superiore rispetto a quello delle materie prime impiegate.

La vulnerabilità nasce proprio da questo squilibrio. Una quantità relativamente limitata di terre rare può condizionare la produzione di automobili, turbine, robot, sistemi elettronici e componenti per la difesa. Un’interruzione delle forniture può quindi avere conseguenze molto più ampie rispetto al valore economico del materiale bloccato.

Il predominio cinese non riguarda soltanto le miniere

La Cina rappresenta circa il 60% dell’estrazione mondiale delle terre rare utilizzate nei magneti. La sua posizione diventa però ancora più dominante nelle fasi successive della filiera.

La quota cinese è stimata intorno al 91% nella separazione e raffinazione e raggiunge circa il 94% nella produzione dei magneti permanenti sinterizzati. Il principale vantaggio competitivo di Pechino non consiste quindi esclusivamente nella disponibilità dei giacimenti.

La vera barriera all’ingresso è industriale. Le terre rare devono essere separate attraverso processi chimici complessi, trasformate in ossidi, metalli e leghe e successivamente utilizzate per produrre magneti con caratteristiche costanti e conformi alle specifiche richieste dai clienti.

Aprire una miniera in Australia, Brasile, Africa o Stati Uniti non significa automaticamente creare una filiera indipendente. Il concentrato estratto può continuare a essere inviato in Cina per le lavorazioni successive. In questo caso il principale collo di bottiglia rimane sostanzialmente invariato.

Le restrizioni hanno mostrato la forza di Pechino

I controlli introdotti dalla Cina sulle esportazioni di alcune terre rare pesanti, dei relativi composti e di determinati magneti hanno avuto effetti rapidi.

Le spedizioni sono diminuite e alcune imprese automobilistiche statunitensi ed europee hanno dovuto ridurre l’attività o sospendere temporaneamente parte della produzione. I flussi sono poi ripresi attraverso il rilascio delle licenze, ma con tempi, quantità e condizioni meno prevedibili.

Le conseguenze si sono riflesse anche sui prezzi. Disprosio e terbio commercializzati fuori dalla Cina hanno raggiunto in alcuni periodi valori molto superiori rispetto alle quotazioni del mercato interno cinese.

Il premio pagato dagli acquirenti non riflette soltanto la scarsità. Incorpora anche il valore attribuito a una fornitura non direttamente dipendente dalle autorizzazioni di Pechino.

L’efficacia dell’arma cinese resta quindi elevata nel breve periodo. Il settore automobilistico, l’elettronica, la difesa, l’aerospazio e le infrastrutture digitali possono subire conseguenze rilevanti anche in presenza di interruzioni relativamente brevi.

Perché questa leva potrebbe indebolirsi

Il principale limite delle restrizioni è rappresentato dalla reazione che esse provocano.

Quando le forniture vengono utilizzate come strumento geopolitico, la costruzione di capacità alternative diventa una priorità strategica. Attività considerate troppo costose possono ottenere finanziamenti pubblici, contratti di lungo periodo, garanzie sui prezzi e impegni di acquisto.

La sicurezza della filiera assume così un valore autonomo. Le imprese iniziano ad accettare costi superiori pur di ridurre il rischio di interruzioni. I governi intervengono per evitare che i nuovi produttori vengano espulsi dal mercato da una successiva riduzione dei prezzi.

Questo meccanismo si era già manifestato dopo la crisi del 2010 tra Cina e Giappone. Tokyo sostenne nuovi fornitori, favorì il riciclo e incentivò tecnologie capaci di utilizzare quantità inferiori di terre rare. Negli anni successivi la domanda giapponese si ridusse sensibilmente rispetto ai livelli precedenti.

La diversificazione odierna segue una logica simile, ma coinvolge un numero molto più ampio di paesi e imprese.

Lynas Rare Earths e la filiera tra Australia e Malaysia

Lynas Rare Earths è uno dei principali produttori di terre rare al di fuori della Cina. La società estrae il minerale a Mt Weld, in Australia occidentale, e lo lavora attraverso impianti situati in Australia e Malaysia.

Il gruppo ha progressivamente esteso la propria attività dalla produzione di terre rare leggere alla separazione di disprosio e terbio. Si tratta di un passaggio rilevante perché queste due terre rare pesanti rappresentano alcuni dei punti più vulnerabili della filiera occidentale.

La Malaysia ha rinnovato per dieci anni la licenza operativa dello stabilimento Lynas, riducendo l’incertezza sulla continuità delle attività. La società ha inoltre avviato un progetto con un partner sudcoreano per realizzare una fabbrica di magneti permanenti con una capacità prevista di 3.000 tonnellate annue.

L’obiettivo industriale è passare dalla semplice produzione di ossidi separati a una partecipazione più ampia nella filiera dei magneti. È proprio in questa fase finale che il divario con la Cina rimane maggiore.

Negli ultimi tre mesi, diverse case d’affari hanno mantenuto una valutazione positiva sul titolo, pur riducendo alcuni prezzi obiettivo.

Il 23 luglio JPMorgan ha confermato il giudizio Buy e abbassato il target price da 22 a 18,50 dollari australiani. Rispetto alla quotazione di 15,04 dollari australiani rilevata il 4 agosto 2026, il prezzo obiettivo era superiore del 23,0%.

Nella stessa giornata UBS ha mantenuto Buy, portando il target da 23,45 a 22,75 dollari australiani. La differenza rispetto alla quotazione di riferimento era pari al 51,3%.

Il 6 luglio Jefferies ha confermato Buy e ridotto l’obiettivo da 25,50 a 22 dollari australiani, valore superiore del 46,3% rispetto ai 15,04 dollari australiani del 4 agosto.

Il mantenimento di giudizi favorevoli insieme alla riduzione dei target segnala un orientamento articolato. Le case d’affari riconoscono il ruolo strategico di Lynas, ma considerano anche i costi degli ampliamenti, i tempi di avviamento e la volatilità dei prezzi delle terre rare.

I target price rappresentano valutazioni elaborate sulla base di ipotesi formulate dalle singole case d’affari. Non costituiscono prezzi che il titolo sia destinato a raggiungere né indicazioni rivolte al singolo investitore.

MP Materials costruisce una filiera statunitense

MP Materials gestisce Mountain Pass, in California, uno dei principali giacimenti di terre rare dell’emisfero occidentale.

La società sta cercando di trasformarsi da produttore minerario in gruppo integrato. Il progetto comprende l’estrazione, la separazione, la raffinazione e la produzione dei magneti negli Stati Uniti.

A Mountain Pass è in fase di sviluppo un impianto destinato alla separazione delle terre rare pesanti. La capacità iniziale prevista per disprosio e terbio è di circa 200 tonnellate annue.

In Texas, MP Materials ha avviato la produzione di magneti e sta realizzando un nuovo polo industriale. Una volta completati gli ampliamenti, la capacità complessiva dovrebbe raggiungere 10.000 tonnellate annue.

Il progetto è sostenuto da un accordo con il Dipartimento della Difesa statunitense. La struttura comprende investimenti pubblici, finanziamenti, prezzi minimi e impegni di acquisto.

Queste misure hanno l’obiettivo di proteggere la nuova filiera dal rischi che una caduta dei prezzi renda economicamente insostenibili gli impianti statunitensi. Senza garanzie di lungo periodo, i produttori alternativi potrebbero trovarsi in difficoltà dopo avere sostenuto costi elevati per costruire nuove capacità.

Anche le raccomandazioni pubblicate negli ultimi tre mesi risultano prevalentemente favorevoli, ma devono essere lette alla luce dell’elevata volatilità del titolo.

Il 29 luglio JPMorgan ha mantenuto Buy e ridotto il target price da 75 a 60 dollari. Rispetto alla chiusura di 43,85 dollari del 3 agosto 2026, il prezzo obiettivo risultava superiore del 36,8%.

Il 16 luglio Barclays ha confermato Buy e abbassato il target da 69 a 65 dollari, con una differenza positiva del 48,2%.

L’8 luglio Morgan Stanley ha mantenuto Buy e aumentato il prezzo obiettivo da 70 a 71,50 dollari. La distanza rispetto alla quotazione di riferimento era del 63,1%.

Il 22 giugno BofA Securities aveva confermato Buy con un target di 85 dollari, superiore del 93,8% rispetto ai 43,85 dollari utilizzati come base di confronto.

Il primo giugno Needham aveva avviato la copertura con Buy e un obiettivo di 81 dollari, superiore dell’84,7%.

Le ampie differenze percentuali riflettono anche la volatilità del titolo e la distanza tra la quotazione e i valori raggiunti in precedenza. I tagli apportati da JPMorgan e Barclays mostrano inoltre che un orientamento positivo non elimina i dubbi sui tempi di realizzazione, sui costi e sull’effettivo avviamento commerciale dei nuovi impianti.

Solvay e il nodo europeo della raffinazione

In Europa, uno dei progetti più avanzati si trova nello stabilimento Solvay di La Rochelle, in Francia.

L’impianto dispone di competenze nella separazione delle terre rare ed è uno dei pochi siti europei potenzialmente in grado di lavorare sia elementi leggeri sia pesanti su scala industriale.

La società ha sottoscritto un’intesa per ricevere dal Brasile materie prime contenenti neodimio, praseodimio, disprosio e terbio. Le forniture dovrebbero contribuire a ridurre la dipendenza da materiali collegati alla filiera cinese.

Solvay punta ad avviare la separazione industriale di disprosio e terbio e mantiene l’obiettivo di coprire entro il 2030 una parte significativa del fabbisogno europeo di materiali destinati ai magneti.

Il progetto resta condizionato alla disponibilità delle materie prime, alla conclusione degli accordi definitivi e alla capacità di garantire una produzione industriale regolare.

Nel caso di Solvay, i giudizi delle case d’affari riguardano l’intero gruppo chimico e non esclusivamente le attività nelle terre rare.

Il 31 luglio Berenberg ha mantenuto Sell e ridotto il target da 25 a 24,50 euro. Rispetto alla quotazione di 26,56 euro del 31 luglio 2026, il prezzo obiettivo risultava inferiore del 7,8%.

Il 20 luglio Morgan Stanley ha confermato Sell, aumentando il target da 21 a 23 euro. Il nuovo valore rimaneva inferiore del 13,4%.

Il 17 luglio Bernstein SocGen Group ha mantenuto Hold e ridotto il target da 26,60 a 26,20 euro, con una differenza negativa dell’1,4%.

L’8 luglio Kepler Cheuvreux ha confermato Buy e abbassato il prezzo obiettivo da 32 a 29 euro. Il target era superiore del 9,2% rispetto alla quotazione di riferimento.

Il 10 giugno Deutsche Bank aveva migliorato il giudizio a Hold, aumentando il target da 23,50 a 26 euro. Il valore risultava inferiore del 2,1% rispetto alla chiusura del 31 luglio.

La prudenza degli analisti non contraddice necessariamente il valore strategico dello stabilimento di La Rochelle. Solvay opera in numerosi comparti chimici e la valutazione complessiva dipende anche dalla domanda industriale, dai costi energetici, dalla redditività delle altre attività e dall’andamento generale del settore.

Il problema dei costi

La diversificazione delle terre rare non è soltanto una questione tecnologica. È anche un problema economico.

Gli impianti costruiti fuori dalla Cina devono sostenere costi più elevati, iter autorizzativi più lunghi, requisiti ambientali più severi e dimensioni produttive generalmente inferiori.

Esiste inoltre uno squilibrio nella composizione dei giacimenti. Le terre rare più richieste vengono estratte insieme a materiali meno remunerativi, come cerio e lantanio. Un impianto può produrre quantità limitate di disprosio o terbio e trovarsi contemporaneamente con volumi elevati di altri elementi più difficili da collocare.

Una nuova filiera non può quindi basarsi soltanto sulla crescita dei prezzi durante le fasi di emergenza. Deve essere in grado di sopravvivere anche quando le forniture tornano regolari e le quotazioni scendono.

Per questa ragione i governi stanno utilizzando prezzi minimi, finanziamenti pubblici, contratti pluriennali e impegni di acquisto. La continuità di questi strumenti sarà decisiva per evitare che gli impianti alternativi vengano ridimensionati dopo la fine della crisi.

Il ruolo del riciclo e dell’innovazione

La dipendenza può essere ridotta anche attraverso un uso più efficiente delle risorse.

Le imprese possono diminuire la quantità di disprosio e terbio impiegata nei magneti, sviluppare tecnologie differenti o progettare motori che richiedano quantità inferiori di terre rare.

Il riciclo rappresenta un’altra possibilità. Veicoli elettrici, turbine eoliche e apparecchiature industriali contengono magneti che, al termine della vita utile, possono diventare una fonte secondaria di materiali.

Il potenziale è significativo, ma i tempi restano lunghi. Molti dei prodotti oggi in funzione non hanno ancora raggiunto la fine del ciclo operativo. Servono inoltre sistemi di raccolta, impianti specializzati e processi capaci di recuperare materiali con caratteristiche adeguate alla produzione di nuovi magneti.

La leva cinese resta forte, ma meno assoluta

La Cina conserva una posizione dominante nella raffinazione e nella produzione dei magneti. Nel breve periodo, le restrizioni possono ancora provocare aumenti dei prezzi, interruzioni produttive e difficoltà per interi settori industriali.

La situazione è però diversa rispetto a quindici anni fa. Lynas ha costruito una produzione commerciale esterna alla Cina, MP Materials sta sviluppando una filiera integrata negli Stati Uniti e Solvay prepara in Europa la separazione industriale delle terre rare pesanti.

A queste iniziative si aggiungono nuovi progetti in Australia, Brasile, Africa, Malaysia e altri paesi. La dipendenza non sta scomparendo, ma il monopolio cinese diventa progressivamente meno assoluto.

La vera incognita riguarda la capacità dei governi occidentali di mantenere il sostegno nel tempo. Miniere, impianti chimici e fabbriche di magneti richiedono molti anni per entrare pienamente in funzione. Politiche discontinue rischierebbero di interrompere il processo prima che le nuove filiere raggiungano una dimensione sostenibile.

Gli elementi da seguire nei prossimi anni

Per valutare l’effettiva evoluzione del settore non sarà sufficiente contare gli annunci o i progetti approvati.

Saranno determinanti l’avvio concreto degli impianti, la qualità dei materiali prodotti, la qualificazione presso i clienti industriali, la continuità delle forniture e la capacità di mantenere costi compatibili con il mercato.

Anche i giudizi degli analisti devono essere interpretati nel loro contesto. Lynas e MP Materials presentano un’esposizione diretta alla costruzione di filiere alternative, ma anche ai rischi di esecuzione e alla volatilità dei prezzi. Per Solvay le terre rare rappresentano invece una componente di un gruppo industriale molto più diversificato.

La conclusione più equilibrata è che l’arma cinese stia perdendo parte della propria forza nel lungo periodo, proprio perché il suo utilizzo accelera la costruzione di alternative. Nel breve termine, tuttavia, Pechino conserva ancora la capacità di condizionare settori industriali strategici.